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Fondo Acocella (1968)*

«L'importante patrimonio bibliografico, raccolto col fervore del neofita e collo zelo dell'iniziato, ha trovato degna sistemazione nella rinnovata Biblioteca di Montevergine [...]

Il prof. Acocella era nato ad Andretta (Av) il 16 gennaio 1912. Dopo la scuola di obbligo entrò nel Monastero di Montevergine, dove compì tutto il ciclo degli studi ginnasiali, liceali e teologici, professò la regola di San Benedetto assumendo il nome di padre Celestino e fu ordinato sacerdote nel 1935.

Gli fu subito affidata la direzione della biblioteca e l'insegnamento di lettere nel ginnasio. Colui che scrive ne ricorda la serietà di vita, il metodo scientifico, la competenza specifica. Contemporaneamente si iscrisse alla facoltà di lettere e filosofia presso l'Università degli studi di Napoli [...] Conseguita la cattedra nelle scuole medie superiori il prof. Acocella, per meglio dedicarsi ai suoi ideali di studio e di lavoro, lasciò il monastero e si trasferì a Salerno, dove per oltre cinque lustri ha svolto la sua attività di educatore esemplare ed ammirato e di dotto ricercatore sulla gloriosa storia della Saleno medioevale [...]

A Montevergine era rimasto legato da sentimenti di devozione e di riconoscenza e, anche se la sua innata timidezza, modestia e discrezione non gli avevano permesso di ritornarvi, ne seguiva gli eventi attraverso una larga corrispondenza epistolare con quei padri che un giorno erano stati suoi maestri, suoi compagni o suoi discepoli.

Nei fugaci incontri col sottoscritto la biblioteca e l'archivio erano sempre stati al centro di ogni ragionamento [...] Pertanto nessuna meraviglia se una laconica espressione testamentaria afferma: "i miei libri vadano alla Biblioteca di Montevergine".

Uno sguardo generale ai duemila volumi permette di completare la figura dell'Acocella nella sua alta statura di maestro e studioso.

La prima impressione fu che non trattavasi di materiale bibliografico di conservazione, ma solo di volumi recenti, di aggiornamento e di informazione e che, pertanto, la raccolta non era stata ereditata né messa insieme da un freddo amatore del libro per snob o per riempire scaffali vuoti. I libri ereditati sanno di muffa, l'amatore cura le scaffalature e l'ordine estetico; mentre niente di tutto questo è comparso nello appartamento del prof. Acocella. I libri erano conservati in tre scaffali, senza un ordine precostituito ma secondo un criterio ideale che rivelava la necessità dell'utente: un primo scaffale conteneva opere di immediata consultazione, un secondo i classici latini ed italiani con relativa critica letteraria ed infine un terzo scaffale conteneva libri di storia con molti opuscoli ed estratti di riviste.

Avendo poi dovuto, per la necessaria catalogazione e sistemazione tecnica, considerare le singole unità librarie, la prima impressione può reintegrarsi con le seguenti osservazioni.

I volumi di consultazione non hanno carattere dispersivo perché non sono costituiti dalle solite enciclopedie universali, ma da opere specifiche edite in lingua italiana, francese ed inglese. Così per esempio il Dizionario delle opere e dei personaggi, il Dictionnaire éthimologique de la langue latine, The Oxford classical dictionnary non sono opere di semplice formazione enciclopedica, ma strumenti per una approfondita ricerca scientifica, la quale presuppone i concetti generali e va direttamente al particolare, alla specializzazione.

Il fondo più cospicuo ed importante è formato dagli oltre mille volumi di letteratura latina ed italiana. Accanto ai pochi manuali ed alle solite edizioni scolastiche i classici textes di Oxford, la Collection des universités de France, i migliori testi letterari delle più note case editrici con le opere dallo Sciuto al De Sanctis, dal Marchesi al Croce, dal Marmorale al Russo, dal Rostagno al Momigliano, dal Bignone al Vicinelli, dal Paratore al Sapegno. [...]

Nello scorrere i titoli dei volumi a carattere storico si ha la netta sensazione che l'interesse del proprietario era orientato esclusivamente alla storia meridionale del salernitano e dell'avellinese. Nessun trattato di carattere generale, pochi volumi sul medioevo in generale (anche questi pochi con riferimento alla letteratura ed all'arte), e tutti gli altri riguardano la Storia del Mezzogiorno d'Italia editi dai migliori e più noti autori meridionalisti e medioevalisti. Ancora più significativi e specifici i 500 opuscoli: trattano esclusivamente argomenti ed aspetti particolari della storia medioevale dei comuni della fascia costiera da Amalfi al Cilento, del retroterra da Mercato San Severino ad Andretta.

Infine è doveroso aggiungere una parola sui pochi volumi a sfondo religioso, che dovevano soddisfare le sue esigenze spirituali e completare la sua formazione teologica e biblica. Però anche in quest'ultimo caso nessun libro che potesse fomentare una religiosità fasulla od un pietismo sentimentale, ma solamente opere ad alto livello scientifico; qualche edizione critica della bibbia, un dizionario biblico, il nuovo testamento in greco e latino, la regola di San Benedetto, le opere del Marmion e del Merton [...]».

 

*Il brano è tratto dal volume di Placido Mario Tropeano, La Biblioteca di Montevergine nella cultura del Mezzogiorno, (Napoli, 1970), p. 97-101.