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POSSESSORI

Risultato della ricerca

De Cesare

De Cesare, Guglielmo

Personale/collettivo: Personale

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

Visualizza il ritratto di Guglielmo De CesareGUGLIELMO DE CESARE, nome secolare Francesco, Antonio, Pasquale, nacque a Campobasso il 28 marzo 1812; fu nominato abate di Montevergine il 15 maggio 1859. Resse l’abbazia per circa 25 anni ed eseguì diversi lavori edilizi e di restauro sia al santuario sia al palazzo abbaziale, iniziò i lavori della strada rotabile portati a compimento solo fino  a metà montagna e "abbozzò una minuta di contratto per l’installazione di un tram a vapore o funicolare  o altra trazione meccanica dal comune di Ospedaletto all’abbazia". In seguito alla soppressione degli ordini religiosi Montevergine fu soppresso come monastero e tutti i suoi beni furono incamerati; nel 1868 l’abbazia fu riconosciuta ufficialmente come Monumento nazionale e nel 1879 De Cesare sostenne l’unione della congregazione verginiana con quella sublacense, il cui decreto fu confermato solennemente dal papa Leone XIII con un breve pontificio dell’8 agosto. Fu assassinato nel 1884 dal suo fidato cameriere, Ferdinando Vajo, a Roma, dove si recava spesso in quanto postulatore per la causa di beatificazione della serva di Dio, Maria Cristina di Savoia.

 

PID: NAPP000412

Collocazione

De Cesare, Raffaele_stemma

De Cesare, Raffaele

Personale/collettivo: Personale

Codice: EL Ex libris

Descrizione

Cartiglio con stemma (sul verso della copertina), mm 48x50; scudo araldico bipartito in senso verticale, incorniciato dal cappello ecclesiastico con due cordoni laterali da cui si apre una fioccatura di nappe; a sinistra stemma di Montevergine (sulla base dei tre monti, si erge una duplice Croce, di cui la superiore, cerchiata, simboleggia la Vergine SS.ma, che dà alla luce il Figlio di Dio incarnato, rimanendo vergine. La corona che sormonta la Croce cerchiata indica la protezione regia e imperiale di cui godeva Montevergine fino all'Unità d'Italia. Le lettere puntate M. V. si svolgono in Monte Vergine); a destra una torre, sulla cui sommità una figura maschile con elmo e lancia (l'arcangelo Michele?) schiaccia i serpenti

 

Visualizza il ritratto di Raffaele De CesareRAFFAELE DE CESARE, abate di Montevergine dal 25 aprile 1847 al 9 gennaio 1850. Originario di Chieti, nacque nel 1763 e nel decennio successivo fu ricevuto in monastero, poi studente in molte case verginiane, lettore scolastico, sacerdote a Napoli ed alla fine degli anni ’90 archivista a Montevergine; prima di ricoprire la carica di abate generale fu anche penitenziere apostolico. Il suo governo non fu segnato  da avvenimenti di particolare rilievo. Nel 1848 il De Cesare inaugurò a Montevegine il nuovo organo, che fu ritenuto il più grande organo orchestrale di tutta Italia, opera di Nicola Criscuoli, nativo di Venafro, e realizzò nel Palazzo Abbaziale di Loreto la grande vasca in mezzo al giardino, dove sarebbe dovuta sorgere la torre che, nei piani del primo progettista del palazzo, l'architetto Domenico Antonio Vaccaro, doveva servire da residenza dell'abate

(Giovanni Mongelli, Storia di Montevergine e della Congregazione Verginiana, VI, 1971)

PID: NAPP001467

Collocazione

De Michele, Filippo

De Michele, Filippo

Personale/collettivo: Personale

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

Nota manoscritta (sulla pagina prima del frontespizio): D. Filippo De Michele OSB


FILIPPO DE MICHELE, nome secolare Luigi, nato nel 1934 a Monte S. Angelo (FG)

De Michele, Filippo. 1951 - vestizione noviziale

. 1952 - professione triennale

. 1952 - a Subiaco per studi

. 1956 - professione solenne

. 1957 - suddiacono

. 1958 - diaconato

. 1959 - ordinazione sacerdotale

. 1962 - prefetto degli alunni

. 1965 - parte per Tagliavia (Sicilia) e vi ritorna nello stesso anno

. 1970 - parte per Montesantangelo essendo stato affidato a Montevergine il santuario di San Michele dove l'abate lo nomina superiore

. 1999 - ritorno definitivo a Montevergine, viene nominato Vicario Generale dell'Abbazia territoriale e direttore della fabbrica di liquori. Colpito da malore improvviso, si spegne il 10 dicembre 2005.

