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POSSESSORI

Risultato della ricerca

Giliberti, Severo

Giliberto, Severo <m. 1607>

Personale/collettivo: Personale

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

Nota manoscritta (sul frontespizio): D. Seueri, [leggibile parzialmente]: ad usum ... patris de Solofra

Don Seueri Giliberti de Solofra codex & posterum

 

SEVERO GILIBERTO, originario di Solofra (Avellino), fu  studente e novizio a Montevergine  tra gli anni 1580-1590. Fu poi sacerdote a Napoli, segretario a Montevergine, priore di Casamarciano, definitore e assistente dell’abate generale, procuratore a Roma. Venne nominato abate nel capitolo generale del 17 maggio 1599 e fu sicuramente la persona più adatta a succedere all’abate Perugino nel governo della congregazione verginiana per continuare la riforma intrapresa dal commissario apostolico san Giovanni Leonardi. Negli anni del suo abbaziato, che si concluse il 1° marzo del 1607, promosse una serie di decreti per favorire la rinascita spirituale della congregazione verginiana e un ritorno alla disciplina monastica respinta nel periodo nefasto della commenda. Egli cercò di eliminare tutti gli abusi ed i sorprusi, anche di carattere economico, perpetuati dai religiosi nei secoli precedenti. Quello dell’abate Giliberto fu uno degli ottimi governi abbaziali di Montevergine, che servì a far aumentare il prestigio della congregazione non solo presso i fedeli, ma soprattutto negli ambienti della Santa Sede Apostolica. Compianto sinceramente dai suoi contemporanei, la sua memoria è passata nella storia della congregazione verginiana come di una persona che non si risparmiò fino alla morte  nella ricerca del bene e del giusto. L’abate Giliberto è ricordato in un’opera singolare, il Pantheon Solophranum, stampata ad Avellino nel 1873 dal tipografo Vincenzo Maggi e composta, a gloria della cittadina di Solofra, dal  canonico teologo Antonio Giliberti. Ivi, oltre ad essere citato come sapiente riformatore delle Costituzioni dell’ordine, è ricordato come letterato autore di scritti sacri ricchi di erudizione.

(Giovanni Mongelli, Storia di Montevergine e della Congregazione Verginiana, III, 1968)

PID: NAPP000027

Collocazione

Gionfrida, Giovanni

Gionfrida, Giovanni

Personale/collettivo: Personale

Codice: TE Timbri di enti laici e persone

Descrizione

Timbro (sulla carta di guardia e sul frontespizio), non leggibile, diametro mm 50; nel mezzo: stemma (non leggibile) incorniciato dal cappello ecclesiastico con due cordoni laterali da cui si apre una fioccatura di nappe nella cornice interna: IOANNIS BAPTISTAE IN SUBURBIO TOM..ASA ...; nella cornice esterna: JOANNES  GIONFRIDA PROT. APOST. TIT. R. MUS... 

 

GIOVANNI GIONFRIDA, divenne sacerdote nel 1900 e fu ricevuto presso il Monastero di Montevergine nel 1903. Nel 1904 effettuò la vestizione e nel 1905 la professione; nello stesso anno ottenne dalla Santa Sede un rescritto di secolarizzazione e fece ritorno al suo paese. Ritornato poi ad Avellino si distinse particolarmente nel clero della diocesi e fu parroco e rettore della chiesa dell’Immacolata Concezione in Avellino. Nel 1927 insegnò lettere nell’ambito del Seminario di Montevergine. Fu autore di  numerosi scritti a carattere liturgico, agiografico, di oratoria sacra e relativi a personaggi religiosi che si distinsero particolarmente nell’avellinese. Molto interessanti gli opuscoli sui Patroni di Mercogliano.

