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Una finestra sulla Biblioteca > Aprile 2018

Ce la cantiamo e ce la suoniamo... La giornata di un bibliotecario

(di Domenico D. De Falco)

Così come sono ora, a che cosa servono le biblioteche? A furia di sentirmelo ripetere da più parti, da più persone in diversi contesti, mi vengono tanti dubbi. E benché apprezzi il senso del noto adagio pseudo-cartesiano dubito, ergo sum (pronunciato da un Pippo più svagato del solito in un albo di «Topolino» letto anni fa), comunque qualche ansia mi viene. A mo’ di memento allora forse sarà utile annotare - non solo per me -  qual è la giornata lavorativa tipica di un bibliotecario, non un direttore di biblioteca ma un semplice bibliotecario anziano (d’età e di servizio); in maniera quasi rozza, senza dunque inserire alcuna variabile, del tipo che biblioteca è, quale specializzazione ha il bibliotecario di cui descriverò la giornata, se svolge o no servizio al pubblico… [Utilizzo, qui e in seguito, la formula al maschile (“il” bibliotecario, “il” collega…) senza alcuna specifica connotazione di genere].

Questo resoconto potrà forse offrire motivo di riflessione anche in favore di un amico della Biblioteca di Montevergine - di cui egli ben conosce l’organizzazione e la professionalità di chi vi lavora - che recentemente, riferendosi alla vita quotidiana della biblioteca e alludendo all’emorragia di utenti che purtroppo è cosa nota, ha utilizzato la seguente esplicita formula dal significato inequivocabile: “insomma, ve la cantate e ve la suonate”.

La giornata lavorativa del nostro bibliotecario tre giorni a settimana si conclude alle 14, altri due giorni alle 17.30; il sabato la biblioteca è chiusa al pubblico. Diversi anni fa era aperta tutte le mattine, sabato compreso, ma non si lavorava di pomeriggio; il sabato si registrava la maggior affluenza di utenti, più che doppia rispetto al periodo lunedì-venerdì.

La mattina è già operativo dalle 7.45. Assiste spesso alle operazioni di apertura della biblioteca, molto semplici per la verità, benché siano rispettati standard anche complessi di sicurezza. È a sua volta assegnatario di una copia delle chiavi della biblioteca, dunque all’occorrenza può aprire, ciò che pure ha fatto a lungo in un passato recente.

Subito dopo prende possesso della sua postazione di lavoro, una stanza molto grande, zona di passaggio per accedere ad altre sale, in cui sono collocati poco meno di 6000 volumi, tra piano terra e ballatoio. Addossato ad una delle finestre della sala, c’è un enorme tavolo ingombro di due computer (uno dei quali è un notebook personale, in surplus rispetto alla dotazione casalinga e dunque utilizzato stabilmente al lavoro), materiale vario (manuali di catalogazione, di cancelleria) e naturalmente libri. L’occupazione principale è la catalogazione della sala in cui si trova e, in prospettiva, di tutto il piano che ospita complessivamente circa 30.000 volumi (compresi i 6.000 della sala in cui lavora).

Ai servizi all’utenza - accoglienza e registrazione, assistenza alla ricerca bibliografica e archivistica, fotocopie, prestito locale e interbibliotecario - che si svolgono al piano terra, il nostro bibliotecario partecipa all’occorrenza e al bisogno.

Se ha la fortuna di avere con sé uno o più giovani colleghi, organizza il lavoro in maniera da coinvolgerli attivamente nella verifica puntuale delle collocazioni dei volumi, fornendo loro tutto il supporto e l’aiuto di cui è capace, intrattenendosi più compiutamente su questioni articolate e complesse, facendo continuamente riferimento alle norme, cercando di trasmettere le sue conoscenze, in vista del suo ormai prossimo pensionamento.

I bravi giovani colleghi sono esperti di catalogazione del tipo di materiale moderno, non escluso un fondo di spartiti musicali, la cui catalogazione sistematica, conclusasi di recente, produrrà anche un catalogo a stampa. Per diversi mesi il nostro bibliotecario, che ha coordinato il lavoro su questo fondo musicale, ha cercato - forse trovandolo - uno sponsor per la stampa del catalogo, iniziando contemporaneamente a lavorare al file destinato alla tipografia, gestendo dunque le varie fasi quale la redazione, da parte dei colleghi, di vari saggi che saranno inseriti nel catalogo, redigendo il catalogo vero e proprio nel rispetto delle esigenze tipografiche, nonché i diversi indici a corredo.

Per il materiale antico occorre intrattenersi più a lungo, per la complessità stessa delle fasi della catalogazione. Inoltre, il lavoro sui libri antichi (come ben sa chi se ne occupa) richiede dei controlli approfonditi; non passa giorno senza che non si debba telefonare o scrivere messaggi di posta elettronica a colleghi di altre biblioteche che posseggono lo stesso volume sul quale si richiedono indagini. E altrettanto spesso, stabilito il contatto, occorre poi fare delle verifiche puntuali con il libro alla mano, ma questo è l’unico modo che il nostro bibliotecario conosce per poter integrare e/o correggere descrizioni che diversamente potrebbero ingenerare equivoci di identificazione nei colleghi di altre biblioteche che vi si dovessero imbattere. La descrizione o il controllo di un libro antico richiede molto tempo, tanto più se contemporaneamente si fa della formazione.

Allo stesso tempo si pianifica e si avvia - affidandolo ad altri colleghi - un lavoro di revisione su una mostra permanente, che bisogna aggiornare nei testi delle didascalie e delle legende e nella stampa di immagini tratte dai libri più preziosi della biblioteca.

