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Una finestra sulla Biblioteca

Riforma del MiBACT e biblioteche (di conservazione)

(di Domenico D. De Falco)

È sempre buona norma non esprimere giudizi su ciò di cui non si ha una conoscenza approfondita. Perciò noi ci asterremo da qualsiasi commento sulla riforma della Pubblica Amministrazione che sta varando il Governo e in particolare sulla riforma del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo. Tuttavia,  qualche (innocua) riflessione ci sentiamo di farla. LogoMibac2013Notiamo incidentalmente che l’attuale Ministro dei Beni Culturali, ascrivendosi la riforma del suo dicastero, sembra non abbia resistito alla tentazione di definirla rivoluzionaria, per lo meno così abbiamo letto sulla stampa, ma per onestà ammettiamo di non sapere se questo è esattamente il suo pensiero o se si è trattato di interpretazione o esagerazione giornalistica. Dal canto nostro noi sicuramente non resistiamo e ribadiamo ciò che ci sembra ovvio, cioè che la vera rivoluzione starebbe nel fare le cose normali: consentire, per esempio,  che le zone archeologiche siano costantemente presidiate e manutenute e siano visitabili con orari ampi; che i musei siano anch’essi protetti e al tempo stesso visitabili senza (o con poche) limitazioni; che le biblioteche siano messe in grado di funzionare nel miglior modo possibile e dunque non divengano oggetto delle ironie o peggio delle ire degli utenti perché nel mese di agosto sono costrette a sospendere quasi tutti i loro servizi…  Come si vede, cose normali e assicurare questa normalità sarebbe un’autentica rivoluzione, ma tant’è… Il ministro Franceschini è persona seria, sicuramente –crediamo- non si sognerebbe mai di eleggere a custode di un patrimonio librario inestimabile una persona di dubbia moralità che potrebbe non avere scrupoli a defraudarlo. E d’altra parte non sembra nemmeno come il suo predecessore che viaggiò in incognito alla volta di Pompei servendosi della Circumvesuviana sorbendo dunque la sua dose di (quotidiani) disagi. Può darsi quindi che abbia avuto tempo e modo di farsi un’idea coerente del funzionamento del Ministero e che la sua riforma risulti pertanto veramente efficace. Diciamo che noi siamo convinti che con la cultura si mangia, forse non ci si abbuffa, ma senz’altro si può mangiare. Basta far pagare un biglietto d’ingresso per tutti i musei, i monumenti, le aree archeologiche disseminate per l’Italia, a patto che siano ben tenute e che siano davvero visitabili. Se si va all’estero, la solitaria pietra risalente a un non meglio specificato secolo, la fanno visitare a caro prezzo! E ci sembra giusto. Vorremmo aggiungere (a mo’ di provocazione?) che potrebbe essere un’idea far pagare anche il prestito dei libri che erogano le biblioteche, diciamo che 30 o 50 centesimi non ci sembrerebbe una cifra eccezionale e anzi siamo sicuri che i nostri utenti sarebbero di buon grado disposti a versare quest’obolo. Ci lasciamo andare a qualche calcolo spicciolo: la Biblioteca di Montevergine nel 2013 ha effettuato 830 prestiti locali (come risulta dalla pagina delle statistiche di questo stesso sito, http://bibliotecastataledimontevergine.beniculturali.it/index.php?it/311/statistiche-biblioteca-2013), quindi 830 x 0,50 € …   

Nell’applicazione di questa riforma le biblioteche rischiano di pagare un pegno pesante. Ciò che non sembra trovare soluzione è la questione che riguarda la vocazione delle biblioteche. In una comprensibile ma anche discutibile eccitazione che tende a magnificare l’ente che offre una quantità di servizi e che organizza in proprio o partecipa a tanti eventi, sembra che non venga correttamente valutata quella differenza ovvia tra le biblioteche cosiddette di conservazione e le altre i cui compiti sono quelli di offrire uno spettro molto ampio di servizi, caffetteria e aree ristoro comprese. Facciamo un esempio citando una biblioteca che conosciamo, quindi sperando di ridurre il rischio di dire banalità o addirittura sciocchezze. La Biblioteca di Montevergine è senz’altro una biblioteca di conservazione, con la sua raccolta di poco meno di 1500 edizioni del XVI secolo (sono consultabili in rete e ne stiamo facendo un catalogo a stampa, sperando di riuscire a reperire i fondi necessari, ma non dal Ministero che ci ha già risposto negativamente), i suoi consistenti fondi del 1600, 1700 e 1800, con le pergamene e i documenti del piccolo ma importante archivio annesso. Tuttavia, la Biblioteca di Montevergine svolge anche un ruolo che è proprio delle biblioteche di ente locale, soprattutto con il prestito, i cui servizi anche in questo periodo di mezz’agosto non sono stati chiusi, tanto è vero che si accoglie un numero di richieste molto superiore rispetto ad altri mesi dell’anno. Allora, mentre si ha la massima attenzione per tutti i tipi di utenti, a causa di finanziamenti che scarseggiano o che mancano ormai del tutto, non siamo in grado di acquistare a poco più di cento euro una ristampa anastatica dell’Onomasticon di Ferrari (per fare un esempio banale),  e ciò significa che nel catalogare una qualsiasi edizione del 1642 non possiamo stabilire con buona certezza chi è (un altro esempio) il camilliano Giacomo Mancini autore di una Practica visitandi infirmos… Insomma, talvolta la situazione diviene decisamente frustrante, ma ciò nonostante riusciamo ancora a garantire un servizio di buon livello, anche se a scapito di un lavoro di approfondimento pur necessario sui fondi antichi della Biblioteca. Ma, e se dovessero addirittura tagliarci il telefono perché non abbiamo pagato la bolletta per mancanza di soldi…?