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POSSESSORI

Risultato della ricerca

Di Giovanni, Celestino

Di Giovanni, Celestino

Personale/collettivo: Personale

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

Nota manoscritta (sul frontespizio): D. Celestini de Joanne ord.is m.is Virg.is


CELESTINO DI GIOVANNI, nato ad Aterrana, frazione di Montoro in provincia di Avellino, il 26 maggio 1748, fu accolto a Montevergine il 2 novembre 1764. Fu poi studente ad Aversa (1766-68), a Roma (1769-71) e a Capua (1772). Iniziò quindi le sue attività in diversi monasteri e case dipendenti, tra cui Petina, dove fu cellerario nel 1774-75, Bagnoli (1776), fu sacerdote ad Ariano (1777), primicerio a Montevergine (1781).  Fu infine archivista ad Airola (1797), sacerdote a Formicola (1798-99), vicario ad Arienzo (1800-01), sacrista ad Airola (1802), sacrista maggiore e protonotario apostolico a Montevergine (1803-05). Con la soppressione del 1807 ritornò in famiglia. Morì il 1 agosto 1807, probabilmente a Benevento o a Montoro.

PID: NAPP001871

Collocazione

Erriquez_1

Enriquez, Vincenzo

Personale/collettivo: Personale

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

Nota manoscritta (sul frontespizio):

D Vincenzo Erriquez 1780

VINCENZO ENRIQUEZ, nato a Napoli nel 1750, entrò come novizio nel monastero di Casamarciano nel 1769. Completati gli studi a Montevergine nel 1777, fu dapprima cellerario a S. Agata di Puglia e poi sacerdote a Formicola, Penta e dal 1792 al 1828 a Terranova dove morì il 26 ottobre.

Collocazione

Eremo dell'Incoronata

Eremo dell'Incoronata <Sant'Angelo a Scala>

Personale/collettivo: Collettivo

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

Note manoscritte (sul frontespizio e altrove): Sacri Eremi S. M. Coronatae

Ex Bibl. S. Eremi S. Maria Coronatae

Dell'Eremo dell'Incoronata

Timbro: S. Ere. M. Coron.

Ad usum Eremitarum Montis Coronae

Ad usum Nouitiorum S. Mariae Incoronatae

 

L'EREMO DELL'INCORONATA era un monastero camaldolese dell'Incoronata di Sant'Angelo a Scala (Avellino); sorgeva in una piccola valle della catena del Partenio, detta Chiaia. Qui giunsero Giulio da Nardò, futuro beato, e Giovanni da Figuera, di nazionalità spagnola, intorno al 1557. I due giovani si distinsero talmente nella loro vita eremitica, al che i signori di Sant'Angelo a Scala, marchesi Carafa, fecero erigere una chiesa solida e ampia, nella quale fu posta, quale dono della città di Nola, una bellissima statua in legno della Madonna ornata con una corona regia, la cosidetta Vergine Incoronata, la cui denominazione si estese successivamente a tutto l'Eremo che nel 1577 fu affidato alla Congregazione Camaldolese degli eremiti di Monte Corona, seguaci della Regola di San Benedetto, per volontà del papa Gregorio XIII. Il monastero del'Incoronata si  ingrandì notevolmente con i camaldolesi; alla fine del Seicento era per importanza al secondo posto dopo la casa madre dei Camaldoli in Toscana e ospitava all'incirca trentacinque eremiti. Attualmente di quel ricco e magnifico complesso restano solo i ruderi poiché, ancor prima delle soppressioni del governo napoleonico, era stato già demolito e reso inutilizzabile, essendo stato rifugio del colonnello borbonico Michele Pezza, meglio noto come fra' Diavolo. Come in tutti gli eremi camaldolesi, anche all'Incoronata di Sant'Angelo a Scala lo studio era tenuto in gran conto, quindi non mancavano gli strumenti e i mezzi per coltivarlo; l'addetto alla biblioteca aveva un ruolo molto importante, essendo considerato come secondo responsabile delle cose contenute nell'Eremo. Dai documenti di una busta dell'Archivio di Montevergine (la n. 260), risulta la presenza di un notevole numero di volumi presso l'Eremo sin dal 1694. Perché tali volumi siano poi pervenuti a Montevergine e esattamente quando, restano comunque interrogativi cui è difficile dare una risposta. Dei due eremiti, Giovanni da Figuera passò subito tra i camaldolesi di Monte Corona, mentre Giulio da Nardò si trasferì a Montevergine: pertanto, potrebbe aver quest'utimo portato con sé i preziosi volumi

