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Una finestra sulla Biblioteca

Uno spartito per Montevergine

(di Sabrina Tirri)

Capita spesso che, durante il lavoro catalografico o nel mettere a posto i volumi, ci si imbatta in qualche particolarità che catturi la nostra attenzione. Può essere un’immagine, un titolo, una dedica o altro.

Di recente ha destato una singolare curiosità un opuscoletto musicale collocato nella sala C della Biblioteca Statale di Montevergine, che ospita il fondo musicale a stampa di Luigi Imbimbo, a proposito del quale riferiamo a parte su questa stessa rubrica. LitanieQuesto spartito, che non ha nulla a che vedere con la donazione anzidetta, è inserito all’interno di una miscellanea - volume che contiene, rilegati insieme, normalmente scritti di vari autori e di vario genere - e presenta il seguente titolo: 15 litaniae lauretanae. Pubblicato a Torino nel 1930 dall’editore Chenna, esso consta di 12 pagine e comprende le litanie lauretane, dette anche litanie della Beata Vergine Maria.

Si tratta di invocazioni e preghiere terminanti con la filiale supplica Ora pro nobis. L'appellativo "lauretane”, che sembrava rimandare all’Abbazia del Loreto a Mercogliano, in realtà si riferisce, come si legge da diverse fonti, al luogo che le ha rese celebri. Stiamo parlando della Santa Casa di Loreto, ad Ancona, che, a partire dalla prima metà del secolo XVI, le ha diffuse in tutta la Chiesa cattolica latina. Il frontespizio presenta una cornice rossa, a mo’ di richiamo di quelle incise nei libri antichi.  Dei motivi vegetali disegnano due colonne sulle quali sono inginocchiati due putti in atto di suonare delle trombe e di annunciare la composizione sacra del monaco benedettino, Stefano Moreno. Del compositore, Stefano Moreno, non siamo riusciti a recuperare notizie biografiche; dai cataloghi nazionali risultano a suo nome una sessantina di opere musicali realizzate in un arco di tempo che va dal 1927 al 1943 circa.

Lo spartito in questione, per due voci uguali con accompagnamento di organo, ha comunque la sua rilevanza perché dedicato ad uno dei più illustri abati del Santuario di Montevergine, Giuseppe Ramiro Marcone, di cui quest’anno ricorrono i 100 anni dalla nomina ad abate.  Non sappiamo se e quando il compositore e l’abate si siano conosciuti né tantomeno la motivazione di questa dedica, che ha causato l’equivoco di cui abbiamo parlato poco innanzi. Indiscutibili sono invece la sua formazione religiosa e culturale e il grande operato svolto presso Montevergine, contribuendo notevolmente nei suoi 34 anni di “governo”, dal 1918 al 1952, allo sviluppo e alla rinascita, in tutti i suoi aspetti, della comunità verginiana. Commissionò diversi lavori di restauro e di ristrutturazione al monastero e al palazzo abbaziale; istituì nuovi fabbricati, quale il grandioso Istituto Maria Ss. di Montevergine con annessa Congregazione di Suore Benedettine; avviò i primi lavori di costruzione alla funicolare. Tanto fece in un periodo storico molto burrascoso; visse e sperimentò, in maniera diretta e indiretta, le due guerre mondiali: con la prima lo vediamo al fronte come tenente cappellano, a supporto spirituale e morale dei soldati, e con la seconda, lo vediamo operare da remoto, pregando per tutta l’umanità in difficoltà e offrendo ospitalità al santuario stesso a quanti l’avessero richiesto, assicurando un po' di pace fisica e psicologica. Fu proprio durante gli anni del secondo conflitto che Montevergine venne scelto come luogo più idoneo e sicuro atto a proteggere la Sacra Sindone dalle mire di Hitler, e divenne meta di continue visite da parte di importanti personaggi della vita politica e reale: significative sono quelle del principe Umberto di Savoia, insieme alla moglie Maria José, del re Vittorio Emanuele III e di Benito Mussolini.

Concludiamo ritornando al nostro spartito, che presenta sia in copertina sia sul frontespizio una nota manoscritta del monaco della congregazione, D. Donato M.a Cessari, che entrò in monastero nel 1905 e morì nel 1965 del 22 dicembre. Tale nota fa capire che l’opuscolo era di proprietà di questo monaco che, negli anni ‘30, realizzò una copia della sacra icone venerata a Montevergine, portata in processione nel giorno della Madonna, il 1 settembre, e, negli anni ‘50, ricevette l’incarico di “organista invernale” al santuario di Montevergine. Quello della nota di possesso è un elemento a cui la bibliologia sta riconoscendo molta importanza perché contribuisce alla ricostruzione storica del singolo esemplare. Nel nostro caso la nota di possesso è singola, mentre possono verificarsi casi quando il testo è particolarmente datato, in cui se ne susseguano diverse nelle forme di timbri, cartigli, postille etc., perché frutto di diversi spostamenti. Ogni annotazione va analizzata ripercorrendo a ritroso il cammino del libro al fine di risalire al primo proprietario o possessore. Diversi altri nomi dell’ordine verginiano risultano apposti sui libri, e non solo su quelli musicali, e molto spesso si trova la denominazione generica di “Montevergine” a testimonianza della loro appartenenza alla ricca biblioteca della Congregazione, passata allo Stato sul finire del XIX secolo.