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POSSESSORI

Risultato della ricerca

Cordella Federico

Cordella, Federico <1857-1914>

Personale/collettivo: Personale

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

Nota manoscritta (sul frontespizio): Cordella Federico

Nota manoscritta: Cordella


FEDERICO CORDELLA nacque a Napoli nel 1857 da una feconda famiglia di musicisti; compiuti gli studi presso il Conservatorio di San Pietro a Majella, giunse ad Avellino nel 1879, quando il padre, funzionario di prefettura fu trasferito nel capoluogo irpino. Ad Avellino svolse un intensa attività artistica, stimolato da un fervente ambiente culturale post-unitario. Ben presto cominciò a produrre numerose composizioni musicali che riscossero gran successo e contemporaneamente si dedicò all’insegnamento che occupò gran parte della sua vita. Nel 1883 fu nominato direttore della Scuola di Canto corale comunale e di musica, fu poi nominato professore di Canto corale nella Regia Scuola Normale femminile di Avellino e direttore della Scuola di Musica del locale Orfanotrofio. Autore di testi scolastici musicali come il Manuale teorico-pratico di Canto Corale per uso delle Scuole Normali  fu anche autore di composizioni di musica sacra (presso Bertarelli Milano) e di una collezione di canti a una e a due voci con accompagnamento di pianoforte per le scuole normali e istituti di educazione (Ricordi, Milano). Oltre che con le due case editrici milanesi, Cordella pubblicò con gli editori Rizzo Maddaloni, Orlandini di Napoli e per Pergola di Avellino. Tra le varie composizioni composte da Cordella va ricordata la raccolta dell’album vocale Dai Colli del Partenio dedicata a Leonora Mancini, figlia di Pasquale Stanislao noto politico Avellinese. Il 28 maggio 1892 sposò Rosina Biancardi (Avellino 1858-1936), alla quale anni prima aveva dedicato la mazurka per pianoforte La Danza dei Fiori e il valzer Primi Albori. Fu grande amico di artisti, cantanti, compositori e musicisti contemporanei, come Vincenzo Galiero, Camillo De Nardis, Ernesto e Modestino Rivela. Numerosi suoi allievi ottennero numerosi riconoscimenti all’estero, specie in America. Cordella morì ad Avellino il 26 ottobre del 1914 nella sua abitazione di Piazza della Libertà e i funerali vennero celebrati nella Chiesa di Monserrato in presenza di un vastissimo pubblico.

(Andrea Massaro, Omaggio a Federigo Cordella musicista avellinese, Avellino 1988)


PID: NAPP002070

Collocazione

Corvaia, Vittore Enrico Maria_ad usum

Corvaia, Vittore Enrico Maria

Personale/collettivo: Personale

Forma di rinvio: Corvaia, Vittore

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

Nota manoscritta (sul verso della copertina): Ad usum d. Victorij Maria Corvaja monachi O.S.B.

VITTORE ENRICO MARIA CORVAIA, nato a Palermo il 19 giugno 1834, resse l’Abbazia di Montevergine dal 1879 al  1908. A soli dodici anni fu probando presso il monastero  di S. Nicolò l’Arena in Catania dove vestì per la prima volta l’abito monastico. Si trasferì poi a Subiaco dove, nel 1858, fu ordinato sacerdote. Nel 1879 a Montevergine divenne dapprima coadiutore dell’abate Guglielmo De Cesare che, come buon conoscitore di uomini, lo scelse per affiancare il vicario generale Giambattista Coscinà negli affari diocesani ed affinché si rendesse conto di tutto l’ambiente dell’abbazia di Montevergine. A contraddistinguere il religioso fu il fascino verso il culto divino; per tale ragione fece erigere la Via Crucis a Montevergine, curò particolarmente gli altari e la conservazione delle sacre reliquie, che furono rimosse dalla cappella di san Michele e riunite tutte in quella di san Guglielmo. L’abate Corvaia si occupò anche degli opportuni ornamenti, lasciandone il ricordo in una iscrizione marmorea. Nel 1908 un breve pontificio lo nominava vescovo titolare di Tripoli sicché, dopo la consacrazione episcopale avvenuta nella cattedrale di Montevergine, poté fare la consegna dell’abbazia al suo successore, l’abate Gregorio Grasso. Morì il 22 luglio del 1913.