PID: NAPP002025

Collocazione

De Sortis, Ciro_ex libris

De Sortis, Ciro

Personale/collettivo: Personale

Codice: EL Ex libris

Descrizione

Cartiglio (sul verso della copertina), mm 28x60, intrecciato con corona di spine e nastro; nel nastro: OMNIA VANITAS ET AFFLICTIO SPIRITUS; nel cartiglio: EX LIBRIS CYRI de SORTIS

 

CIRO DE SORTIS

PID: NAPP000449

Collocazione

Cliccare qui per consultare la scheda di Ciro De Sortis nell'Archivio dei Possessori della Biblioteca Nazionale di Napoli

Di Giovanni, Celestino

Di Giovanni, Celestino

Personale/collettivo: Personale

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

Nota manoscritta (sul frontespizio): D. Celestini de Joanne ord.is m.is Virg.is


CELESTINO DI GIOVANNI, nato ad Aterrana, frazione di Montoro in provincia di Avellino, il 26 maggio 1748, fu accolto a Montevergine il 2 novembre 1764. Fu poi studente ad Aversa (1766-68), a Roma (1769-71) e a Capua (1772). Iniziò quindi le sue attività in diversi monasteri e case dipendenti, tra cui Petina, dove fu cellerario nel 1774-75, Bagnoli (1776), fu sacerdote ad Ariano (1777), primicerio a Montevergine (1781).  Fu infine archivista ad Airola (1797), sacerdote a Formicola (1798-99), vicario ad Arienzo (1800-01), sacrista ad Airola (1802), sacrista maggiore e protonotario apostolico a Montevergine (1803-05). Con la soppressione del 1807 ritornò in famiglia. Morì il 1 agosto 1807, probabilmente a Benevento o a Montoro.

