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Anni 1140-1151

Dal Codice Diplomatico Verginiano, a cura di Placido Mario Tropeano (Montevergine, Padri Benedettini, 1979)

 

258. CARTULA DONATIONIS
1140 – gennaio, ind. III, Serra
Pietro signore del castello di Serra, concede ad Amato di Maio ed al figlio di questi anch’esso di nome Amato un orto, sito nella località Radicazza, ricevendo subito 40 tarì salernitani e per il futuro un canone annuo di altri 2 tarì.
(Copia autentica del notaio Alessandro di Avellino, dietro richiesta dell’abate di Montevergine, in data primo marzo 1245, PERGAMENA N. 1951, mm. 388x244; scrittura gotica).

259. MEMORATORIUM [PIGNORATIONIS]
1140 (39) – 7 febbraio, ind. III, Benevento
Il chierico Ederrado, custode della chiesa di San Salvatore, procede al legale pignoramento di due case site nella città di Benevento, l’una nei pressi di porta Somma appartenente a Pagano figlio di Roffrid e l’altra nei pressi della chiesa di San Michele appartenente ad Alferio Scampacasa, perché i due proprietari si erano fatti garanti di un debito di 24 romanati con l’interesse del 20 per cento, precedentemente contratto da Roberto Calcarario.
(Originale, PERGAMENA N. 255, mm. 230x385; scrittura beneventana).

259 bis. MEMORATORIUM [REPIGNORATIONIS]
1140 (39) – febbraio, ind. III, Benevento
Il chierico Ederrado, rettore della chiesa di San Salvatore, passati i dodici giorni prescritti dalla legge procede ad un secondo pignoramento di due case, site nella città di Benevento, appartenenti a Pagano figlio di Roffrid e ad Alferio Scampacasa, perché si erano fatti garanti di un debito contratto da Roberto Calcarario.
(Originale, PERGAMENA N. 255; scrittura beneventana. Si tratta di un ulteriore atto contenuto nella pergamena n. 255).

259 ter. MEMORATORIUM [POSSESSIONIS]
1140 – settembre, ind. IV, Benevento
Il chierico Ederrado, rettore della chiesa di San Salvatore, dopo un primo e secondo pignoramento, prende possesso di due case appartenenti a Pagano e ad Alferio, per essersi questi fatti garanti di un debito di 24 romanati con l’interesse del 20 per cento contratto da Roberto Calcarario e mai restituito.
(Originale, PERGAMENA N. 255; scrittura beneventana. Si tratta di un ulteriore atto contenuto nella pergamena n. 255).

260. CARTULA VENDITIONIS
1140 – aprile, ind. III, Avellino
Giovanni Ferraro, figlio di Basilio, essendo creditore nei confronti di Durante, figlio di Rodi, di 64 tarì salernitani, procede all’espropriazione forzata di una casa, sita nel casale di San Benedetto, e di tutti gli altri beni da quegli posseduti nel distretto di Avellino e vende il tutto al sacerdote Berteramo, fratello dello stesso Durante, realizzando la somma di 72 tarì.
(Originale, PERGAMENA N. 256, mm. 170x475; scrittura beneventana).

261. CARTULA CONCORDIAE
1140 – aprile, ind. III, Ascoli Satriano
Adenulfo, figlio del fu Gregorio Sarangi, eredita i beni della defunta Romana, figlia del fu Sellitto, essendone il parente più stretto; tuttavia, per evitare contrasti col prete Giaquinto, anch’egli parente della predetta defunta, gli cede una casa ereditaria, sita nella località Serra, ricevendo la somma di 105 ramesine.
(Originale, PERGAMENA N. 257, mm. 260x435; scrittura beneventana).

262. SCRIPTUM VENDITIONIS
1140 – aprile, ind. III, Montefusco
Giovanni di Caserta per il prezzo di 4 romanati e 7 denari vende a Quintaballo, figlio del fu Leone, un pezzo di terra, sito nelle pertinenze di Montefusco nella località Pratella, con l’obbligo di versare al signore Roberto un canone annuo di 3 denari al tempo della vendemmia.
(Originale, PERGAMENA N. 258, mm. 300x305; scrittura beneventana).

