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Una finestra sulla Biblioteca

Edizioni poco note di Giovanni Giacomo Carlino presso la Biblioteca di Montevergine

(di Anna Battaglia)

Apud Io. Iacobum CarlinumLo stampatore Giovanni Giacomo Carlino è legato a molte edizioni del secolo XVI e XVII, alcune delle quali presenti presso la Biblioteca Statale di Montevergine, che rispecchiano per lo più la vita interna della Congregazione. Tra di esse molto importanti sono la Regula S.mi Patris nostri Benedicti ac declarationes eiusdem iuxta Constitutiones Congregationis Montisvirginis del 1599 (qui la copia digitale), una vera e propria legislazione completa per i religiosi verginiani, frutto delle visite apostoliche di Mons. Alfonso Lasso e poi di S. Giovanni Leonardi ed il Decretum electionis et suppressionis monasteriorum Congregationis Montisvirginis. Dai Documenti per la storia, le arti e le industrie delle provincie napoletane, si può leggere dei suoi rapporti con l’abate generale P. D. Decio Ruggiero che, stando all’autore, il Filangieri, aveva commissionato allo stampatore mille copie del breviario secondo il rito della Congregazione. Il superiore aveva constatato che all’interno del monastero erano presenti pochi esemplari del vecchio breviario pubblicato nel 1555.  Sembra però che effettivamente il Carlino non abbia mai stampato tali copie; i Registri Capitolari ci informano del fatto che i padri decretarono solo di ricopiare il breviario antico dopo che l’avessero riformato.

Non si può certamente omettere di citare anche l’importante Historia della città e Regno di Napoli di Giovanni Antonio Summonte, stampata dallo stesso nel 1601, ripubblicata dall’editore Guida nel 2012 come Compendio Dell’Historia della Città e Regno di Napoli con l’intento dichiarato dalla curatrice nella prefazione di far conoscere ai lettori le radici della propria patria e del proprio popolo.

Giovanni Giacomo Carlino fu un personaggio particolare e nulla si sa con esattezza sulla vita privata. La sua attività di tipografo si svolse tra gli anni 1579 e 1615, anche se le ricerche non sono ancora complete poiché altre opere da lui stampate potrebbero essere riportate alla luce durante il lavoro di catalogazione dei fondi antichi. In un primo momento sembra che si sia formato presso la stamperia di Orazio Salviani e che abbia lavorato per conto di quest’ultimo. Successivamente egli risulta in attività con il libraio Antonio Pace, nel quale riscontrò un fornitore di fondi per svolgere la sua attività editoriale, e successivamente con Antonio Vitale e tanti altri stampatori. Nonostante la maggior parte delle opere da lui stampate siano apparse a Napoli, egli lavorò anche a Vico Equense, a Gesualdo ed a Tricarico. Nella cittadina irpina si trasferì nel 1611 ed impiantò la sua officina nel castello, chiamato da Carlo Gesualdo, principe di Venosa, per stampare le sue opere musicali, il Libro 5. e 6. dei Madrigali a cinque voci ed i Responsoria tuttora presenti presso le biblioteche napoletane. Carlino morì nel 1616 e, a detta di molti, fu un elegante impressore ed usò molto ingegno nelle sue composizioni.