(Anna Battaglia, L'Eremo dell'Incoronata nelle note di possesso degli esemplari del'abbazia di Montevergine, «Una finestra sulla Biblioteca», «Il Santuario di Montevergine», 2002-2003)

PID: NAPP000030

Frasca, Raffaele

Frasca, Raffaele

Personale/collettivo: Personale

Codice: TE Timbri di enti laici e persone

Descrizione

Timbro (sul frontespizio): Raffaele Frasca, arciprete Bagnoli Irpino

              Nota manoscritta (sul frontespizio): Raff:e Arcip:e Frasca

RAFFAELE FRASCA, arciprete,  nato a Bagnoli Irpino (Avellino) da Alessandro, alla metà secolo XIX, maestro della scuola comunale di grado superiore di Bagnoli Irpino ove si distinse particolarmente (come attesta il Provveditore agli studi di Avellino dell’epoca). Entra in monastero alla fine del secolo XIX.

(Archivio di Montevergine, busta 540)

PID: NAPP000014

Collocazione

Galanti, Luigi Maria

Galanti, Luigi

Personale/collettivo: Personale

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

Nota manoscritta: D. Luigi Maria Galanti Novizio nel Monistero de' PP. Verginiani in Casamarciano A.D. 1780

LUIGI GALANTI (talvolta: LUIGI MARIA GALANTI), nacque il 1 gennaio 1765 a Santa Croce del Sannio (BN), allora facente parte della provincia molisana. Ancora giovanetto accolse la chiamata alla vita monastica, e nel 1778 entrò nell’alunnato del monastero verginiano della SS. Annunziata di Casamarciano. Di carattere mite, come ci ricordano gli elogi funebri scritti dal Filipponi e dal Calà Ulloa, il giovane fin da subito mostrò una naturale attitudine agli studi teologici e scientifici, ma si dedicava con profitto anche agli studi umanistici e soprattutto allo studio delle lingue antiche e straniere. Nel 1781 emise la professione triennale a Casamarciano. Dal 1781 al 1786 si recò a studiare filosofia e teologia presso la curia Romana e dal 1787 al 1788 presso quella di Aversa. Nel 1789 diventò lettore scolastico, maestro dei professi e bibliotecario di Montevergine. Dal 1790 e per tutto l’anno seguente fu lettore scolastico e morale a Capua; nel 1792 nuovamente a Montevergine nominato lettore scolastico e morale, poi maestro dei professi; ancora dal 1793 al 1795 lettore scolastico e segretario a Casamarciano e l’anno seguente ad Aversa. Dal 1797 al 1803 (tranne per il 1798-99, quando soggiornò a Pozzuoli, a seguito di una supplica presentata per motivi di salute all’Abate di Montevergine e al Re), si alternò come insegnante e sacerdote tra Montevergine e Casamarciano. Infine, dal 1805 fu nominato abate titolare da Pio VII. Nel 1806 chiese di poter risiedere a Napoli e l’anno seguente, a seguito della soppressione dei monasteri, si ritirò definitivamente in famiglia. A Napoli fu apprezzato anche dai governanti francesi, che lo nominarono professore di geografia prima all’Università e poi nel nascente Istituto Politecnico militare, dove insegnò anche storia e belle lettere. L’esperienza maturata come lettore di teologia a Capua e Montevergine, assieme al viaggio fatto con il fratello Giuseppe Maria attraverso le province del Regno per la realizzazione della Descrizione geografica e politica delle Sicilie (rimasta incompiuta), fu fondamentale per il nascente interesse rivolto al campo della geografia. L’ignoranza di quella materia osservata negli allievi, e la necessità di individuare e risolvere i problemi del Mezzogiorno, che accomuna i fratelli Galanti, spinsero Luigi a condividere la riforma proposta da Antonio Genovesi nel 1777 e a stringere amicizia con i suoi allievi. Considerato un epigono del fratello Giuseppe, è invece una figura chiave della geografia napoletana, segnata dal suo straordinario impegno didattico e dalle sue pubblicazioni (1806-1836), come dimostrano recenti studi.
Tradusse e diede alla stampa la geografia del Pinkerton; e, nel 1807 pubblicò un’opera propria, L’istituzione di geografia fisica e politica, che gli diede ampia fama. Nel 1809 tradusse dal francese la Storia antica e moderna del Millot in dieci volumi, moltiplicando il suo successo e confermando il suo valore e l’indefessa opera scientifica. Seguì la pubblicazione di Catechismo Costituzionale per uso del Regno Unito delle Sicilie e la descrizione del regno di Napoli e dei suoi contorni, (Napoli e contorni) cominciato dal fratello Giuseppe e poi terminato e integrato da lui, per la morte prematura del fratello, ma lasciando al defunto la paternità. Divenuto geografo insigne, fu eletto anche come deputato nel collegio del Molise, nel rivoluzionario parlamento del 1820. Morì il 31 marzo del 1836 nella sua casa di Capodichino. 
A Luigi Galanti infine si deve l'ideazione delle iscrizioni su tre lapidi commemorative poste, una nell’atrio d’ingresso al Palazzo abbaziale di Loreto e le altre due nel Santuario di Montevergine, a memoria del soggiorno di Francesco I di Borbone e della corte tra il 29 e 30 agosto del 1826, e della riconferma della giurisdizione ecclestiastica concessa da Ferdinando I nel 1815.