(Giovanni Mongelli, Storia di Montevergine e della Congregazione Verginiana, VII, 1978)

PID: NAPP000348

Collocazione

Coscina, Giovanni Battista_ad usum

Coscinà, Giovanni Battista <1807-1882>

Personale/collettivo: Personale

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

Nota manoscritta (sul frontespizio): ad usum R. P. Iov. Battista Coscina

 

GIOVANNI BATTISTA COSCINÀ, nato a Napoli nel 1807, effettuò la vestizione nel 1828 e l’ordinazione sacerdotale nel 1831. Fu poi sacrista maggiore a Montevergine, lettore morale, parroco e vicario a Terranova, definitore generale e penitenziere apostolico. Nel 1859 fu vicario generale della diocesi di Montevergine durante l’abbaziato di Guglielmo De Cesare, il quale, rimasto vittima  di un attentato, si trasferì a Roma e nominò come suo vice Coscinà. Insieme collaborarono per difendere Montevergine e il Palazzo Abbaziale di Loreto dalle leggi sulla soppressioni delle corporazioni e degli ordini religiosi. Nell’ottobre 1868 l’abbazia fu riconosciuta come Monumento Nazionale e nel 1879 la Congregazione Verginiana fu unita con quella sublacense o cassinese della prima osservanza. Coscinà morì il 29 ottobre 1882.

(Giovanni Mongelli, Storia di Montevergine e della Congregazione Verginiana, VI, 1971)

PID: NAPP000032

Collocazione

Cudi, Teodorico_ad uso

Cudi, Teodorico

Personale/collettivo: Personale

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

Nota manoscritta (sulla carta di guardia): ad uso di D. Teodorico Cudi O.S.B.

 

TEODORICO (STEFANO) CUDI, spagnolo di S. Stefano de Bos. Egli nacque nel 1829, nel 1856 fu novizio, nel 1859 ordinato sacerdote, nel 1874 si trasferì a Montevergine, nel 1882 fu nominato vicario generale della diocesi. Divenne nel 1904 abate titolare di San Gennaro di Terranova. Nella Cronaca del monastero si specifica che l’abate Corvaia chiese udienza al papa affinché don Teodoro Cudi fosse decorato della dignità di abate titolare. Il tutto si svolse con una solenne cerimonia nel palazzo abbaziale di Loreto, alla presenza di tutti i monaci della congregazione. Morì il 30 gennaio del 1919.

PID: NAPP001213

Collocazione

D'Aloe, Stanislao

D'Aloe, Stanislao

Personale/collettivo: Personale

Codice: EL Ex libris

Descrizione

Timbro


STANISLAO D'ALOE, storico (Napoli, 1814-1888)

PID: NAPP000816

Collocazione

D'Onofrio

D'Onofrio, Giovanni

Personale/collettivo: Personale

Codice: EL Ex libris

Descrizione

Il cartiglio raffigura San Girolamo nello studio nell’atto di trascrivere la Bibbia, con alle spalle il galero cardinalizio. Pur mancando i tipici attributi iconografici del santo, l'identificazione è comunque certa.

PID: NAPP001920

Collocazione

De Cesare

De Cesare, Guglielmo

Personale/collettivo: Personale

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

GUGLIELMO DE CESARE fu nominato abate di Montevergine il 15 maggio 1859. Resse l’abbazia per circa 25 anni ed eseguì diversi lavori edilizi e di restauro sia al santuario sia al palazzo abbaziale, iniziò i lavori della strada rotabile portati a compimento solo fino  a metà montagna e "abbozzò una minuta di contratto per l’installazione di un tram a vapore o funicolare  o altra trazione meccanica dal comune di Ospedaletto all’abbazia". In seguito alla soppressione degli ordini religiosi Montevergine fu soppresso come monastero e tutti i suoi beni furono incamerati; nel 1868 l’abbazia fu riconosciuta ufficialmente come Monumento nazionale e nel 1879 De Cesare sostenne l’unione della congregazione verginiana con quella sublacense, il cui decreto fu confermato solennemente dal papa Leone XIII con un breve pontificio dell’8 agosto. Fu assassinato nel 1884 dal suo fidato cameriere, Ferdinando Vajo, a Roma, dove si recava spesso in quanto postulatore per la causa di beatificazione della serva di Dio, Maria Cristina di Savoia.

 

PID: NAPP000412

Collocazione

De Cesare, Raffaele_stemma

De Cesare, Raffaele

Personale/collettivo: Personale

Codice: EL Ex libris

Descrizione

Cartiglio con stemma (sul verso della copertina), mm 48x50; scudo araldico bipartito in senso verticale, incorniciato dal cappello ecclesiastico con due cordoni laterali da cui si apre una fioccatura di nappe; a sinistra stemma di Montevergine (sulla base dei tre monti, si erge una duplice Croce, di cui la superiore, cerchiata, simboleggia la Vergine SS.ma, che dà alla luce il Figlio di Dio incarnato, rimanendo vergine. La corona che sormonta la Croce cerchiata indica la protezione regia e imperiale di cui godeva Montevergine fino all'Unità d'Italia. Le lettere puntate M. V. si svolgono in Monte Vergine); a destra una torre, sulla cui sommità una figura maschile con elmo e lancia (l'arcangelo Michele?) schiaccia i serpenti