263. CARTULA VENDITIONIS [TRANSUMPTUM]
1140 – giugno, ind. III, Montefusco
Ugo Bruno della stirpe dei Franchi vende ad Urso Carrario ed al figliastro Giovanni una terra, sita nelle pertinenze di Montefusco nella località Fontana di San Vito, per il prezzo di un romanato ed il canone annuo di un soldo da corrispondere al tempo del raccolto.
(Inserto nella PERGAMENA N. 1513).

264. PRIVILEGIUM REGIS ROGERII
1140 – 24 novembre, ind. IV (III), Palermo
Ruggiero II, re di Sicilia, offre al fondatore di Montevergine la chiesa di Santa Maria di Boffiniana, conferma a lui ed ai suoi monaci il quieto possesso di altre chiese, già possedute o da possedersi in futuro, e li esenta da qualsiasi forma di prestazioni feudali.
(Falso in forma di originale, PERGAMENA N. 261, mm. 250x565; scrittura minuscola di transizione con elementi di cancelleresca).

265. CARTULA VENDITIONIS
1141 – marzo, ind. IV, Padula
Porpora, moglie del fu Raone, e Giovanni suo figlio abitanti a Padula vendono al presbitero Urso ed al fratello Roberto, figli di Pietro, una terra sita lungo la via Cannetello per il prezzo di 24 tarì.
(Originale, PERGAMENA N. 262, mm. 235x215; scrittura minuscola di transizione).
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266. CARTULA OFFERTIONIS
1141 (2) – marzo, ind. IV, Avella
Artura, figlio del fu Presenzano, dona al monastero di Montevergine nelle mani del rettore Alberto i diritti a lui spettanti su un terreno coltivato ad oliveto, sito nella località Grespino, obbligando il prete Donato, Ermuda e il gastaldo Giaquinto a versare al detto monastero tutto ciò che in precedenza erano soliti corrispondere a lui.
(Originale, PERGAMENA N. 263, mm. 175x250; scrittura minuscola di transizione).

267. MEMORATORIUM [FENERATIONIS]
1141 – agosto, ind. IV, Serra
Malfrido di Alberada concede a Tristaino, figlio di Uberto, un prestito di 64 tarì salernitani e prende in pegno una terra vacua nel luogo detto Gualdo ed un orto nel luogo detto Foresta con l’intesa che potrà sfruttare quei beni fino alla restituzione del prestito.
(Originale, PERGAMENA N. 264, mm. 222x370; scrittura beneventana).

268. CARTULA VENDITIONIS
1141 – 3 settembre, ind. V, Benevento
Ermengarda, badessa di San Deodato, assistita dall’avvocato Ruggiero e col consenso delle altre religiose, vende a Giovanni figlio di Barbato, per il prezzo di 25 romanati e mezzo, una terra ed una vigna che il monastero possedeva a Montecalvo, onde poter riacquistare le suppellettili andate distrutte e riparare i danni subiti dalle fabbriche monastiche in seguito ad un incendio verificatosi nella città di Benevento.
(Originale, PERGAMENA N. 266, mm. 310x810; scrittura beneventana).

269. SCRIPTUM VENDITIONIS
1141 – dicembre, ind. V, Montefusco
Doferio di Paritulo vende a Mercurio, figlio del fu Giovanni Guarino, una terra sita nel luogo detto Pratella per il prezzo di 3 romanati; inoltre la moglie di Doferio di nome Auremma si associa alla vendita, rinunziando alla quarta parte a lei spettante per legge.
(Originale, PERGAMENA N. 267, mm. 203x230; scrittura beneventana).

270. BREBE DIVISIONIS
1142 – aprile, ind. V, Salerno
I fratelli Giovanni e Pietro, figli del fu Alferio, davanti al giudice Giovanni si accordano circa la divisione dell’asse ereditario; enumerano i beni, compresa la quarta concessa da Pietro alla moglie, e ne fanno due parti; a Pietro viene assegnata una terra con casa in muratura, sita nella città di Salerno, ed a Giovanni tutti gli altri beni stabili, siti nelle località di Ogliara, San Cipriano ed altrove; dalla divisione rimangono esclusi i diritti loro spettanti sui beni della chiesa di Santa Maria di Tebenna, che continuano a possedere in comune.
(Originale, PERGAMENA N. 268, mm. 238x475; scrittura beneventana).

