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Una finestra sulla Biblioteca

Il fondo musicale Imbimbo della Biblioteca di Montevergine

(di Giuseppe Macchia)

Negli ultimi anni attraverso un  intenso lavoro di catalogazione sistematica abbiamo dato degno ordine ad una  straordinaria raccolta di testi musicali sacri, profani e didattici, che la Biblioteca di Montevergine ha avuto la fortuna di ricevere in dono nel 1955 da Ester Magno, vedova del maestro di musica Gino Imbimbo, che nel terzo anniversario della morte del musicista, volle ricordarne la memoria. Nonostante siano passati tantissimi anni dall’ingresso di questo lascito in biblioteca, attraverso la sua catalogazione emerge con forza, oltre alla profonda cultura musicale e umanistica del maestro Gino, la figura di un appassionato collezionista e bibliofilo. Con la morte di Gino, si è estinto il ramo principale degli Imbimbo, una delle 14 famiglie nobiliari che aveva governato la città di Avellino per mandato di Marino II Caracciolo, dagli inizi del  Seicento;  fu questa illustre famiglia a istituire in città nel 1653 il Conservatorio dell’Immacolata Concezione conosciuto come il Conservatorio delle Oblate, che ha dato ospitalità e formazione alle fanciulle nobili della città. Lo statuto del Conservatorio (di cui conserviamo una copia nell'Archivio annesso alla Biblioteca assieme ad altri documenti della famiglia Imbimbo che abbracciano un arco temporale dal XVI al XIX secolo), garantiva ai membri di questa famiglia la carica di governatore; Gino Imbimbo ricopre questa carica  dal 21 luglio del 1900, e istituisce anche la Schola Cantorum a voci miste, collegando Avellino con le altre città italiane che negli stessi anni avevano aderito al Movimento Ceciliano di cui  Lorenzo Perosi è considerato la guida e l'esponente principale. Gino si forma nello straordinario ambiente culturale della Napoli di fine Ottocento, che con la sua vivace vita culturale aveva attratto fin dai secoli precedenti artisti internazionali che venivano a perfezionarsi in quella che Charles de Brossez non esita a definire «la capitale musicale europea, che vale a dire del mondo intero», e si diploma  poi alla Scuola Superiore di Musica Sacra di Roma; si prodiga per la città di Avellino, specie durante le feste liturgiche per far conoscere l’operato della sua Schola Cantorum nella diocesi. I suoi meriti valicano i confini provinciali, come sottolineano i periodici irpini che all’indomani della sua morte ne esaltano i meriti artistici e la profonda conoscenza del mondo musicale, dovuta allo stimolo di diversi musicisti internazionali con i quali aveva avuto contatto.

Oggi il materiale del fondo Imbimbo è facilmente consultabile nell’opac di Montevergine e nel Servizio Bibliotecario Nazionale, dove abbiamo riversato circa 756 notizie bibliografiche che sono andate ad arricchire la sala C della Biblioteca di Montevergine, dove ci sono poco meno di 7000 volumi di musica, teatro, letteratura e arte. In questa sezione, per uniformità di materiale, sono confluiti anche i testi musicali del prezioso fondo Johannowskj e quelli di musica sacra, testimonianza della ricca tradizione musicale dei monaci benedettini, organisti del santuario di Montevergine. Tra i volumi a stampa del fondo Imbimbo, ci sono opere di compositori italiani e stranieri dal XIX al XX secolo, edizioni della Ricordi, Sonzogno, Carrara, MefistofeleGirard, Cottrau, Fabbricatore, e tantissime altre straniere.   