(Archivio di Montevergine, busta 215, 218, 235)
(Alfonso Filipponi, Elogio di Luigi Galanti, 1836)
(Pietro Calà Ulloa, Elogio di L.M. Galanti, 1836)
(Giovanni Zigarelli, Viaggio storico-artistico al Reale Santuario di Montevergine, 1860, p. 247-248)
(Vincenzo Boccieri, Un benedettino di Montevergine deputato al Parlamento del 1820, in «Corriere dell'Irpinia, 22 gennaio 1927»)
(Mario Rotili, Benevento e la provincia sannitica, 1958, p. 320; 392)
(Giovanni Mongelli, Storia di Montevergine e della congregazione Verginiana, 1971, v. 6 p. 968-969)
(Emilia Sarno, Luigi Maria Galanti un geografo dimenticato del primo ottocento ...)

PID: NAPP002340

Collocazione

Galdi, Marco

Galdi <famiglia>

Personale/collettivo: Collettivo

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

La famiglia Galdi visse a Preggiato, un'attraente borgata di Cava dei Tirreni, dove ha avuto modo di affermarsi socialmente e culturalmente. A testimonianza del sapere universale dei fratelli Galdi, in particolare di Francesco e Marco, è il cospicuo complesso bibliografico donato alla Biblioteca Statale di Montevergine negli anni trenta del secolo scorso. Si tratta di 3000 volumi che riflettono le loro attività professionali: medicina, diritto, scienze religiose, classici, letteratura e filologia latina. In particolare, grande rilievo assume la figura di Marco Galdi che fu professore universitario a Messina, Pavia e Napoli, e che, attraverso una produzione scientifica a larghe vedute e intuizioni profonde, irradiò la sua luce oltre il suo tempo ed oltre il suo ambiente.