 

RAFFAELE DE CESARE, abate di Montevergine dal 25 aprile 1847 al 9 gennaio 1850. Originario di Chieti, nacque nel 1763 e nel decennio successivo fu ricevuto in monastero, poi studente in molte case verginiane, lettore scolastico, sacerdote a Napoli ed alla fine degli anni ’90 archivista a Montevergine; prima di ricoprire la carica di abate generale fu anche penitenziere apostolico. Il suo governo non fu segnato  da avvenimenti di particolare rilievo. Nel 1848 il De Cesare inaugurò a Montevegine il nuovo organo, che fu ritenuto il più grande organo orchestrale di tutta Italia, opera di Nicola Criscuoli, nativo di Venafro, e realizzò nel Palazzo Abbaziale di Loreto la grande vasca in mezzo al giardino, dove sarebbe dovuta sorgere la torre che, nei piani del primo progettista del palazzo, l'architetto Domenico Antonio Vaccaro, doveva servire da residenza dell'abate

(Giovanni Mongelli, Storia di Montevergine e della Congregazione Verginiana, VI, 1971)

PID: NAPP001467

Collocazione

De Michele, Filippo

De Michele, Filippo

Personale/collettivo: Personale

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

Nota manoscritta (sulla pagina prima del frontespizio): D. Filippo De Michele OSB


FILIPPO DE MICHELE, nome secolare Luigi, nato nel 1934


  • 1951 - vestizione noviziale

  • 1952 - professione triennale

  • 1952 - a Subiaco per studi

  • 1956 - professione solenne

  • 1957 - suddiacono

  • 1958 - diaconato

  • 1959 - ordinazione sacerdotale

  • 1962 - prefetto degli alunni

  • 1965 - parte per Tagliavia (Sicilia) e vi ritorna nello stesso anno

  • 1970 - parte per Montesantangelo essendo stato affidato a Montevergine il santuario di San Michele dove l'abate lo nomina superiore

  • 2005 - muore

PID: NAPP002025

Collocazione

De Sortis, Ciro_ex libris

De Sortis, Ciro

Personale/collettivo: Personale

Codice: EL Ex libris

Descrizione

Cartiglio (sul verso della copertina), mm 28x60, intrecciato con corona di spine e nastro; nel nastro: OMNIA VANITAS ET AFFLICTIO SPIRITUS; nel cartiglio: EX LIBRIS CYRI de SORTIS

 

CIRO DE SORTIS

PID: NAPP000449

Collocazione

Cliccare qui per consultare la scheda di Ciro De Sortis nell'Archivio dei Possessori della Biblioteca Nazionale di Napoli

Di Giovanni, Celestino

Di Giovanni, Celestino

Personale/collettivo: Personale

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

Nota manoscritta (sul frontespizio): D. Celestini de Joanne ord.is m.is Virg.is


CELESTINO DI GIOVANNI, nato ad Aterrana, frazione di Montoro in provincia di Avellino, il 26 maggio 1748, fu accolto a Montevergine il 2 novembre 1764. Fu poi studente ad Aversa (1766-68), a Roma (1769-71) e a Capua (1772). Iniziò quindi le sue attività in diversi monasteri e case dipendenti, tra cui Petina, dove fu cellerario nel 1774-75, Bagnoli (1776), fu sacerdote ad Ariano (1777), primicerio a Montevergine (1781).  Fu infine archivista ad Airola (1797), sacerdote a Formicola (1798-99), vicario ad Arienzo (1800-01), sacrista ad Airola (1802), sacrista maggiore e protonotario apostolico a Montevergine (1803-05). Con la soppressione del 1807 ritornò in famiglia. Morì il 1 agosto 1807, probabilmente a Benevento o a Montoro.

PID: NAPP001871

Collocazione

Erriquez_1

Enriquez, Vincenzo

Personale/collettivo: Personale

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

Nota manoscritta (sul frontespizio):

D Vincenzo Erriquez 1780

VINCENZO ENRIQUEZ, nato a Napoli nel 1750, entrò come novizio nel monastero di Casamarciano nel 1769. Completati gli studi a Montevergine nel 1777, fu dapprima cellerario a S. Agata di Puglia e poi sacerdote a Formicola, Penta e dal 1792 al 1828 a Terranova dove morì il 26 ottobre.

Collocazione

Eremo dell'Incoronata

Eremo dell'Incoronata <Sant'Angelo a Scala>

Personale/collettivo: Collettivo

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

Note manoscritte (sul frontespizio e altrove): Sacri Eremi S. M. Coronatae

Ex Bibl. S. Eremi S. Maria Coronatae

Dell'Eremo dell'Incoronata

Timbro: S. Ere. M. Coron.