Molti di questi spartiti hanno un’elegante veste editoriale, in particolare i frontespizi, a cui sicuramente in futuro dedicheremo una mostra; tra questi poi, ce ne sono alcuni preziosissimi, poiché posseduti solo dalla nostra biblioteca, che possono costituire una fonte di interesse per l’utente, sia esso lo storico, il musicista, ma anche il semplice dilettante. Interesse che abbiamo constatato subito, attraverso la richiesta pervenuta da utenti fuori regione di digitalizzazione di alcuni spartiti, cosa che ha gratificato lo sforzo fatto e il lavoro che continueremo a fare per arricchire ancora il catalogo consultabile della Biblioteca. Questo lavoro non è stato svolto meccanicamente, ma attraverso continue ricerche  bibliografiche, biografiche, e continui confronti con colleghi bibliotecari italiani e stranieri, come nel caso del Silvano di Mascagni, edito dalla casa editrice Sonzogno, per il quale abbiamo avuto una fitta corrispondenza con la dottoressa Silvia Valisa (e cogliamo l’occasione per ringraziarla), professore associato di italianistica alla Florida State University, e responsabile di due progetti di digitalizzazione del materiale musicale della casa Sonzogno, la quale ci ha arricchito e stimolato ad andare avanti.

Molte volte il nostro lavoro riserva una sorpresa. Nel catalogare il fondo musicale della biblioteca ci siamo imbattuti in una scoperta di eccezionale valore storiografico e musicologico. In una miscellanea di spartiti francesi dell’Ottocento abbiamo rinvenuto due arie a stampa, facenti parte della Petite Maison, opera di Gaspare Spontini con firma autografa dell'autore. Come ci ha illustrato Marco Palmolella, conservatore del Museo e Biblioteca Maiolati-Spontini, non essendosi conservata la partitura di quest’opera per l’insuccesso seguito alla sua prima rappresentazione al Teatro Feydeau nel 1804, e dei cui esecutori neppure rimaneva traccia, le due arie della Biblioteca di Montevergine, sono quindi fondamentali per la conoscenza dell’opera spontiniana, altrimenti condannata all’oblio.

La catalogazione costituisce uno strumento preziosissimo innanzitutto di censimento del materiale posseduto e contemporaneamente di tutela e di valorizzazione del materiale bibliografico per le generazioni future. La storia del fondo Imbimbo fotografa perfettamente questa situazione; dalla sua donazione sono passati 63 anni e il compimento di questo lavoro (perfettibile) di catalogazione è la pubblica consultazione di beni bibliografico-musicali di cui non era nota l’esistenza. Il lavoro del bibliotecario è oggi ancora più prezioso, sia per la carenza di risorse umane, sia per il calo di utenti in tutte le biblioteche italiane, situazione che rende questa figura il custode di un sapere scientifico ormai sulla via dell'estinzione. Questo articolo a breve sarà seguito dalla pubblicazione di un catalogo cartaceo, che meglio illustrerà l’intenso lavoro svolto e documenterà analiticamente il fondo musicale. Sarà anche un modo per rendere omaggio alla memoria di Ester Magno, e soprattutto di Gino Imbimbo, che tanto ha fatto per la cultura e la città di Avellino e di cui purtroppo pochi conservano oggi il ricordo.

Uno spartito per Montevergine

(di Sabrina Tirri)

Capita spesso che, durante il lavoro catalografico o nel mettere a posto i volumi, ci si imbatta in qualche particolarità che catturi la nostra attenzione. Può essere un’immagine, un titolo, una dedica o altro.

Di recente ha destato una singolare curiosità un opuscoletto musicale collocato nella sala C della Biblioteca Statale di Montevergine, che ospita il fondo musicale a stampa di Luigi Imbimbo, a proposito del quale riferiamo a parte su questa stessa rubrica. LitanieQuesto spartito, che non ha nulla a che vedere con la donazione anzidetta, è inserito all’interno di una miscellanea - volume che contiene, rilegati insieme, normalmente scritti di vari autori e di vario genere - e presenta il seguente titolo: 15 litaniae lauretanae. Pubblicato a Torino nel 1930 dall’editore Chenna, esso consta di 12 pagine e comprende le litanie lauretane, dette anche litanie della Beata Vergine Maria.