271. CARTULA OBLATIONIS
1142 – maggio, ind. V, Paternopoli
Guglielmo, figlio del duca Ruggiero e signore di Gesualdo, Frigento e Paternopoli, offre al monastero di Montevergine nelle mani dell’abate Alberto un mulino sul fiume Calore con relative attrezzature, una starza nel luogo detto Bassano, quattro suoi uomini abitanti a Paternopoli e altri due abitanti a Frigento, nonché due chiese, quella di San Chirico di Paternopoli per la quale salvaguarda i diritti spettanti all’arcivescovo di Benevento e quella di Santa Croce di Frigento ancora in fase di costruzione per la quale il vescovo Giovanni, presente alla stipulazione dell’atto, si riserva il canone annuo di una libbra di cera da corrispondere il 15 agosto.
(Originale, PERGAMENA N. 269, mm. 385x565; scrittura beneventana).

272 . CARTULA VENDITIONIS
1142 – maggio, ind. V, Avellino
Giovanni, figlio naturale del fu Giovanni di Maraldo Orrita, per il prezzo di 26 tarì salernitani vende a Guglielmo un casalino, sito nella città di Avellino nei pressi del monastero di San Benedetto, escludendone l’ottava parte posseduta dalla cognata Stasia, vedova del fratello Ademario.
(Originale, PERGAMENA N. 270, mm. 240x475; scrittura beneventana).

272 bis. SCRIPTUM MANIFESTATIONIS
1142 – maggio, ind. V, Avellino
Trotta, figlia del fu Urso, col consenso del marito Giovanni rilascia a Guglielmo le garanzie di legge per il quieto possesso di un casalino, sito nella città di Avellino, che questi aveva acquistato da Giovanni marito di Trotta.
(Originale, PERGAMENA N. 270; scrittura beneventana. Si tratta di un ulteriore atto contenuto nella pergamena n. 270).

273. SCRIPTUM VENDITIONIS
1143 (2) – febbraio, ind. VI, Montefusco
I sacerdoti Rao e Ugo, rettori della chiesa di San Damiano, avendo iniziato la ricostruzione della chiesa e non avendo più danaro per pagare gli operai, col consenso di Bernardo Carbone e degli altri che ne avevano lo «jus-patronatus», vendono per il prezzo di 10 denari a Mercurio, figlio del fu Giovanni Guarino, un pezzo di terra di proprietà della stessa chiesa, sito tra il castello di Montefusco ed il casale di Venticano.
(Originale, PERGAMENA N. 271, mm. 385x187; scrittura beneventana).
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274. MEMORATORIUM [CONCESSIONIS]
1143 (4) – aprile, ind. VI, Montemarano
L’abate Pietro, custode della chiesa di San Leonardo costruita nel luogo detto Sava, dietro compenso di 9 tarì salernitani ottiene il diritto di servirsi dell’acqua, che fuoriesce dal mulino del giudice Landolfo, per il funzionamento di un mulino di proprietà del monastero costruito lungo il ruscello Pietrapagana.
(Originale, PERGAMENA N. 274, mm. 115x342; scrittura beneventana).

275. CARTULA DONATIONIS
1143 (4) – agosto, ind. VI, Montemarano
Il signore di Montemarano, Guaimario, figlio del fu Guaimario Saraceno, dona alla chiesa di San Leonardo, nelle mani dell’abate Piero, il terratico a lui spettante sull’intera contrada di Saba, dove era costruita quella chiesa; escludendo tuttavia quei cittadini che già in precedenza ne erano stati esentati e riservando ai suoi uomini il diritto di legnare sulla parte montagnosa.
(Originale, PERGAMENA N. 272, mm. 185x480; scrittura beneventana).

