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Una finestra sulla Biblioteca > Giugno 2016

Alternanza scuola-lavoro: un progetto con due Licei avellinesi

Nell'ambito del progetto di alternanza scuola-lavoro, da quest'anno obbligatorio per le classi terze degli istituti superiori, la Biblioteca Statale di Montevergine è stata richiesta di una collaborazione da parte di due licei avellinesi, il Liceo Classico "Pietro Colletta" e il Liceo Polivalente "Paolo Emilio Imbriani". Pur tra le numerose difficoltà di risorse umane e di tempo che la Biblioteca di Montevergine patisce ormai da tempo, si è deciso di dar corso alla richiesta delle due scuole, nella consapevolezza che il tempo impiegato insieme con i giovani sia sempre proficuo ed utile; si è pertanto redatto un progetto con l'obiettivo di fornire agli studenti gli strumenti minimi per consentire loro di tenere aperta la loro biblioteca scolastica (in entrambi i casi si tratta di raccolte librarie di tutto rispetto, sia per qualità che per quantità del posseduto). Evidentemente, per la piena realizzazione di questo progetto sarà importante e decisivo il sostegno che gli studenti riceveranno dalla scuola perché il loro impegno in favore della biblioteca abbia carattere di continuità. Abbiamo chiesto agli studenti dei due licei di scrivere per la nostra rubrica un resoconto della loro esperienza, che molto volentieri pubblichiamo di seguito -in ordine alfabetico- corredandolo con qualche foto dei giovani bibliotecari al lavoro.

Foto_CollettaLICEO CLASSICO "PIETRO COLLETTA" AVELLINO

“Puzzle” ricostruiamo la cultura

In quest’anno scolastico sono stati attivati i corsi di alternanza scuola-lavoro, previsti dalla Legge 107/2015, e la gestione della biblioteca, più di tutte, ha catturato la nostra attenzione. L'alternanza consiste in 70 ore di cui 30 di formazione teorica e 40 di stage operativo.

Abbiamo iniziato il nostro percorso formativo in accordo con la Biblioteca Statale di Montevergine annessa al Loreto, un'abbazia del XVIII secolo gestita tutt’ora dai monaci benedettini. L’aria di questo sontuoso edificio è caratterizzata da silenzio e tranquillità e dall'assoluta concentrazione dei bibliotecari che si prodigano a mantenere quest'ambiente funzionale.

Siamo stati seguiti da due tutor, uno interno, il professore Berardino Limata, ed uno esterno, il bibliotecario Domenico De Falco, che durante questo percorso ci hanno guidato nell'apprendimento e nello svolgimento del programma. Abbiamo visitato la Biblioteca di Montevergine, dove ci sono stati mostrati molti volumi in essa contenuti tra cAlternanza_2016_Collettaui alcuni risalenti al 1500.

Abbiamo inoltre catalogato, archiviato e appreso le tecniche di segnatura e accennato quelle di restauro. Usufruendo di vari siti come SBN web e OPAC, abbiamo potuto svolgere il lavoro da bibliotecari anche all’interno della biblioteca “Dante Troisi” del Liceo Classico “Pietro Colletta”.

Certamente questa esperienza ci ha aiutato ad acquisire maggiore responsabilità e a consolidare lo spirito di collaborazione tra noi coetanei. È stato interessante riuscire a coniugare la tradizione libraria con le più recenti tecniche di catalogazione e gestione, che hanno consentito una vera e propria rivoluzione nel mondo del Libro.

Con gli occhi del ventunesimo secolo abbiamo ammirato una realtà perlopiù sconosciuta ai ragazzi e ne abbiamo apprezzato appieno anche gli aspetti più tradizionali, arrivando a comprendere come le biblioteche siano luoghi dove la cultura assume un carattere fortemente dialogico e sinergico, basato sul confronto, sulla condivisione necessaria per svolgere al meglio il nostro lavoro.