PID: NAPP001871

Collocazione

Di Zenzo, Floro

Di Zenzo, Floro

Personale/collettivo: Personale

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

Nota manoscritta (sulla pagina prima del frontespizio): P. Floro Di Zenzo


Di Zenzo, FloroSalvatore Di Zenzo, monaco francescano, poeta, saggista, critico letterario, nacque a Serino, nel casale di S. Biagio, il 1 ottobre del 1922. Figlio di un artigiano e di  una casalinga, imparò a leggere e a scrivere da una suora del casale e completò la scuola elementare sempre a Serino. Divenne un assiduo frequentatore della chiesa del SS. Salvatore, amministrata dal sacerdote don Roberto Comingio che, accortosi della sua intelligenza e della sua vocazione religiosa, si prodigò per farlo entrare nel convento francescano di Cava dei Tirreni. Completò poi gli studi di Filosofia e Teologia, prima nel convento francescano di Bracigliano e poi in quello di Nocera, dopo aver conseguito la licenza ginnasiale da privatista nel 1941 presso il  Liceo Plinio Seniore di Castellamare di Stabia e, nel 1943, la maturità presso il Liceo Pietro Colletta di Avellino. La sua vocazione religiosa si concretizzò con la vestizione francescana il 29 febbraio del 1940, la professione temporanea il 1 marzo 1941, assumendo il nome religioso di Floro, e con l'ordinazione sacerdotale nella cattedrale di Salerno il 13 luglio 1947. Morì prematuramente nel 1988, svolgendo il servizio sacerdotale che lo portò, dal 1947 al 1967, nei monasteri di Pollica e Capaccio e poi, fino alla morte, nel monastero francescano di Serino. L'umile frate nel Cilento svolse un’ intensa attività apostolica, che lo portò a continue peregrinazioni, ed ad essere sempre accanto ai bisognosi e ai diseredati. Come ci racconta Filomeno Moscati, in questa terra maturò la sua produzione poetica, fatta di «... paesaggi lunari, di notturni silenzi e di meditazioni, sotto le stelle, sulle sue esplorazioni diurne», che si concretizzò nella pubblicazione di  numerose raccolte di poesie. L'ultimo ventennio della sua vita padre Floro, minato nel fisico, lo  trascorse nella natia Serino, svolgendo un’ intensa attività di studio e critica letteraria, con una ventina di studi pubblicati sui maggiori poeti italiani, ma soprattutto occupandosi dell'amato Dante. All'interno del convento francescano di Serino, ben presto i confratelli si resero conto dell'ampia cultura di padre Floro e lo nominarono insegnante di letteratura del loro liceo. Nel 1967 fu chiamato ad insegnare religione e letteratura nel Liceo Classico Pietro Colletta di Avellino; nel 1971 conseguì la Libera Docenza in Letteratura Italiana presso l'Università di Salerno, e dal 1973 cominciò ad insegnare Filologia Romanza. Il libro più denso di questo periodo, chiara prova della sua vasta erudizione, rimane Il Cantico di frate Sole e la innamurata cortesia, dove l'autore evidenzia lo spirito dell'amor cortese che domina il Cantico delle Creature e sottolinea il filo rosso che l'attraversa, dalla poesia romanza dei Trovatori, allo Stil Novo di Dante Alighieri. Dalle sue pagine di letteratura emerge una vita vissuta nell'umiltà e nella povertà, nella scia del frate "poverello d'Assisi"; i temi costanti delle sue liriche rimangono i ricordi di una fanciullezza felice, gli affetti familiari, prima fra tutti la madre, la notte che si identifica con la sua anima, il silenzio, la solitudine, la pace, che fanno di Zenzo uno dei maggiori poeti religiosi del Novecento; così si esprimeva a riguardo Alberico Sala sul Corriere della Sera: «... quella di Floro di Zenzo è fra le più sofferte ed intimamente documentate della poesia religiosa contemporanea. Un linguaggio aspro, rotto, concitato come di chi è solito tentare colloqui con l'indicibile, dentro un paesaggio elementare contorto: le parole tormentano e i pensieri cercano di sfuggire anche alla rete fitta di analogie».


(Floro Di Zenzo, L'altra mia stagione, 1960)

(Salvatore Floro Di Zenzo, Il Cantico di frate Sole e la innamurata cortesia, 1979)

(Filomeno Moscati, Storia di Serino, 2005, p. 445-448)

(Filomeno Moscati, Salvatore Floro Di Zenzo : francescano poeta e poeta francescano, 2008)

(Filomeno Moscati, Salvatore Floro Di Zenzo)

(Padre Floro Di Zenzo - Solofra storica)


PID: NAPP002374

Collocazione

Erriquez_1

Enriquez, Vincenzo

Personale/collettivo: Personale

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

Nota manoscritta (sul frontespizio):

D Vincenzo Erriquez 1780

VINCENZO ENRIQUEZ, nato a Napoli nel 1750, entrò come novizio nel monastero di Casamarciano nel 1769. Completati gli studi a Montevergine nel 1777, fu dapprima cellerario a S. Agata di Puglia e poi sacerdote a Formicola, Penta e dal 1792 al 1828 a Terranova dove morì il 26 ottobre.

Collocazione

Eremo dell'Incoronata

Eremo dell'Incoronata <Sant'Angelo a Scala>

Personale/collettivo: Collettivo

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

Note manoscritte (sul frontespizio e altrove): Sacri Eremi S. M. Coronatae

Ex Bibl. S. Eremi S. Maria Coronatae

Dell'Eremo dell'Incoronata

Timbro: S. Ere. M. Coron.

Ad usum Eremitarum Montis Coronae

Ad usum Nouitiorum S. Mariae Incoronatae

 