276. MEMORATORIUM [CONCORDIAE]
1143 – 1 dicembre, ind. VII, Benevento
Malfrido, figlio di Anselmo, prima di adire le vie giudiziarie accetta la mediazione degli amici comuni e concede al confinante Giovanni Pagano la facoltà di costruire una scala sulla parete in comune; a condizione tuttavia che la scala non oltrepassi un punto stabilito, che la sopraelevazione del muro sia a totale carico di Giovanni e poi rimanga di comune proprietà, ed inoltre che gli vengano condonati i debiti precedentemente contratti da lui o dal padre Anselmo, ad eccezione del debito di 5 romanati che egli doveva al chierico Matteo, figlio del detto Giovanni
(Originale, PERGAMENA N. 273, mm. 336x192; scrittura beneventana).

277. CARTULA VENDITIONIS
1144 – aprile, ind. VII, Benevento
I fratelli Andrea e Giovanni, figli del fu Giovanni Leone, trovandosi in gravi difficoltà economiche, decidono di vendere alla chiesa dei Santi Filippo e Giacomo e per essa ai sacerdoti Angelo e Giovanni, una terra con vigna e relativo saliceto, da loro posseduta in comune nel luogo detto Silice ai piedi del monte San Felice fuori la città di Benevento, realizzando la somma di 22 romanati.
(Originale, PERGAMENA N. 277, mm. 265x435; scrittura beneventana).

277 bis. MEMORATORIUM [DEFENSIONIS]
1144 – giugno, ind. VII, Benevento
Il sacerdote Angelo, rettore della chiesa dei Santi Filippo e Giacomo, si fa rilasciare da Calfora le garanzie di legge per il quieto possesso di una terra con vigna, sita nel luogo detto Silice ai piedi del monte San Felice fuori la città di Benevento, da lui acquistata per conto della chiesa da Andrea, marito di Calfora, e dal fratello di lui Giovanni.
(Originale, PERGAMENA N. 277; scrittura beneventana. Si tratta di un ulteriore atto contenuto nella pergamena n. 277).

278. CARTULA OBLATIONIS
1144 – maggio, ind. VII, Sarno
Pietro, figlio del fu Trasaro, e la moglie Trotta, figlia del fu Giovanni, offrono al monastero di Montevergine nelle mani del monaco Domnello se stessi ed i loro beni, compresa una terra con casa, sita nelle pertinenze di Sarno, nella località Ribellaria.
(Falso in forma di originale, PERGAMENA N. 275, mm. 312x372; scrittura beneventana).

279. CARTULA VENDITIONIS
1144 – maggio, ind. VII, Avellino
Riccardo figlio di Baldovino, sotto forma di vendita, dà al genero Guglielmo, figlio del fu Urso signore di Grottolella, una terra con bosco, sita nel luogo detto Sanguineta, del valore di 60 tarì salernitani, a lui promessi quando sposò la figlia di nome Giona.
(Originale, PERGAMENA N. 273, mm. 273x260; scrittura beneventana).

280. CARTULA CONFIRMATIONIS
1144 – giugno, ind. VII, Avellino
Giovanni, abate del monastero di San Benedetto di Avellino, assistito dall’avvocato Giovanni e col consenso degli altri religiosi conferma il passaggio di fitto di un territorio di proprietà dell’abbazia, sito nella località Terrolano, da Bernardo figlio di Urso a Giovanni figlio di Amato, chiedendo a quest’ultimo 16 tarì salernitani come entratura ed il canone annuo di una centa di cera da corrispondersi nella festa di San Benedetto.
(Originale, PERGAMENA N. 278, mm. 188x280; scrittura beneventana).