Anno scolastico 2015/2016
Argenziano Italo Nicholas, Battista Daria,  Casalino Chiara, Ciletti Maria Filomena, Di Filippo Marco, Di Nardo Raffaella, Iandolo Benedetta, Iovino Alessia, Iuliano Fabio, Merola Dorotea, Monaco Antonio, Ruta Antonio, Percio Anna


LICEO POLIVALENTE "PAOLO EMILIO IMBRIANI" AVELLINO

Imbriani_scaffale AR3

Apprendisti bibliotecari

L’esperienza dei ragazzi ha avuto inizio il 7 giugno, presso la Biblioteca di Montevergine, in cui hanno assistito alle esaurienti lezioni circa il funzionamento generale di una biblioteca, tenute dal dr. Domenico Donato De Falco. I ragazzi, guidati dalle professoresse Francesca Corrado e Paola Di Gisi, a primo impatto sono stati leggermente scettici, non avendo mai avuto a che fare con la gestione di una biblioteca; tuttavia, in seguito, si sono appassionati al loro incarico.

L’attività fondamentale è stata quella di catalogare e successivamente collocare i libri nel sistema SBN (Servizio Bibliotecario Nazionale), un servizio che permette di accedere all’elenco del fondo bibliotecario di tutte le biblioteche presenti nel sistema.

Ai ragazzi è stato mostrato il funzionamento di SBN in tutte le sue parti, dalla catalogazione del fondo librario al rapporto con gli utenti, tra prestiti e tutti gli atri servizi che un’efficiente biblioteca può offrire.

Tutto questo è stato finalizzato alla gestione da parte dei ragazzi della biblioteca Mario Pensa all’interno del Liceo Imbriani. Avere una biblioteca scolastica funzionante e ben fornita è a dir poco fondamentale per un liceo. Il lavoro degli apprendisti bibliotecari, oltre ad essere formante sarà utile  anche a tutti gli studenti che accederanno ai servizi della biblioteca e magari anche ad utenti esteImbriani_rni alla scuola.

Dopo aver assistito alle lezioni, è toccato ai ragazzi affrontare in prima persona la catalogazione dei quasi 10.000 volumi presenti nella biblioteca Mario Pensa. Nonostante il lavoro si sia all’inizio dimostrato ostico, in seguito i ragazzi hanno preso confidenza con la loro attività e, accelerando il ritmo lavorativo, hanno catalogato una parte dei volumi in loro possesso. Hanno analizzato i volumi uno per uno, sfogliandoli con attenzione, proprio come farebbe un bibliotecario.

Inoltre è stato aggiornato e rivisto lo schedario già presente nella biblioteca Mario Pensa, che è stata inserita nel sistema SBN. 

Anno scolastico 2015/2016

All’esperienza hanno partecipato: Ludovica Berardino, Francesca D’Ambrosio, Natalia Di Sario, Alessia Festa, Sara Marzullo, Francesco Monteforte, Fabrizia Nappi, Francesca Petrozziello, Alessia Stingo, Marianna Tropeano, Ercole Zaccaria

Basteranno 25 nuovi bibliotecari?

(di Domenico D. De Falco)

Per un non breve periodo, fino a poco fa, i bibliotecari italiani si sono esercitati in un dibattito (che ad alcuni è parso un ameno trastullo) su che cosa avessero potuto diventare anche le biblioteche italiane, cioè se dovevano o no provare ad offrire, oltre ai servizi che tradizionalmente ci si aspetta da una biblioteca, anche altre opportunità, professionali o di svago, quali ad esempio bar, ristoranti e attività varie.

A questo dibattito c’è stata un’ampia e articolata partecipazione, almeno fin quando è stato in qualche modo sostituito nell’attenzione dei bibliotecari da altre più impellenti questioni. Una di queste è rappresentata sicuramente dalle recenti dimissioni dal Comitato tecnico-scientifico per le biblioteche e gli istituti culturali di Mauro Guerrini, Luca Bellingeri, Gino Roncaglia, Paolo Matthiae e dal Consiglio superiore dei beni culturali di Giovanni Solimine, a seguito dell’emanazione del bando di concorso per ben 500 funzionari presso il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, di cui soltanto 25 posti riservati agli aspiranti bibliotecari. Alla luce delle clamorose dimissioni di massa, largamente condivise non soltanto in ambito bibliotecario, la dissertazione sulla natura delle biblioteche suggerisce alcune osservazioni che proviamo a proporre alla comune riflessione attraverso le pagine di questo sito.

