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Biblioteca Galdi (1936)*

«Il 15 maggio 1936 moriva il prof. Marco Galdi, ordinario di lingua e letteratura latina alla Università di Napoli.
Ciro e Raffaele Galdi, interpretando i comuni sentimenti degli eredi, hanno voluto ricordarne la memoria donando alla Biblioteca di Montevergine il cospicuo complesso bibliografico ancora conservato nel palazzo di Preggiato.

Uno sguardo generale ai tremila volumi permette di delineare la figura del prof. Galdi non solo nella sua gigantesca statura di studioso, ma anche di inquadrarlo nell'ambiente culturale della sua nobile famiglia.
Il primo sforzo del ramo Galdi, stabilitosi a Preggiato, civettuola borgata di Cava dei Tirreni, fu quello di crearsi una solida posizione economica. Nei documenti ufficiali della famiglia, fino a tutto il Settecento, si legge "di professione possidente, proprietario".

La vita culturale si inizia con la carriera ecclesiastica intrapresa dal giovane Fiore Galdi nel 1754. Questi fu prima rettore della chiesetta del paese natio, poi parroco di Marcianise, di Limatola ed infine canonico tesoriere della Cattedrale dei Cava dei Tirreni. L'impronta di questo capostipite si riscontra nella solida pietà religiosa e seria formazione culturale delle nuove generazioni, le quali hanno familiarità col libro, si procurano specifici titoli accademici ed i dottori di fisica, medicina, giurisprudenza e lettere, si susseguono ininterrottamente.

Questo giustifica la varietà dei libri donati e contemporaneamente ne mette in evidenza le lacune. Lacune dovute non certo alla poca generosità del donatore, ma al fatto che alcuni fondi bibliografici furono ereditati da altre persone. E queste, purtroppo, non hanno avuto la fortuna di imbattersi in un umanista quale è il dottor Giovanni Valente, il quale potesse loro suggerire il modo migliore di utilizzare il patrimonio culturale di colui che lo raccolse.
I cinquecento volumi di scenze religiose costituiscono una modesta, pletorica raccolta di manuali ed opere predicabili idonei al quotidiano apostolato del buon parroco di campagna, ma che non intendono affrontare nessuno dei grandi problemi scientifico-religiosi del Settecento italiano e straniero.

I fratelli Galdi studiarono tutti all'Università di Napoli; Francesco si laureò in medicina, Marco in Letteratura latina e gli altri tre in Giurisprudenza [...]

I libri pertanto dei fratelli Galdi riflettono le loro attività professionali con la differenza che mentre il nucleo di giurisprudenza e di medicina è lacunoso e non va al di là di una normale raccolta di libri solastici, il fondo Marco Galdi è prevalentemente ed altamente scientifico. Un complesso di oltre duemila volumi, che costituisce una vera e propra biblioteca specializzata di classici, letteratura e filologia latina. Anche a distanza di tempo in questa raccolta continua a risplendere la figura di Marco Galdi nei suoi lineamenti tipici ed originali, che ne caratterizzarono la personalità non comune. Spiccata personalità che illuminò le vicende e gli avvenimenti delle tre Università di Messina, Pavia e Napoli, e che oltre a questi confini, attraverso una produzione scientifica a larghe vedute e intuizioni profonde, irradiò la sua luce oltre il suo tempo ed oltre il suo ambiente [...]

L'amore e il rispetto per la scuola si confondeva con l'amore ed il rispetto per gli allievi. Il giorno in cui l'avanzata arteriosclerosi non gli permise di ricordare la data di nascita di Ovidio, si turbò profondamente, ruppe in pianto, lasciò l'aula e rinunzio definitivamente a quella cattedra universitaria alla quale era salito nella piena maturità dell'intelletto.

Era la fine. Solo qualche mese dopo, la morte poneva termine alla sua vita mortale e laboriosa. E tuttavia il ciclo del suo insegnamento non è chiuso [...]».

 

*Il brano è tratto dal volume di Placido Mario Tropeano, La Biblioteca di Montevergine nella cultura del Mezzogiorno, (Napoli, 1970), p. 95-97.