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Una finestra sulla Biblioteca

Quel buon padre di famiglia

(di Domenico D. De Falco)

Il “buon padre di famiglia”: da più parti viene continuamente evocato, in riferimento a una gestione virtuosa di qualsiasi consesso, famigliare, lavorativo, politico... Ebbene, che farebbe quel buon padre di famiglia dovendo farsi bastare risorse sempre più scarse? Cercherebbe di utilizzarle in maniera mirata per continuare a erogare nel miglior modo possibile i servizi di cui è titolare?
Per restare all’ambito delle biblioteche e dei bibliotecari - quello che ci interessa perché si tratta di specie da proteggere, in via d’estinzione - quale potrebbe essere lo scenario più coerente per non demolire del tutto quel po’ di servizio che ancora rimane in capo alle biblioteche, che devono tuttavia far i conti con risorse sempre più scarse? Soprattutto risorse di personale, ma anche economiche.

Un esempio, proposto arbitrariamente, riguardante le biblioteche di conservazione.
I pochi euro che vengono erogati in maniera discontinua in favore di queste biblioteche per acquisto pubblicazioni siano dirottati alle biblioteche di consultazione (per esempio le biblioteche universitarie). L’incremento delle collezioni nelle biblioteche di conservazione è stato già da tempo, giocoforza, abbandonato perché le nuove uscite editoriali vanno acquistate al momento della loro pubblicazione, già un anno dopo, scomparse dal catalogo, non è sempre possibile reperirle. Inoltre, è sicuramente più utile avere la certezza che anche una sola biblioteca (alla quale si attribuirebbero fondi sufficienti) abbia la possibilità di acquistare regolarmente libri in modo da avere per lo meno una collezione completa e sempre aggiornata; questi testi sarebbero comunque disponibili ovunque attraverso il servizio di prestito interbibliotecario.

Ciò che in tal modo si risparmierebbe sia destinato alla costituzione di un fondo in favore delle biblioteche di conservazione al quale attingere per la realizzazione di specifici progetti (per i quali pure si richiedono regolarmente finanziamenti, che altrettanto regolarmente non vengono erogati), in ossequio alle due direttrici generali da perseguire che valgono anche per le biblioteche (non solo per musei e siti archeologici), e cioè la conservazione e la valorizzazione.

Nel dettaglio:

1.
Conservazione. Poiché è la semplicità che è difficile a farsi, occorrerebbe sapere esattamente che cosa si possiede, quindi un primo progetto potrebbe riguardare un’operazione aggressiva di recupero del retrospettivo, che già in parte si persegue, seppure con forme e modi fortemente condizionati dalla sempre crescente penuria di bibliotecari catalogatori. Si arruolerebbero temporaneamente schiere di catalogatori ai quali si affiderebbe il compito di colmare il grave gap tra il posseduto e il catalogato.
Diversamente, nelle liste di discussione dei bibliotecari sono destinate a crescere a dismisura discussioni (apparentemente) oziose, che alimentano una visione distorta all’esterno del lavoro dei catalogatori, i quali  rischierebbero così di essere percepiti come una categoria vittima di una perenne autoreferenzialità. La questione sembrerebbe semplice, addirittura banale: se il catalogatore non descrive chiaramente il volume che ha davanti, non se ne troverà mai notizia in qualsivoglia catalogo, cartaceo o in linea. Pur nel rispetto (a volte rigido) delle norme che valgono per tutti, il catalogatore fa una scelta e si augura che sia la più coerente e corretta, ma anche che consenta agli utenti di accedere all’informazione, possibilmente senza penare.

Fateci ad esempio sapere se questi fogli volanti li abbiamo descritti chiaramente (il link in calce rimanda alla scheda in opac).
NAP0801923 NAP0801991 NAP0801997

NAP0801923 (All'egregio cav. Michele Capozzi)                                                            

NAP0801991  (Agli elettori del collegio di Atripalda)                                                        

NAP0801997  (Agli elettori del collegio politico di Atripalda)                                                    

2.
Valorizzazione. Un altro progetto riguarderebbe la pubblicazione di cataloghi e l’organizzazione di esposizioni documentarie e bibliografiche, cosa che si fa già adesso, ma sempre in affanno e in maniera quasi estemporanea; si potrebbe provare a pianificare la realizzazione di cataloghi relativi ai fondi posseduti, con un lavoro che rimarrebbe tutto all’interno del perimetro della biblioteca.

Siamo consapevoli che queste riflessioni andrebbero segnalate anche a livello delle sedi in cui vengono assunte le decisioni, dove si esercita la burocrazia; non è eslcuso che lo faremo, ma dovremo vincere la diffidenza verso un apparato burocratico che non sembra proprio un esempio virtuoso.