281. CARTULA VENDITIONIS
1145 (4) – febbraio, ind. VIII, Avellino
Giovanni Giardino, figlio del fu Pietro di Niceta, sotto forma di vendita dà al cognato Giovanni, figlio di Giovanni Pesce, due terre site nella località Balneo, l’una nei pressi della chiesa di Sant’Antonino e l’altra dove si dice Alvanella, del valore complessivo di 600 tarì, di cui egli si riconosceva debitore nei confronti del cognato, per aver questi anticipato 214 tarì per il corredo di Maria, liquidato un debito di 64 tarì da lui contratto nei confronti di Nicola figlio di Giovanni e altri 386 glieli doveva come dote della stessa Maria.
(Originale, PERGAMENA N. 279, mm. 345x430; scrittura beneventana).
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282. MEMORATORIUM [LOCATIONIS]
1145 (4) – febbraio, ind. VIII, Mercogliano
Il monaco Lando, priore del monastero di Montevergine, col consenso dell’abate Alferio e degli altri religiosi concede in fitto perpetuo a Domenico figlio di Urso detto Cardillo due terre vacue site rispettivamente  a Farafolia ed a Macera con l’obbligo di trasformarle nello spazio di 12 anni in nocelleti, di corrispondere nel primo periodo un quinto dei seminati e dopo i dodici anni un decimo dei seminati e la metà delle nocciole; aggiunge inoltre che, qualora Domenico o i suoi discendenti in linea retta dovessero morire senza lasciare eredi, le due terre torneranno di libera collazione del monastero.
(Originale, PERGAMENA N. 282, mm. 140x380; scrittura beneventana).

283. CARTULA CONCESSIONIS
1145 – marzo, ind. VIII, Padula
Gisulfo signore di Padula, in considerazione dei buoni servizi e di 8 tarì resigli dai coniugi Urso ed Alamanna, aderisce alla loro richiesta e rilascia agli stessi coniugi il documento ufficiale per il quieto possesso di metà di una casa, che egli stesso aveva loro in precedenza donato.
(Originale, PERGAMENA N. 281, mm. 202x242; scrittura beneventana).

284. SCRIPTUM OBLATIONIS
1145 – giugno, ind. VIII, Benevento
Il sacerdote Guglielmo e la madre Altrude offrono se stessi ed i loro beni al monastero di Montevergine nelle mani del priore Giovanni Pantasia, aggiungono tuttavia che il monastero entrerà in possesso dei beni dopo la loro morte e che nel frattempo essi si impegnano a corrispondere allo stesso monastero quattro some di grano.
(Originale, PERGAMENA N. 283, mm. 214x325; scrittura beneventana).

285. SCRIPTUM CONCESSIONIS
1146 – gennaio, ind. IX, Gravina
Il marchese Manfredi, signore di Forenza, col consenso della moglie Filippa ed alla presenza di Urso vescovo eletto di Gravina, concede e conferma a Guglielmo Archipresbitero il quieto possesso della metà di un mulino, sito nelle terre che furono di Leone Guillardo lungo il fiume Signone e che lo stesso Guglielmo aveva acquistato da Guido di Venosa, quando questi governava la città di Forenza.
(Originale, PERGAMENA N. 284, mm. 192x460; scrittura beneventana).

286. CARTULA VENDITIONIS
1146 – aprile, ind. IX, Avellino
Guido, figlio di Ugo, per il prezzo di 104 tarì di Salerdo, vende a Giovanni Papa del castello di Summonte una terra con castagneto, sita nella località Curti nelle pertinenze del detto castello.
(Originale, PERGAMENA N. 285, mm. 160x530; scrittura beneventana).

286 bis. MEMORATORIUM [DEFENSIONIS]
1146 – aprile, ind. IX, Avellino
Giovanni Papa, figlio di Giovanni, avendo acquistato da Guido figlio di Ugo una terra con castagneto, sita nelle pertinenze del castello di Summonte, si fa rilasciare da Agnese e Beatrice, rispettivamente madre e moglie del venditore, le opportune garanzie di legge contro ogni eventuale futuro contrasto.
(Originale, PERGAMENA N. 285; scrittura beneventana. Si tratta di un ulteriore atto contenuto nella pergamena n. 285).

287. SCRIPTUM CONCESSIONIS
1146 – dicembre, ind. X, Serra
Uca, alla presenza di altri feudatari, pone fine alle liti da lui mosse contro Piero, signore del castello di Serra, rilasciandogli i beni e i diritti feudali a lui pervenuti nelle pertinenze di quel castello dalla madre Lucia ed in cambio riceve 100 tarì salernitani.
(Originale, PERGAMENA N. 286, mm. 233x295; scrittura beneventana).