PintoCi sta a cuore qui descrivere due opuscoli da lui stampati nel 1611 molto interessanti per la storia di Montevergine, poco conosciuti, che gettano luce su un avvenimento del periodo, di cui non si riscontrano molte fonti. Il titolo del primo è Dello spaventevole e miserabile avenimento del fuoco acceso in Monte Vergine nel Regno di Napoli, di cui è autore Carlo Pinto, letterato salentino che vestì l’abito religioso e scrisse diverse opere agli inizi del secolo XVII, per lo più pubblicate a Napoli. L’operetta si compone di 16 pagine; alla terza, che non è una pagina stampata ma manoscritta, si riscontrano il nome dell’autore, il titolo ed infine la data. Il fatto che tale pagina sia inserita in una numerazione progressiva potrebbe far intendere che sia autografa (ovviamente è solo una supposizione che meriterebbe di essere accertata); il testo inizia con un’elegante iniziale ornata ed alla fine è presente l’imprimatur. L’autore racconta, in prima persona, dell’incendio accaduto a Montevergine per rispondere alle aspettative di quanti desiderino conoscerne di più; si trattò di un fatto veramente molto grave che causò la morte di tantissime persone. Dapprima inizia con una descrizione del sito raccontando gli avvenimenti più salienti legati alla sua storia, per poi passare alla narrazione dell’avvenimento. Alle ore 6 del giorno della Pentecoste del 1611, tra il 21 ed il 22 maggio, incominciò a sprigionarsi il fuoco per ragioni imprecisate (secondo i cronisti verginiani, per l’inosservanza del regime alimentare che vietava ai religiosi l’utilizzo della carne, delle uova e dei latticini). Dalla terza camera del palazzo dei forestieri, nel giro di un’ora e mezza, l’incendio si estese a tutte le camere della stessa, rendendo il locale inservibile. Pinto inframezza al testo versi per descrivere, ad esempio, la velocità del fuoco o lo stato d’animo dei presenti, apportando delle similitudini. Poi racconta le testimonianze delle persone coinvolte nell’incendio; alcuni chiedevano alla gloriosa Vergine del Partenio di intercedere in loro favore e di salvarli dal pericolo del fuoco, altri facevano voti e riferivano di essere stati testimoni di prodigi la notte innanzi. Carlo Pinto riferisce tante storie dei presenti, ad esempio, di un certo Orlando di Monteforte, «caporale della guardia» che, avendo sentito che il fuoco arrivava dai tetti, ordinò di chiudere la porta del cortile, ma fu travolto dalla folla dei fuggitivi e morì. Si susseguirono infatti scene raccapriccianti: persone soffocate dalla moltitudine, altri caduti e calpestati. Una mamma, avendo disperso i suoi due figli, temette che fossero tra i morti e non avendoli trovati sul luogo del disastro andò per tutta la montagna a cercarli fino a quando non li ritrovò attoniti, pallidi, ma con il volto annerito dal fumo sotto un tiglio.Z529 L’operetta è davvero molto interessante; sul frontespizio, il Carlino utilizza non le sue solite marche tipografiche (mani, uscenti da nubi, che si stringono tenendo rami di palma e di olivo, fenice su fiamma, Gesù Bambino benedicente su un’aquila …) ma un’incisione che rappresenta la Madonna di Montevergine sul trono con ai piedi sei angeli. Tale raffigurazione può essere probabilmente attribuita a Giacomo Lauro che nel 1631 elaborò, per conto dell’abate Gian Giacomo Giordano, una veduta di Montevergine. Infatti in tale incisione tuttora visionabile presso il Museo abbaziale, si scorge in un riquadro in alto a sinistra la stessa immagine della Vergine del Partenio. D’altronde di ciò è possibile trovare riscontro nel primo numero bimestrale della rivista «La Bibliofilia» del 1927 che riporta un saggio del Seicento dal quale risultano a suo nome diverse incisioni fra le quali la Madonna di Montevergine sul trono con sei angeli.

Il secondo opuscolo, stampato sempre da Giovanni Giacomo Carlino, è relativo allo stesso argomento cioè all’incendio di Montevergine del 1611 ed è composto dallo stesso curatore Carlo Pinto. Il titolo però varia ed è così formulato: Della gente morta, e del palagio bruciato in Monte Vergine, luogo de Padri dell’Ordine di San Gugliemo, vera e leale historia. Da D.C.P. Discritta. È stato stampato nello stesso anno del primo, cioè del 1611, ma presenta solo otto pagine, alla fine l’imprimatur. Si apre con la dedica alla Madonna, nella quale egli afferma di voler raccontare ciò che avvenne all’epoca nel famoso monte a lei dedicato ed il contenuto è simile a quello precedentemente menzionato, anche se in forma ridotta. Sul frontespizio è presente un’incisione della Madonna con il Bambino in braccio, ma non si tratta della Madonna di Montevergine.

È probabile che la successione cronologica dei due opuscoli sia inversa, che sia apparsa dapprima l’edizione più piccola e poi quella più vasta, che l’autore si sia accertato dopo un breve lasso di tempo di tutti i fatti accaduti e delle storie raccontate oppure che abbia poi riscontrato successivamente l’incisione della Madonna di Montevergine prodotta dal Lauro ed abbia deciso di ripubblicare l’opuscolo. Ovviamente si tratta solo di supposizioni, ma forse quello che è veramente importante è di aver aggiunto un piccolissimo tassello di conoscenza, che va ad inserirsi nell’infinita storia dell’abbazia di Montevergine e della sua congregazione.