Ad usum Eremitarum Montis Coronae

Ad usum Nouitiorum S. Mariae Incoronatae

 

L'EREMO DELL'INCORONATA era un monastero camaldolese dell'Incoronata di Sant'Angelo a Scala (Avellino); sorgeva in una piccola valle della catena del Partenio, detta Chiaia. Qui giunsero Giulio da Nardò, futuro beato, e Giovanni da Figuera, di nazionalità spagnola, intorno al 1557. I due giovani si distinsero talmente nella loro vita eremitica, al che i signori di Sant'Angelo all'Esca, marchesi Carafa, fecero erigere una chiesa solida e ampia, nella quale fu posta, quale dono della città di Nola, una bellissima statua in legno della Madonna ornata con una corona regia, la cosidetta Vergine Incoronata, la cui denominazione si estese successivamente a tutto l'Eremo che nel 1577 fu affidato alla Congregazione Camaldolese degli eremiti di Monte Corona, seguaci della Regola di San Benedetto, per volontà del papa Gregorio XIII. Il monastero del'Incoronata si  ingrandì notevolmente con i camaldolesi; alla fine del Seicento era per importanza al secondo posto dopo la casa madre dei Camaldoli in Toscana e ospitava al'incirca trentacinque eremiti. Attualmente di quel ricco e magnifico complesso restano solo i ruderi poiché, ancor prima delle soppressioni del governo napoleonico, era stato già demolito e reso inutilizzabile, essendo stato rifugio del colonnello borbonico Michele Pezza, meglio noto come fra' Diavolo. Come in tutti gli eremi camaldolesi, anche all'Incoronata di Sant'Angelo a Scala lo studio era tenuto in gran conto, quindi non mancavano gli strumenti e i mezzi per coltivarlo; l'addetto alla biblioteca aveva un ruolo molto importante, essendo considerato come secondo responsabile delle cose contenute nell'Eremo. Dai documenti di una busta dell'Archivio di Montevergine (la n. 260), risulta la presenza di un notevole numero di volumi presso l'Eremo sin dal 1694. Perché tali volumi siano poi pervenuti a Montevergine e esattamente quando, restano comunque interrogativi cui è difficile dare una risposta. Dei due eremiti, Giovanni da Figuera passò subito tra i camaldolesi di Monte Corona, mentre Giulio da Nardò si trasferì a Montevergine: pertanto, potrebbe aver quest'utimo portato con sé i preziosi volumi

(Anna Battaglia, L'Eremo dell'Incoronata nelle note di possesso degli esemplari del'abbazia di Montevergine, «Una finestra sulla Biblioteca», «Il Santuario di Montevergine», 2002-2003)

PID: NAPP000030

Frasca, Raffaele

Frasca, Raffaele

Personale/collettivo: Personale

Codice: TE Timbri di enti laici e persone

Descrizione

Timbro (sul frontespizio): Raffaele Frasca, arciprete Bagnoli Irpino

              Nota manoscritta (sul frontespizio): Raff:e Arcip:e Frasca

RAFFAELE FRASCA, arciprete,  nato a Bagnoli Irpino (Avellino) da Alessandro, alla metà secolo XIX, maestro della scuola comunale di grado superiore di Bagnoli Irpino ove si distinse particolarmente (come attesta il Provveditore agli studi di Avellino dell’epoca). Entra in monastero alla fine del secolo XIX.

(Archivio di Montevergine, busta 540)

PID: NAPP000014

Collocazione

Galdi, Marco

Galdi <famiglia>

Personale/collettivo: Collettivo

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

La famiglia Galdi visse a Preggiato, un'attraente borgata di Cava dei Tirreni, dove ha avuto modo di affermarsi socialmente e culturalmente. A testimonianza del sapere universale dei fratelli Galdi, in particolare di Francesco e Marco, è il cospicuo complesso bibliografico donato alla Biblioteca Statale di Montevergine negli anni trenta del secolo scorso. Si tratta di 3000 volumi che riflettono le loro attività professionali: medicina, diritto, scienze religiose, classici, letteratura e filologia latina. In particolare, grande rilievo assume la figura di Marco Galdi che fu professore universitario a Messina, Pavia e Napoli, e che, attraverso una produzione scientifica a larghe vedute e intuizioni profonde, irradiò la sua luce oltre il suo tempo ed oltre il suo ambiente.

(Placido Mario Tropeano, La Biblioteca di Montevergine nella cultura del Mezzogiorno, Napoli, 1970, p. 95-97)

PID: NAPP001792

Collocazione

 

Nota manoscritta (sul frontespizio): F Galdi

            F Galdi

            Timbro: Dr. med. Francesco Galdi

  • Donazione Galdi