288. IDUICATUM SECURITATIS
1148 – marzo, ind. XI, Mercogliano
Il giudice Falco, chiamato a risolvere una lite mossa da Roberto, figlio del fu Giaquinto, contro i fratelli Guglielmo e Bruno, figli del fu Asclettino, contro la vedova loro madre Sibilia per essersi impossessati di due castagneti, siti rispettivamente nel luogo detto Urbiniano e nel luogo detto Pretorio, dopo aver ascoltato le parti ed  essersi consigliato con i buoni uomini di Mercogliano, decide di assegnare i due castagneti a Roberto.
(Originale, PERGAMENA N. 288, mm. 180x290; scrittura beneventana).

289. CARTULA LOCATIONIS
1148 – giugno, ind. XI, Sarno
Giovanni figlio del fu Pietro monaco, concede in fitto perpetuo a Giovanni figlio del fu Pietro Leocari, un pezzo di terra arbustata con l’obbligo di lavorarla, trasformarla dove possibile in vigneto, coltivarla e farla fruttificare, di corrispondere dopo dodici anni la metà del vino, una gallina ed il terratico, nonché il vitto per la persona che provvederà a ritirare la metà del raccolto a lui spettante: aggiunge inoltre che qualora non potranno e non vorranno più coltivare quella terra, questa sarà riconsegnata nelle condizioni in cui si trova, comprese le derrate non ancora raccolte.
(Originale, PERGAMENA N. 289, mm. 312x392; scrittura beneventana).

290. CARTULA COMPOSITIONIS
1149 – maggio, ind. XII, Salerno
L’arcivescovo di Salerno Guglielmo riceve i legali rappresentanti dell’abbazia di Santa Maria dell’Incoronata di Puglia, guidati dall’abate Piero, e quelli del monastero di San Salvatore del Goleto, guidati dal priore Mauro, e conclude un accordo, ottenendo dall’abate di lasciare liberi settanta suoi religiosi di rimanere al servizio del monastero femminile del Goleto, dal priore di non richiederne altri né di accogliere i fuggitivi e da ambedue le parti di rimettersi scomuniche e querele, procedendo alla pacifica divisione dei beni mobili ed immobili, nonché di alcune mandrie di bestiame.
(Originale, PERGAMENA N. 290, mm. 153x372; scrittura beneventana).
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291. CARTULA DONATIONIS
1149 – luglio, ind. XII, Benevento
Lauretta, figlia di Alferio e nipote del fu Stefano Sculdascio, mossa a compassione della povertà del cuginetto Giacomo, figlio di Audoaldo, gli dona la metà di una vigna e di una terra, sita nella località Carpino nei pressi della chiesa di San Leucio, con la clausola di non poterla vendere o alienare prima di raggiungere la maggiore età.
(Originale, PERGAMENA N. 291, mm. 880x350; scrittura beneventana).

292. CARTULA OFFERTIONIS
1149 (50) – agosto, ind. XII, Lapio
Bonifacio, mosso da ispirazione divina, col consenso di Sichelgaita, signora del castello di Lapio, offre un pezzo di terra, sita nel luogo detto Sala nelle pertinenze dello stesso castello, alla chiesa di Santa Maria costruita nei pressi del fiume Calore, precisando che questa chiesa è una dipendenza dell’abbazia di Montevergine e che pertanto concede ai rettori di Santa Maria di Montevergine di poterne disporre a proprio piacimento.
(Falso in forma di originale, PERGAMENA N. 292, mm. 205x400; scrittura beneventana).

293. CARTULA VENDITIONIS
1149 – novembre, ind. XIII, Montefusco
Il presbitero Bernardo, unitamente ai figli Barbato e Bernardo, per il prezzo di sei denari vendono a Mercurio, figlio del fu Giovanni Guarino, un piccolo appezzamento di terreno, da loro posseduto nel castello di Montefusco nei pressi della fontana detta Canale.
(Originale, PERGAMENA N. 293, mm. 375x225; scrittura beneventana).