L'EREMO DELL'INCORONATA era un monastero camaldolese dell'Incoronata di Sant'Angelo a Scala (Avellino); sorgeva in una piccola valle della catena del Partenio, detta Chiaia. Qui giunsero Giulio da Nardò, futuro beato, e Giovanni da Figuera, di nazionalità spagnola, intorno al 1557. I due giovani si distinsero talmente nella loro vita eremitica, al che i signori di Sant'Angelo a Scala, marchesi Carafa, fecero erigere una chiesa solida e ampia, nella quale fu posta, quale dono della città di Nola, una bellissima statua in legno della Madonna ornata con una corona regia, la cosidetta Vergine Incoronata, la cui denominazione si estese successivamente a tutto l'Eremo che nel 1577 fu affidato alla Congregazione Camaldolese degli eremiti di Monte Corona, seguaci della Regola di San Benedetto, per volontà del papa Gregorio XIII. Il monastero del'Incoronata si  ingrandì notevolmente con i camaldolesi; alla fine del Seicento era per importanza al secondo posto dopo la casa madre dei Camaldoli in Toscana e ospitava all'incirca trentacinque eremiti. Attualmente di quel ricco e magnifico complesso restano solo i ruderi poiché, ancor prima delle soppressioni del governo napoleonico, era stato già demolito e reso inutilizzabile, essendo stato rifugio del colonnello borbonico Michele Pezza, meglio noto come fra' Diavolo. Come in tutti gli eremi camaldolesi, anche all'Incoronata di Sant'Angelo a Scala lo studio era tenuto in gran conto, quindi non mancavano gli strumenti e i mezzi per coltivarlo; l'addetto alla biblioteca aveva un ruolo molto importante, essendo considerato come secondo responsabile delle cose contenute nell'Eremo. Dai documenti di una busta dell'Archivio di Montevergine (la n. 260), risulta la presenza di un notevole numero di volumi presso l'Eremo sin dal 1694. Perché tali volumi siano poi pervenuti a Montevergine e esattamente quando, restano comunque interrogativi cui è difficile dare una risposta. Dei due eremiti, Giovanni da Figuera passò subito tra i camaldolesi di Monte Corona, mentre Giulio da Nardò si trasferì a Montevergine: pertanto, potrebbe aver quest'utimo portato con sé i preziosi volumi

(Anna Battaglia, L'Eremo dell'Incoronata nelle note di possesso degli esemplari del'abbazia di Montevergine, «Una finestra sulla Biblioteca», «Il Santuario di Montevergine», 2002-2003)

PID: NAPP000030

Collocazione

Frasca, Raffaele

Frasca, Raffaele

Personale/collettivo: Personale

Codice: TE Timbri di enti laici e persone

Descrizione

Timbro (sul frontespizio): Raffaele Frasca, arciprete Bagnoli Irpino

              Nota manoscritta (sul frontespizio): Raff:e Arcip:e Frasca

RAFFAELE FRASCA, arciprete,  nato a Bagnoli Irpino (Avellino) da Alessandro, alla metà secolo XIX, maestro della scuola comunale di grado superiore di Bagnoli Irpino ove si distinse particolarmente (come attesta il Provveditore agli studi di Avellino dell’epoca). Entra in monastero alla fine del secolo XIX.

(Archivio di Montevergine, busta 540)

PID: NAPP000014

Collocazione

Galanti, Luigi Maria

Galanti, Luigi

Personale/collettivo: Personale

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

Nota manoscritta: D. Luigi Maria Galanti Novizio nel Monistero de' PP. Verginiani in Casamarciano A.D. 1780