Si tratta di invocazioni e preghiere terminanti con la filiale supplica Ora pro nobis. L'appellativo "lauretane”, che sembrava rimandare all’Abbazia del Loreto a Mercogliano, in realtà si riferisce, come si legge da diverse fonti, al luogo che le ha rese celebri. Stiamo parlando della Santa Casa di Loreto, ad Ancona, che, a partire dalla prima metà del secolo XVI, le ha diffuse in tutta la Chiesa cattolica latina. Il frontespizio presenta una cornice rossa, a mo’ di richiamo di quelle incise nei libri antichi.  Dei motivi vegetali disegnano due colonne sulle quali sono inginocchiati due putti in atto di suonare delle trombe e di annunciare la composizione sacra del monaco benedettino, Stefano Moreno. Del compositore, Stefano Moreno, non siamo riusciti a recuperare notizie biografiche; dai cataloghi nazionali risultano a suo nome una sessantina di opere musicali realizzate in un arco di tempo che va dal 1927 al 1943 circa.

Lo spartito in questione, per due voci uguali con accompagnamento di organo, ha comunque la sua rilevanza perché dedicato ad uno dei più illustri abati del Santuario di Montevergine, Giuseppe Ramiro Marcone, di cui quest’anno ricorrono i 100 anni dalla nomina ad abate.  Non sappiamo se e quando il compositore e l’abate si siano conosciuti né tantomeno la motivazione di questa dedica, che ha causato l’equivoco di cui abbiamo parlato poco innanzi. Indiscutibili sono invece la sua formazione religiosa e culturale e il grande operato svolto presso Montevergine, contribuendo notevolmente nei suoi 34 anni di “governo”, dal 1918 al 1952, allo sviluppo e alla rinascita, in tutti i suoi aspetti, della comunità verginiana. Commissionò diversi lavori di restauro e di ristrutturazione al monastero e al palazzo abbaziale; istituì nuovi fabbricati, quale il grandioso Istituto Maria Ss. di Montevergine con annessa Congregazione di Suore Benedettine; avviò i primi lavori di costruzione alla funicolare. Tanto fece in un periodo storico molto burrascoso; visse e sperimentò, in maniera diretta e indiretta, le due guerre mondiali: con la prima lo vediamo al fronte come tenente cappellano, a supporto spirituale e morale dei soldati, e con la seconda, lo vediamo operare da remoto, pregando per tutta l’umanità in difficoltà e offrendo ospitalità al santuario stesso a quanti l’avessero richiesto, assicurando un po' di pace fisica e psicologica. Fu proprio durante gli anni del secondo conflitto che Montevergine venne scelto come luogo più idoneo e sicuro atto a proteggere la Sacra Sindone dalle mire di Hitler, e divenne meta di continue visite da parte di importanti personaggi della vita politica e reale: significative sono quelle del principe Umberto di Savoia, insieme alla moglie Maria José, del re Vittorio Emanuele III e di Benito Mussolini.

Concludiamo ritornando al nostro spartito, che presenta sia in copertina sia sul frontespizio una nota manoscritta del monaco della congregazione, D. Donato M.a Cessari, che entrò in monastero nel 1905 e morì nel 1965 del 22 dicembre. Tale nota fa capire che l’opuscolo era di proprietà di questo monaco che, negli anni ‘30, realizzò una copia della sacra icone venerata a Montevergine, portata in processione nel giorno della Madonna, il 1 settembre, e, negli anni ‘50, ricevette l’incarico di “organista invernale” al santuario di Montevergine. Quello della nota di possesso è un elemento a cui la bibliologia sta riconoscendo molta importanza perché contribuisce alla ricostruzione storica del singolo esemplare. Nel nostro caso la nota di possesso è singola, mentre possono verificarsi casi quando il testo è particolarmente datato, in cui se ne susseguano diverse nelle forme di timbri, cartigli, postille etc., perché frutto di diversi spostamenti. Ogni annotazione va analizzata ripercorrendo a ritroso il cammino del libro al fine di risalire al primo proprietario o possessore. Diversi altri nomi dell’ordine verginiano risultano apposti sui libri, e non solo su quelli musicali, e molto spesso si trova la denominazione generica di “Montevergine” a testimonianza della loro appartenenza alla ricca biblioteca della Congregazione, passata allo Stato sul finire del XIX secolo.