294. CARTULA RESTITUTIONIS
1150 – marzo, ind. XIII, Mirabella
Elia, signore di Gesualdo, essendosi impossessato di un mulino di proprietà della chiesa di Santa Maria di Paternopoli, per amore di Dio e della Vergine santa, decide di restituirlo nelle mani dell’abate Giovanni, rettore della stessa chiesa.
(Inserto nella PERGAMENA N. 1871 dell’ottobre 1238).

295. CARTULA VENDITIONIS
1150 – maggio, ind. XIII, San Mango
Pietro figlio di Giovanni Morra, unitamente al figlio Vitale, vendono a Giovanni e Pietro Sellitto un casalino da loro posseduto nel castello di San Mango, realizzando 12 tarì salernitani.
(Originale, PERGAMENA N. 295, mm. 290x325; scrittura beneventana).

296. CARTULA MORGINCAP
1150 – luglio, ind. XIII, Mercogliano
Riccardo, figlio di Genco, la mattina successiva alla prima notte di matrimonio sanziona le nozze con la sposa Maria, figlia del fu Pietro Agaria, donandole la quarta parte di tutti i suoi beni stabili e mobili, presenti e futuri.
(Originale, PERGAMENA N. 296, mm. 205x305; scrittura beneventana).

296 bis. MEMORATORIUM [MORGINCAP]
1150 – luglio, ind. XIII, Mercogliano
Fiorentino, in qualità di vice conte, esercita le funzioni di mundoaldo nei confronti di Maria, figlia del fu Pietro, concede il proprio consenso per il matrimonio di questa con Riccardo figlio di Genco e si fa rilasciare da quest’ultimo le garanzie di rito, consistenti nell’assicurare alla moglie vitto e alloggio ed un tenore di vita conforme al suo rango sociale e nel rispetto del vincolo matrimoniale.
(Originale, PERGAMENA N. 296; scrittura beneventana. Si tratta di un ulteriore atto contenuto nella pergamena n. 296).

297. CARTA CONVENTIONIS
1150 – settembre, ind. XIV, Montefusco
I fratelli Giovanni e Benvenuto, figli del fu Giovanni Gaudetano, per porre fine ad una lite, si accordano con il signore Ugo Bruno, il quale, dietro compenso di un soldo, rinunzia ad ogni suo eventuale diritto su un terreno da loro posseduto in località Paritoli.
(Inserto nella PERGAMENA N. 1513 del giugno 1223).

298. MEMORATORIUM [RESTITUTIONIS]
1150 – dicembre, ind. XIV, Montefusco
Mercurio, figlio del fu Giovanni Guarino, nel chiedere ai coniugi Arbitrio ed Amellina la restituzione di un casalino di proprietà del defunto genitore, si fa da loro rilasciare le opportune garanzie di legge contro ogni eventuale futuro contrasto.
(Originale, PERGAMENA N. 298, mm. 290x195; scrittura beneventana).

299. MEMORATORIUM [COMPOSITIONIS]
1151 (50) – febbraio, ind. XIV, Avellino
Il giovane Rainone, volendo riscattare un terreno sito nella località Rendinina, che il padre Giovanni aveva posto in pegno a Roberto, figlio di Roberto Alvo, per 80 tarì e 40 ramesine, ne ottiene la restituzione, pagando 40 tarì salernitani.
(Originale, PERGAMENA N. 299, mm. 255x230; scrittura beneventana).

300. MEMORATORIUM [LOCATIONIS]
1151 – maggio, ind. XIV, Mercogliano
Manni, figlio di Manni,  prende in fitto perpetuo dal monaco Giovanni, priore del monastero di Montevergine, un pezzo di terra con castagneto, sito nel luogo detto Confinio ed Agnone, con l’obbligo di coltivarlo e corrispondere il terratico in ragione della quinta parte, di trasformare nello spazio di venti anni il greccoleto in castagneto e corrispondere la metà delle castagne; aggiunge inoltre che qualora dovesse morire senza eredi legittimi o volontariamente allontanarsi da Summonte, il terreno tornerà di libera collazione del monastero.
(Originale, PERGAMENA N. 300, mm. 162x405; scrittura beneventana).
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