(Placido Mario Tropeano, La Biblioteca di Montevergine nella cultura del Mezzogiorno, Napoli, 1970, p. 95-97)

PID: NAPP001792

Collocazione

Nota manoscritta (sul frontespizio): F Galdi

            F Galdi
            Timbro: Dr. med. Francesco Galdi
            Raffaele Galdi


  • Donazione Galdi


Giliberti, Severo

Giliberto, Severo <m. 1607>

Personale/collettivo: Personale

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

Nota manoscritta (sul frontespizio): D. Seueri, [leggibile parzialmente]: ad usum ... patris de Solofra

Don Seueri Giliberti de Solofra codex & posterum

 

SEVERO GILIBERTO, originario di Solofra (Avellino), fu  studente e novizio a Montevergine  tra gli anni 1580-1590. Fu poi sacerdote a Napoli, segretario a Montevergine, priore di Casamarciano, definitore e assistente dell’abate generale, procuratore a Roma. Venne nominato abate nel capitolo generale del 17 maggio 1599 e fu sicuramente la persona più adatta a succedere all’abate Perugino nel governo della congregazione verginiana per continuare la riforma intrapresa dal commissario apostolico san Giovanni Leonardi. Negli anni del suo abbaziato, che si concluse il 1° marzo del 1607, promosse una serie di decreti per favorire la rinascita spirituale della congregazione verginiana e un ritorno alla disciplina monastica respinta nel periodo nefasto della commenda. Egli cercò di eliminare tutti gli abusi ed i sorprusi, anche di carattere economico, perpetuati dai religiosi nei secoli precedenti. Quello dell’abate Giliberto fu uno degli ottimi governi abbaziali di Montevergine, che servì a far aumentare il prestigio della congregazione non solo presso i fedeli, ma soprattutto negli ambienti della Santa Sede Apostolica. Compianto sinceramente dai suoi contemporanei, la sua memoria è passata nella storia della congregazione verginiana come di una persona che non si risparmiò fino alla morte  nella ricerca del bene e del giusto. L’abate Giliberto è ricordato in un’opera singolare, il Pantheon Solophranum, stampata ad Avellino nel 1873 dal tipografo Vincenzo Maggi e composta, a gloria della cittadina di Solofra, dal  canonico teologo Antonio Giliberti. Ivi, oltre ad essere citato come sapiente riformatore delle Costituzioni dell’ordine, è ricordato come letterato autore di scritti sacri ricchi di erudizione.

(Giovanni Mongelli, Storia di Montevergine e della Congregazione Verginiana, III, 1968)

PID: NAPP000027

Collocazione

Gionfrida, Giovanni

Gionfrida, Giovanni

Personale/collettivo: Personale

Codice: TE Timbri di enti laici e persone

Descrizione

Timbro (sulla carta di guardia e sul frontespizio), non leggibile, diametro mm 50; nel mezzo: stemma (non leggibile) incorniciato dal cappello ecclesiastico con due cordoni laterali da cui si apre una fioccatura di nappe nella cornice interna: IOANNIS BAPTISTAE IN SUBURBIO TOM..ASA ...; nella cornice esterna: JOANNES  GIONFRIDA PROT. APOST. TIT. R. MUS... 

 

GIOVANNI GIONFRIDA, divenne sacerdote nel 1900 e fu ricevuto presso il Monastero di Montevergine nel 1903. Nel 1904 effettuò la vestizione e nel 1905 la professione; nello stesso anno ottenne dalla Santa Sede un rescritto di secolarizzazione e fece ritorno al suo paese. Ritornato poi ad Avellino si distinse particolarmente nel clero della diocesi e fu parroco e rettore della chiesa dell’Immacolata Concezione in Avellino. Nel 1927 insegnò lettere nell’ambito del Seminario di Montevergine. Fu autore di  numerosi scritti a carattere liturgico, agiografico, di oratoria sacra e relativi a personaggi religiosi che si distinsero particolarmente nell’avellinese. Molto interessanti gli opuscoli sui Patroni di Mercogliano.