Inoltre, frequentemente c’è da organizzare esposizioni bibliografiche in occasione di eventi cui la biblioteca partecipa: allora, si indice preliminarmente un briefing per decidere i passaggi da seguire: scelta dell’argomento, scelta delle immagini, dei testi da scrivere, dell’occorrente per l’allestimento e per la redazione di un opuscolo.

Il nostro bibliotecario collabora con i colleghi del settore Ragioneria e Amministrativo, fornendo - quando richiesti - pareri su volumi bisognosi di intervento di restauro o legatoria e redigendo i relativi elenchi.

Collabora inoltre con il collega che si occupa degli impianti della biblioteca, fornendo - quando richiesto -qualche chiarimento che può dare essendo tra i dipendenti più anziani.

Collabora con i settori Visite guidate e tirocini formativi, che sono in decremento e che quindi vengono svolti saltuariamente, e con il molto più attivo progetto di alternanza scuola lavoro con alcuni licei cittadini.

Il nostro bibliotecario è il curatore del sito web della Biblioteca; gestisce inoltre le pagine Facebook e Twitter e il canale You tube istituzionali. Il sito è aggiornato quotidianamente, con l’inserimento della news relativa alla mostra che si inaugurerà, o il semplice comunicato con cui si informano gli utenti della indisponibilità del piccolo parcheggio prospiciente l’ingresso della biblioteca, a causa di lavori alla sede stradale. C’è da inviare la newsletter sul prossimo evento, del quale il nostro bibliotecario ha girato un breve video che va poi caricato sul canale You tube (che, essendo operazione lunga, si compie generalmente durante la notte utilizzando la connessione internet casalinga, più veloce e stabile di quella di cui si dispone in Biblioteca).

Il nostro bibliotecario fa parte di una sovrastruttura regionale che ha responsabilità e competenza su tutte le biblioteche che fanno parte del Polo, in particolare per ciò che riguarda il settore dei Servizi (prestito locale e interbibliotecario, riproduzioni) che le biblioteche erogano utilizzando un modulo interno all’applicativo in uso, sul quale egli ha tenuto dei corsi di formazione anche al di fuori della sua provincia e della sua regione, incaricato dall’ente centrale dal quale dipende; questo significa che a lui si rivolgono spesso colleghi di altre biblioteche per sottoporre questioni diverse, relative ai Servizi ma anche ad altre problematiche.

Pertanto, durante la giornata:
telefona il collega della Biblioteca comunale di *** che chiede conferma di una catalogazione che ha effettuato; il nostro bibliotecario dunque interrompe quel che sta facendo e controlla la coerenza delle operazioni eseguite dal collega;
telefona il collega della Biblioteca comunale di ***, che è un volontario e che dunque si dedica quando può alla biblioteca, che altrimenti sarebbe sempre chiusa: il nostro bibliotecario riserva grande attenzione a questa e ad altre biblioteche simili, nella convinzione che le biblioteche rappresentino sul territorio un presidio di civiltà, in alcuni contesti addirittura di legalità;
telefona il collega della Biblioteca scolastica dell’Istituto *** che chiede di poter attivare i Servizi; allo scopo occorre innanzitutto configurare quella biblioteca e autorizzarla all’utilizzo del relativo modulo, il che richiede un po’ di tempo; successivamente, si contatterà nuovamente il collega fornendo telefonicamente (o, se e quando possibile, in presenza) le informazioni di base per il corretto utilizzo del modulo.

Aggiorna una pagina del catalogo in linea delle biblioteche del Polo; si tratta di una pagina dedicata agli eventi e a tutto ciò che riguarda le biblioteche, che comunicano al nostro bibliotecario ciò che vogliono sia pubblicato su questa pagina Eventi; egli riceve tramite la posta elettronica le richieste e provvede ad incrementare la pagina, con testi e immagini.

La giornata è passata tra tutte queste occupazione e molto spesso il nostro bibliotecario non ha avuto tempo neanche di prendere un caffè, pur non dovendo far altro che scendere due rampe di scale disponendo la biblioteca di una macchina da caffè in una sala riservata.

Eppure, alla fine della giornata, è sempre forte la tentazione di chiedersi: siamo ancora un autentico servizio? In favore di chi?

Non prevale lo sconforto perché c’è sempre la consapevolezza di star svolgendo il proprio lavoro e si è dunque convinti che la questione del crollo degli utenti nelle biblioteche, poiché riguarda più o meno allo stesso modo istituti bibliotecari di diversa natura e diversa collocazione geografica, dovrebbe essere affrontata ufficialmente e formalmente in maniera collegiale con il coordinamento delle sovrastrutture a carattere nazionale (principalmente il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo). Diversamente, qualsiasi riflessione che si faccia in sede locale (ergo, anche questa) rischia di apparire come un vuoto lamento. Oppure di non aver alcun riscontro, come pure è accaduto di recente sulla lista di discussione dei bibliotecari italiani (tenuta dall’Associazione professionale A.I.B.), in cui un collega, prendendo spunto dal Convegno Stelline 2018 che si svolge ogni anno a Milano (Convegno Stelline), ha posto all’attenzione della lista una sua riflessione sul futuro delle biblioteche (per sintesi semplifico, perché l’intervento del collega è più articolato, complesso e vasto), se cioè siano da intendersi ancora come servizio pubblico, «erogato da un ente pubblico ad un'utenza passiva che lo finanzia genericamente col gettito fiscale», ovvero «sociale, per cui la biblioteca diventa diretta espressione della comunità che la frequenta».

E le altre biblioteche, come se la passano? Quelle che hanno messo il bar e che organizzano i corsi di inglese e di preparazione al parto, di yoga? E quelle che invece si ostinano a rimanere solo biblioteche…?