LUIGI GALANTI (talvolta: LUIGI MARIA GALANTI), nacque il 1 gennaio 1765 a Santa Croce del Sannio (BN), allora facente parte della provincia molisana. Ancora giovanetto accolse la chiamata alla vita monastica, e nel 1778 entrò nell’alunnato del monastero verginiano della SS. Annunziata di Casamarciano. Di carattere mite, come ci ricordano gli elogi funebri scritti dal Filipponi e dal Calà Ulloa, il giovane fin da subito mostrò una naturale attitudine agli studi teologici e scientifici, ma si dedicava con profitto anche agli studi umanistici e soprattutto allo studio delle lingue antiche e straniere. Nel 1781 emise la professione triennale a Casamarciano. Dal 1781 al 1786 si recò a studiare filosofia e teologia presso la curia Romana e dal 1787 al 1788 presso quella di Aversa. Nel 1789 diventò lettore scolastico, maestro dei professi e bibliotecario di Montevergine. Dal 1790 e per tutto l’anno seguente fu lettore scolastico e morale a Capua; nel 1792 nuovamente a Montevergine nominato lettore scolastico e morale, poi maestro dei professi; ancora dal 1793 al 1795 lettore scolastico e segretario a Casamarciano e l’anno seguente ad Aversa. Dal 1797 al 1803 (tranne per il 1798-99, quando soggiornò a Pozzuoli, a seguito di una supplica presentata per motivi di salute all’Abate di Montevergine e al Re), si alternò come insegnante e sacerdote tra Montevergine e Casamarciano. Infine, dal 1805 fu nominato abate titolare da Pio VII. Nel 1806 chiese di poter risiedere a Napoli e l’anno seguente, a seguito della soppressione dei monasteri, si ritirò definitivamente in famiglia. A Napoli fu apprezzato anche dai governanti francesi, che lo nominarono professore di geografia prima all’Università e poi nel nascente Istituto Politecnico militare, dove insegnò anche storia e belle lettere. L’esperienza maturata come lettore di teologia a Capua e Montevergine, assieme al viaggio fatto con il fratello Giuseppe Maria attraverso le province del Regno per la realizzazione della Descrizione geografica e politica delle Sicilie (rimasta incompiuta), fu fondamentale per il nascente interesse rivolto al campo della geografia. L’ignoranza di quella materia osservata negli allievi, e la necessità di individuare e risolvere i problemi del Mezzogiorno, che accomuna i fratelli Galanti, spinsero Luigi a condividere la riforma proposta da Antonio Genovesi nel 1777 e a stringere amicizia con i suoi allievi. Considerato un epigono del fratello Giuseppe, è invece una figura chiave della geografia napoletana, segnata dal suo straordinario impegno didattico e dalle sue pubblicazioni (1806-1836), come dimostrano recenti studi.
Tradusse e diede alla stampa la geografia del Pinkerton; e, nel 1807 pubblicò un’opera propria, L’istituzione di geografia fisica e politica, che gli diede ampia fama. Nel 1809 tradusse dal francese la Storia antica e moderna del Millot in dieci volumi, moltiplicando il suo successo e confermando il suo valore e l’indefessa opera scientifica. Seguì la pubblicazione di Catechismo Costituzionale per uso del Regno Unito delle Sicilie e la descrizione del regno di Napoli e dei suoi contorni, (Napoli e contorni) cominciato dal fratello Giuseppe e poi terminato e integrato da lui, per la morte prematura del fratello, ma lasciando al defunto la paternità. Divenuto geografo insigne, fu eletto anche come deputato nel collegio del Molise, nel rivoluzionario parlamento del 1820. Morì il 31 marzo del 1836 nella sua casa di Capodichino. 
A Luigi Galanti infine si deve l'ideazione delle iscrizioni su tre lapidi commemorative poste, una nell’atrio d’ingresso al Palazzo abbaziale di Loreto e le altre due nel Santuario di Montevergine, a memoria del soggiorno di Francesco I di Borbone e della corte tra il 29 e 30 agosto del 1826, e della riconferma della giurisdizione ecclestiastica concessa da Ferdinando I nel 1815.


(Archivio di Montevergine, busta 215, 218, 235)
(Luigi Galanti, Ragguaglio della visita fatta da s.m. Francesco 1. e da tutta la real famiglia al Santuario di Montevergine nel 1826 con un cenno storico sul Santuario medesimo, 1829)
(Alfonso Filipponi, Elogio di Luigi Galanti, 1836)
(Pietro Calà Ulloa, Elogio di L.M. Galanti, 1836)
(Giovanni Zigarelli, Viaggio storico-artistico al Reale Santuario di Montevergine, 1860, p. 113, 247-248)
(Vincenzo Boccieri, Un benedettino di Montevergine deputato al Parlamento del 1820, in «Corriere dell'Irpinia, 22 gennaio 1927»)
(Mario Rotili, Benevento e la provincia sannitica, 1958, p. 320; 392)
(Giovanni Mongelli, Storia di Montevergine e della congregazione Verginiana, 1971, v. 6 p. 968-969)
(Emilia Sarno, Luigi Maria Galanti un geografo dimenticato del primo ottocento ...)