(Giovanni Gionfrida, Sotto l’ombra dei cipressi: necrologi familiari, Avellino 1954)

PID: NAPP000016

Collocazione

Girardi, Ramiro

Girardi, Ramiro <1657-1746>

Personale/collettivo: Personale

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

Nota manoscritta (sul frontespizio): ex libris R.mi P. Abbatis D. Ramiri Girardi Cong. M. Virginis

Ad usum R.mi P.ris D. Ramiri Abbatis Girardi Congreg.is Monts Virginis

 

RAMIRO GIRARDI, di Cervinara (Avellino),  è abate di Montevergine dal 30 aprile 1719 al 26 aprile 1722, e rieletto poi per i trienni 1730-1733 e 1742-1745. Dopo la vestizione del 1676, fu studente a Napoli, lettore in diverse dipendenze verginiane come Casamarciano, Aversa, Roma, Airola, Palma, poi maestro dei novizi e lettore morale a Montevergine fino a quando non venne eletto superiore generale nei periodi suddetti. Tra le sue importanti attività si ricordano il restauro della cappella del reliquiario,  la creazione di una grande biblioteca, con scaffalatura in noce, al santuario e l’esecuzione di  un’ampia platea o inventario di tutti i beni di Montevergine. Ne affidò l’incarico al notaio Salvatore Iacenna di Mercogliano che si servì del regio agrimensore Bartolomeo Cocchi, autore di altre belle rappresentazioni grafiche di territori appartenenti a monasteri che dipendevano dalla casa madre dell’abbazia.  Inoltre di particolare importanza fu la redazione della Platea specifica della montagna di Montevergine, attualmente situata nella busta  n. 1 dell’archivio storico dell’abbazia,  a cura di padre Giovanni Mongelli, che dimostra la consistenza dei luoghi di proprietà del monastero nei luoghi denominati Nespolo, Cesine, Scalzaturo e Cerrito, causa di tante liti in precedenza con gli amministratori laici del luogo. L’abate è raffigurato in una tela (ora nel Palazzo Abbaziale di Loreto), realizzata dal suo amico pittore napoletano Onofrio Avellino, allievo dei maestri Luca Giordano e Francesco Solimena, nella quale il papa Clemente XII lo investe di nuove attività apostoliche

(Giovanni Mongelli, Storia di Montevergine e della Congregazione Verginiana, V, 1971; Placido Mario Tropeano, Palazzo abbaziale di Loreto : guida storico artistica, 2008)

PID: NAPP000028

Collocazione

Grillo, Domenico

Grillo, Domenico

Personale/collettivo: Personale

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

Nota manoscritta (sul frontespizio): D. Domenico Grillo, ad uso di D. Domenico Grillo


Visualizza il ritratto di Domenico GrilloDOMENICO GRILLO, nome secolare Amilcare, nacque a Montesarcchio (Benevento) il 4 aprile 1897.

• vestizione noviziale nel 1914

• professione semplice nel 1915

• nel 1916 si recò a Roma e alloggiò a Sant'Ambrogio dove si trattenne per istruirsi presso l'ospedale Fatebenefratelli di San Giovanni di Dio e di San Bartolomeo all'Isola nella medicatura dei feriti e mettersi così in grado di essere adibito come infermiere

• nel 1918/19 fu in servizio militare

• nel 1921 ebbe la professione solenne

• nel 1925 fu nominato  maestro dei novizi e prefetto dei chierici

• nel 1936/37, dopo una breve parentesi a Genova, cominciò l'insegnamento di canto al seminario regionale di Benevento

• dal 1953 fu organista a Montevergine dove morì nel 1966


La foto di d. Domenico Grillo è tratta dalla rivista «Il Santuario di Montevergine», dove compare insieme con altri suoi confratelli, senza alcuna didascalia e dunque senza possibilità di individuazione. Ringraziamo pertanto l'abate emerito di Montevergine, p. Tarcisio Nazzaro (†2018), che ne ha effettuato il riconoscimento.



PID: NAPP001926

Collocazione

Guadagnoli, Pietro_aretino

Guadagnoli, Pietro <fl. 1807>

Personale/collettivo: Personale

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

Nota manoscritta (sul frontespizio): Pietro Guadagnoli aretino 1807

 

PIETRO GUADAGNOLI, vissuto nella prima metà del secolo XIX, appartenente ad una famiglia impoverita della piccola nobiltà e noto per aver scritto poesie in italiano e latino, aveva insegnato eloquenza nelle scuole di S. Ignazio ad Arezzo, poi nella scuola del seminario vescovile della stessa città e si era cimentato in quasi tutti generi della letteratura araldica, dal pastorale al bernesco, quest’ultimo da lui tanto coltivato da fargli progettare la pubblicazione di una trentina di volumi di poemi burleschi italiani, rari o inediti. Morì nel 1823.

