<div <div <div <div <body

I tesori della Biblioteca

Per la sua storia plurisecolare, la Biblioteca di Montevergine custodisce un patrimono archivistico e librario di grande rilievo e pregio. Nelle sue sale sono infatti gelosamente custoditi ventuno codici, tra i quali spicca -e non poteva naturalmente mancare!- la Legenda de vita ed obitu Sancti Guilielmi, un manoscritto latino del secolo XIII in scrittura beneventana su due colonne: è la legenda, cioè il ristretto della vita del fondatore, San Guglielmo, scritto da più autori, per lo più anonimi, ma tutti sicuramente discepoli del santo, del quale hanno fatto a gara a narrare le gesta e a celebrarne i prodigiosi miracoli; il Breviarum ordinis cistercensium, un manoscritto latino del secolo XIV in scrittura gotica riguardante un lezionario monastico cirstencense; il Breviarum ordinis S. Benedicti, manoscritto latino del secolo XIV, in scrittura gotica su due colonne; lo Psalterium Davidis, un manoscritto latino del secolo XV in scrittura umanistica.

Notevole è inoltre il fondo di manoscritti figurati, tra cui numerose sono le "platee" (descrizioni elencate e ragionate di beni, edifici, pertinenze territoriali), per lo più risalenti al secolo XVIII, quando un agrimensore beneventano, Bartolomeo Cocchi, ricevé l’incarico di censire tutti i possedimento dell’Abbazia di Montevergine.

Nel gruppo degli incunaboli fanno bella mostra di sé l’editio princeps dei Sermones quadragesimales de poenitentia di Roberto Caracciolo (Venezia, Franz Renner, 1472), una Biblia in latino (Vicenza, Leonhard Achates, 1476), l’editio princeps del Repertorium super omnibus lecturis suis di Bartolo da Sassoferrato (Napoli, Sixtus Riessinger e Francesco Del Tuppo, 1477); la famosa Interpretatio in quatuor libros sententiarum divi Bonaventurae (Magonza e Metz, 1490) di Stefano Brulefer; le Horae Beatae Mariae Virginis ad usum Ecclesiae  Romanae  (Parigi,  Philippe  Pigouchet,  ed.  Simon, 1498). Cliccando qui è possibile consultare un inventario dei codici, manoscritti e incunabuli posseduti dalla Biblioteca.

Nutrita è anche la presenza delle edizioni del XVI secolo; spiccano Tertium opus sancti Bernardini de Senis ordinis fratrum minorum de obseruantia di San Bernardino da Siena (Lione, Jean Diamantiers, 1501), i Sermones aurei atque subtiles de tempore & de sanctis di San Bonaventura da Bagnoregio (Basilea, Jakob Wolff di Pforzheim, 1502), l’Opus aureum sancti Thomae de Aquino super quattuor euangelia di San Tommaso d’Aquino (Venezia, Boneto Locatello, ed. Ottaviano Scoto, 1506); sempre di San Tommaso d’Aquino, gli Opuscula sancti Thome (Venezia, Giacomo Penzio de Leuco, ed. Pietro Liechtenstein, 1508).

Inoltre, meritano una breve citazione per lo meno due delle “cinquecentine” relative più specificamente a Montevergine, e cioè la Vita, et obitus sanctissimi confessoris Guilielmi Vercellensis di Felice Renda (Neapoli, apud Io. Donatum Celetum, 1581), il quale è colui che, nel pubblicare una prima edizione della Legenda, fissa l’anno di nascita di San Guglielmo da Vercelli al 1085, data accettata poi dagli storici verginiani successivi; e La vera istoria dell’origine e delle cose notabili di Montevergine, ove prima si descrive la vita di San Guglielmo… e quelle di Sant’Amato vescovo di Nusco, e di San Donato monaco (Napoli, appresso Horatio Salviani e Cesare Cesari, 1585), di Vincenzo Verace, che dedica una parte consistente alla prodigiosa immagine della Madonna di Montevergine. A proposito di questa icona, la cui venerazione non conosce soste, non solo nell’immaginario religioso collettivo, la tradizione storica verginiana ha tramandato la leggenda secondo cui a dipingerla sia stato San Luca Evangelista, e poi pervenuta a Montevergine a seguito di alterne vicende dopo la fine delle Crociate; molto più verosimile sembra l’ipotesi, ricostruita in occasione di una recente mostra documentaria sui documenti della cancelleria angioina allestita presso la Biblioteca di Montevergine, secondo cui il pittore Montano d’Arezzo, cui Carlo II d’Angiò aveva commissionato l’affresco di una cappella a Napoli e di una a Montevergine, trovò una tavola bizantina (che aveva fatto parte della dote della prima moglie di Filippo di Taranto, primogenito di Carlo) e la rimaneggiò in maniera consistente per compiacere l’illustre committente. Il famoso quadro della Madonna di Montevergine può dunque essere ascritto al catalogo organico di Montano d’Arezzo, pittore poco noto e sconosciuto al Vasari nelle sue Vite, ma la cui presenza ed il cui lavoro per la Corte angioina tra la fine del 1200 e l’inizio del 1300 sono abbondantemente testimoniati nei documenti dell’archivio di Montevergine. Forte delle sue 1532 “cinquecentine”, la Biblioteca di Montevergine partecipa al censimento nazionale delle edizioni del XVI secolo in corso presso l’Istituto centrale per il catalogo unico di Roma.

Il patrimonio librario della Biblioteca di Montevergine si completa, infine, con circa duecentomila volumi di opere dei secoli XVII, XVIII, XIX e XX e di materiale di editoria corrente. La materia prevalente in quest’ultimo settore è naturalmente quella religiosa, ovvero teologia, biblica, agiografia, storia della chiesa, storia dei padri, ecc.; ma rilevanti sono anche la storia, la filosofia, la letteratura, italiana e straniera, la narrativa. E non mancano neanche settori tutto sommato atipici per una biblioteca di tipo ecclesiastico, quali matematica, informatica, scienze in genere. La scelta dei nuovi acquisti si orienta, com’è evidente, verso l’incremento di quei settori già presenti in mondo consistente oppure verso l’acquisizione di repertori bibliografici che aiutino lo studio delle opere rare e di pregio in possesso della biblioteca, consentendone dunque una valorizzazione adeguata.