PID: NAPP002340

Collocazione

Galdi, Marco

Galdi <famiglia>

Personale/collettivo: Collettivo

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

La famiglia Galdi visse a Preggiato, un'attraente borgata di Cava dei Tirreni, dove ha avuto modo di affermarsi socialmente e culturalmente. A testimonianza del sapere universale dei fratelli Galdi, in particolare di Francesco e Marco, è il cospicuo complesso bibliografico donato alla Biblioteca Statale di Montevergine negli anni trenta del secolo scorso. Si tratta di 3000 volumi che riflettono le loro attività professionali: medicina, diritto, scienze religiose, classici, letteratura e filologia latina. In particolare, grande rilievo assume la figura di Marco Galdi che fu professore universitario a Messina, Pavia e Napoli, e che, attraverso una produzione scientifica a larghe vedute e intuizioni profonde, irradiò la sua luce oltre il suo tempo ed oltre il suo ambiente.

(Placido Mario Tropeano, La Biblioteca di Montevergine nella cultura del Mezzogiorno, Napoli, 1970, p. 95-97)

PID: NAPP001792

Collocazione

Nota manoscritta (sul frontespizio): F Galdi

            F Galdi
            Timbro: Dr. med. Francesco Galdi
            Raffaele Galdi



Giliberti, Severo

Giliberto, Severo <m. 1607>

Personale/collettivo: Personale

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

Nota manoscritta (sul frontespizio): D. Seueri, [leggibile parzialmente]: ad usum ... patris de Solofra

Don Seueri Giliberti de Solofra codex & posterum

 

SEVERO GILIBERTO, originario di Solofra (Avellino), fu  studente e novizio a Montevergine  tra gli anni 1580-1590. Fu poi sacerdote a Napoli, segretario a Montevergine, priore di Casamarciano, definitore e assistente dell’abate generale, procuratore a Roma. Venne nominato abate nel capitolo generale del 17 maggio 1599 e fu sicuramente la persona più adatta a succedere all’abate Perugino nel governo della congregazione verginiana per continuare la riforma intrapresa dal commissario apostolico san Giovanni Leonardi. Negli anni del suo abbaziato, che si concluse il 1° marzo del 1607, promosse una serie di decreti per favorire la rinascita spirituale della congregazione verginiana e un ritorno alla disciplina monastica respinta nel periodo nefasto della commenda. Egli cercò di eliminare tutti gli abusi ed i sorprusi, anche di carattere economico, perpetuati dai religiosi nei secoli precedenti. Quello dell’abate Giliberto fu uno degli ottimi governi abbaziali di Montevergine, che servì a far aumentare il prestigio della congregazione non solo presso i fedeli, ma soprattutto negli ambienti della Santa Sede Apostolica. Compianto sinceramente dai suoi contemporanei, la sua memoria è passata nella storia della congregazione verginiana come di una persona che non si risparmiò fino alla morte  nella ricerca del bene e del giusto. L’abate Giliberto è ricordato in un’opera singolare, il Pantheon Solophranum, stampata ad Avellino nel 1873 dal tipografo Vincenzo Maggi e composta, a gloria della cittadina di Solofra, dal  canonico teologo Antonio Giliberti. Ivi, oltre ad essere citato come sapiente riformatore delle Costituzioni dell’ordine, è ricordato come letterato autore di scritti sacri ricchi di erudizione.

(Giovanni Mongelli, Storia di Montevergine e della Congregazione Verginiana, III, 1968)

PID: NAPP000027

Collocazione

Gionfrida, Giovanni

Gionfrida, Giovanni

Personale/collettivo: Personale

Codice: TE Timbri di enti laici e persone

Descrizione

Timbro (sulla carta di guardia e sul frontespizio), non leggibile, diametro mm 50; nel mezzo: stemma (non leggibile) incorniciato dal cappello ecclesiastico con due cordoni laterali da cui si apre una fioccatura di nappe nella cornice interna: IOANNIS BAPTISTAE IN SUBURBIO TOM..ASA ...; nella cornice esterna: JOANNES  GIONFRIDA PROT. APOST. TIT. R. MUS... 

 

GIOVANNI GIONFRIDA, divenne sacerdote nel 1900 e fu ricevuto presso il Monastero di Montevergine nel 1903. Nel 1904 effettuò la vestizione e nel 1905 la professione; nello stesso anno ottenne dalla Santa Sede un rescritto di secolarizzazione e fece ritorno al suo paese. Ritornato poi ad Avellino si distinse particolarmente nel clero della diocesi e fu parroco e rettore della chiesa dell’Immacolata Concezione in Avellino. Nel 1927 insegnò lettere nell’ambito del Seminario di Montevergine. Fu autore di  numerosi scritti a carattere liturgico, agiografico, di oratoria sacra e relativi a personaggi religiosi che si distinsero particolarmente nell’avellinese. Molto interessanti gli opuscoli sui Patroni di Mercogliano.