La prima è che quel dibattitto è sembrato (con il senno di poi, ma qualche sentore l’avvertivamo anche mentre era in corso) una discussione puramente accademica, anzi di fatto sovradimensionata rispetto al reale stato in cui ancora versano le biblioteche italiane; nonostante la tenacia e in alcuni casi addirittura l’accanimento, della questione se le biblioteche dovessero avere o no anche un bar (semplifichiamo per amor di sintesi), tra i bibliotecari e gli addetti di biblioteca non gliene fregava niente a nessuno (chiediamo scusa per la banalità e la rozzezza dell’espressione), per lo meno questa è l’impressione da un osservatorio limitato, è vero, ma comunque significativo. E questo un po’ perché c’era sempre ben altro a cui pensare durante le normali giornate di lavoro in biblioteca, cioè continuare a far fronte alle richieste di utenti, in presenza e da remoto, con mezzi sempre più scarsi e con risorse di personale ormai ridotte al lumicino, continuare a pensare alla conservazione, salvaguardia e valorizzazione del patrimonio posseduto fidando solo sulla propria buona volontà e disponibilità… Un po’ perché crediamo (senza voler far torto a nessuno) che per buona parte i bibliotecari e gli addetti alle biblioteche non posseggano (o non abbiano ancora maturato) gli strumenti minimi necessari per “capire” l’opportunità, l’importanza di una tale discussione e soprattutto per essere invogliati ad intervenire per esprimere un punto di vista interno. Forse tra i bibliotecari manca uno spirito corporativo, una comune consapevolezza del proprio lavoro e del proprio ruolo all’interno di una comunità, ma sta di fatto che sembrano prevalere normalmente questioni legate al funzionamento quotidiano della biblioteca, se non alla propria agognata –e sempre più sfuggente- pensione o all’ormai chimerico rinnovo dei contratti. Perciò hanno facile gioco le Amministrazioni da cui le biblioteche dipendono a chiudere i servizi, a non rinnovare i contratti e a continuare a proporre (come fa il MiBACT) improbabili progetti di aperture straordinarie, episodiche ed estemporanee, che servono solo a concedere delle elemosine agli impiegati per tenerseli buoni ancora un po’…

A proposito dell’altra questione non resistiamo alla tentazione e sveliamo qual è il nostro pensiero, e cioè: mentre i bibliotecari svolgevano l’ameno dibattito, il Governo italiano aboliva brutalmente le Province cancellando in un sol colpo realtà bibliotecarie locali fortemente radicate sul territorio e punto di riferimento a livello nazionale, e al Ministero della Cultura (il MiBACT, da cui dipendono le biblioteche pubbliche statali) si inanellava un pasticcio dietro l’altro con una revisione degli organici che ha portato infine a generare quel mostro di concorso pubblico per 500 funzionari, di cui solo il 5% bibliotecari.

Complice l’equivoco, che da alcune parti con perfido calcolo si alimenta, di un imminente avvento dell’era totalmente digitale, il che manderebbe in soffitta le biblioteche, la situazione delle biblioteche italiane è fatta di bibliotecari anziani, di collezioni non più aggiornate, di computer che sono delle vecchie trappole…, ma a dispetto di tutto ciò si continua ad offrire un più che dignitoso servizio.

(Ci viene ora il dubbio che per continuare a sopravvivere le biblioteche debbano veramente ampliare la propria offerta di servizi, quindi bar, corsi di yoga, corsi di pittura -e i libri si scaricherebbero da internet).

Infine, poiché i figli, ventenni e poco più, sostengono con vigore e dunque convinzione che la vita dei siti web in genere (a meno che non vi si vendano smartphone) è destinata ad essere sempre più solitaria ed essi stessi poco o affatto consultati, in quanto tutto ciò che c’è da far sapere e da sapere lo si comunica e lo si legge sui canali social, ebbene per questo motivo, contrariamente alle nostre abitudini (dettate evidentemente da convinzioni destinate a dover essere aggiornate), la notizia della pubblicazione di questo articolo nella rubrica Una finestra sulla biblioteca la diamo anche attraverso i canali Facebook e Twitter della Biblioteca. Poi sapremo quanti ci avranno letto.