(dalla scheda del figlio ANTONIO GUADAGNOLI, in Dizionario biografico degli italiani, LX, 2003, p. 87-90)

PID: NAPP000179

Collocazione

Gubitosa, Tommaso Agostino_timbro

Gubitosa, Tommaso Agostino

Personale/collettivo: Personale

Codice: TE Timbri di enti laici e persone

Descrizione

Timbro (sulla pagina prima del frontespizio), diametro mm 45: Tommaso Agostino Gubitosa abate ordinario di Montevergine

 

Visualizza il ritratto di Tommaso Agostino GubitosaTOMMASO AGOSTINO GUBITOSA, di Montaperto di Montemiletto (Avellino), nato il 27 luglio 1914, morto il 20 aprile 1997.
Nel 1928 entrò nell'alunnato monastico di Montevergine, emise i voti monastici il 15 ottobre 1934 e fu ordinato sacerdote il 29 giugno 1939. Fu priore amministratore della Congregazione di Montevergine nel periodo 1967-1968 e fu nominato abate ordinario di Montevergine dalla Santa Sede il 17 gennaio 1976, benedetto il 25 aprile dello stesso anno.
Per raggiunti limiti d'età presentò alla Santa Sede le dimissioni da abate il 25 giugno 1989.

(Il transito dell'Abate ordinario emerito Tommaso Agostino Gubitosa, in «Il Santuario di Montevergine», 78(1997), n. 5, p. 100-101)

PID: NAPP001136

Collocazione

Imbimbo, Gino_firma

Imbimbo, Luigi Tommaso <1879-1952>

Personale/collettivo: Personale

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

Nota manoscritta (sul frontespizio): Gino Imbimbo

Nota manoscritta: Gino Imbimbo giovedì 27 maggio 1897 Avellino

 

LUIGI (GINO) TOMMASO IMBIMBO, maestro di musica, di Avellino; nel terzo anniversario della sua morte la vedova, Esther Magno, dona i volumi appartenuti al marito alla Biblioteca di Montevergine

Per ulteriori informazioni, consultare la pagina di questo sito relativa alle Donazioni

PID: NAPP001283

Lanna, Domenico

Lanna, Domenico

Personale/collettivo: Personale

Descrizione

Timbro (sul frontespizio): CAN. DOMENICO LANNA AVERSA

 

DOMENICO LANNA, (1834-1913), fece parte del Capitolo dei Canonici di Aversa (Caserta). L’istituzione rappresentò un centro vivente di evangelizzazione e di culto, di catechesi e di promozione socio-culturale, con fulgidi esempi di ecclesiastici: maestri, teologi, astronomi, poeti, letterati che onorarono la città e la diocesi; furono uomini dottissimi come Gaetano Maria de Folgore. Domenico Lanna fu autore dei Frammenti storici di Caivano, provincia di Napoli, 1903.

PID: NAPP000031

Collocazione

Limoncelli

Limoncelli, Antonio

Personale/collettivo: Personale

Codice: EL Ex libris

Descrizione

Cartiglio (sul piatto anteriore), mm 80x60, raffigurante un albero in primo piano; sullo sfondo il porto di Napoli con il Vesuvio e il monte Somma; in basso: ANTONIO LIMONCELLI napolitano; tra le foglie dell'albero, motto: IL LAVORO È VITA

Timbro rotondo, diametro mm 47; nella cornice esterna: BIBLIOTECA ANTONIO LIMONCELLI

PID: NAPP000986

Collocazione

Cliccare qui per consultare la scheda di Antonio Limoncelli nell'Archivio Possessori della Biblioteca Nazionale di Napoli