(Giovanni Gionfrida, Sotto l’ombra dei cipressi: necrologi familiari, Avellino 1954)

PID: NAPP000016

Collocazione

Girardi, Ramiro

Girardi, Ramiro <1657-1746>

Personale/collettivo: Personale

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

Nota manoscritta (sul frontespizio): ex libris R.mi P. Abbatis D. Ramiri Girardi Cong. M. Virginis

Ad usum R.mi P.ris D. Ramiri Abbatis Girardi Congreg.is Monts Virginis

 

RAMIRO GIRARDI, di Cervinara (Avellino),  è abate di Montevergine dal 30 aprile 1719 al 26 aprile 1722, e rieletto poi per i trienni 1730-1733 e 1742-1745. Dopo la vestizione del 1676, fu studente a Napoli, lettore in diverse dipendenze verginiane come Casamarciano, Aversa, Roma, Airola, Palma, poi maestro dei novizi e lettore morale a Montevergine fino a quando non venne eletto superiore generale nei periodi suddetti. Tra le sue importanti attività si ricordano il restauro della cappella del reliquiario,  la creazione di una grande biblioteca, con scaffalatura in noce, al santuario e l’esecuzione di  un’ampia platea o inventario di tutti i beni di Montevergine. Ne affidò l’incarico al notaio Salvatore Iacenna di Mercogliano che si servì del regio agrimensore Bartolomeo Cocchi, autore di altre belle rappresentazioni grafiche di territori appartenenti a monasteri che dipendevano dalla casa madre dell’abbazia.  Inoltre di particolare importanza fu la redazione della Platea specifica della montagna di Montevergine, attualmente situata nella busta  n. 1 dell’archivio storico dell’abbazia,  a cura di padre Giovanni Mongelli, che dimostra la consistenza dei luoghi di proprietà del monastero nei luoghi denominati Nespolo, Cesine, Scalzaturo e Cerrito, causa di tante liti in precedenza con gli amministratori laici del luogo. L’abate è raffigurato in una tela (ora nel Palazzo Abbaziale di Loreto), realizzata dal suo amico pittore napoletano Onofrio Avellino, allievo dei maestri Luca Giordano e Francesco Solimena, nella quale il papa Clemente XII lo investe di nuove attività apostoliche

(Giovanni Mongelli, Storia di Montevergine e della Congregazione Verginiana, V, 1971; Placido Mario Tropeano, Palazzo abbaziale di Loreto : guida storico artistica, 2008)

PID: NAPP000028

Collocazione

Grillo, Domenico

Grillo, Domenico

Personale/collettivo: Personale

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

Nota manoscritta (sul frontespizio): D. Domenico Grillo, ad uso di D. Domenico Grillo


Visualizza il ritratto di Domenico GrilloDOMENICO GRILLO, nome secolare Amilcare, nacque a Montesarcchio (Benevento) il 4 aprile 1897.

• vestizione noviziale nel 1914

• professione semplice nel 1915

• nel 1916 si recò a Roma e alloggiò a Sant'Ambrogio dove si trattenne per istruirsi presso l'ospedale Fatebenefratelli di San Giovanni di Dio e di San Bartolomeo all'Isola nella medicatura dei feriti e mettersi così in grado di essere adibito come infermiere

• nel 1918/19 fu in servizio militare

• nel 1921 ebbe la professione solenne

• nel 1925 fu nominato  maestro dei novizi e prefetto dei chierici

• nel 1936/37, dopo una breve parentesi a Genova, cominciò l'insegnamento di canto al seminario regionale di Benevento

• dal 1953 fu organista a Montevergine dove morì nel 1966


La foto di d. Domenico Grillo è tratta dalla rivista «Il Santuario di Montevergine», dove compare insieme con altri suoi confratelli, senza alcuna didascalia e dunque senza possibilità di individuazione. Ringraziamo pertanto l'abate emerito di Montevergine, p. Tarcisio Nazzaro (†2018), che ne ha effettuato il riconoscimento.



PID: NAPP001926

Collocazione