(Giovanni Gionfrida, Sotto l’ombra dei cipressi: necrologi familiari, Avellino 1954)

PID: NAPP000016

Collocazione

Girardi, Ramiro

Girardi, Ramiro <1657-1746>

Personale/collettivo: Personale

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

Nota manoscritta (sul frontespizio): ex libris R.mi P. Abbatis D. Ramiri Girardi Cong. M. Virginis

Ad usum R.mi P.ris D. Ramiri Abbatis Girardi Congreg.is Monts Virginis

 

RAMIRO GIRARDI, di Cervinara (Avellino),  è abate di Montevergine dal 30 aprile 1719 al 26 aprile 1722, e rieletto poi per i trienni 1730-1733 e 1742-1745. Dopo la vestizione del 1676, fu studente a Napoli, lettore in diverse dipendenze verginiane come Casamarciano, Aversa, Roma, Airola, Palma, poi maestro dei novizi e lettore morale a Montevergine fino a quando non venne eletto superiore generale nei periodi suddetti. Tra le sue importanti attività si ricordano il restauro della cappella del reliquiario,  la creazione di una grande biblioteca, con scaffalatura in noce, al santuario e l’esecuzione di  un’ampia platea o inventario di tutti i beni di Montevergine. Ne affidò l’incarico al notaio Salvatore Iacenna di Mercogliano che si servì del regio agrimensore Bartolomeo Cocchi, autore di altre belle rappresentazioni grafiche di territori appartenenti a monasteri che dipendevano dalla casa madre dell’abbazia.  Inoltre di particolare importanza fu la redazione della Platea specifica della montagna di Montevergine, attualmente situata nella busta  n. 1 dell’archivio storico dell’abbazia,  a cura di padre Giovanni Mongelli, che dimostra la consistenza dei luoghi di proprietà del monastero nei luoghi denominati Nespolo, Cesine, Scalzaturo e Cerrito, causa di tante liti in precedenza con gli amministratori laici del luogo. L’abate è raffigurato in una tela (ora nel Palazzo Abbaziale di Loreto), realizzata dal suo amico pittore napoletano Onofrio Avellino, allievo dei maestri Luca Giordano e Francesco Solimena, nella quale il papa Clemente XII lo investe di nuove attività apostoliche

(Giovanni Mongelli, Storia di Montevergine e della Congregazione Verginiana, V, 1971; Placido Mario Tropeano, Palazzo abbaziale di Loreto : guida storico artistica, 2008)

PID: NAPP000028

Collocazione

Grillo, Domenico

Grillo, Domenico

Personale/collettivo: Personale

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

Nota manoscritta (sul frontespizio): D. Domenico Grillo, ad uso di D. Domenico Grillo


Visualizza il ritratto di Domenico GrilloDOMENICO GRILLO, nome secolare Amilcare, nacque a Montesarcchio (Benevento) il 4 aprile 1897.

• vestizione noviziale nel 1914

• professione semplice nel 1915

• nel 1916 si recò a Roma e alloggiò a Sant'Ambrogio dove si trattenne per istruirsi presso l'ospedale Fatebenefratelli di San Giovanni di Dio e di San Bartolomeo all'Isola nella medicatura dei feriti e mettersi così in grado di essere adibito come infermiere

• nel 1918/19 fu in servizio militare

• nel 1921 ebbe la professione solenne

• nel 1925 fu nominato  maestro dei novizi e prefetto dei chierici

• nel 1936/37, dopo una breve parentesi a Genova, cominciò l'insegnamento di canto al seminario regionale di Benevento

• dal 1953 fu organista a Montevergine dove morì nel 1966


La foto di d. Domenico Grillo è tratta dalla rivista «Il Santuario di Montevergine», dove compare insieme con altri suoi confratelli, senza alcuna didascalia e dunque senza possibilità di individuazione. Ringraziamo pertanto l'abate emerito di Montevergine, p. Tarcisio Nazzaro (†2018), che ne ha effettuato il riconoscimento.



PID: NAPP001926

Collocazione

Guadagnoli, Pietro_aretino

Guadagnoli, Pietro <fl. 1807>

Personale/collettivo: Personale

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

Nota manoscritta (sul frontespizio): Pietro Guadagnoli aretino 1807

 

PIETRO GUADAGNOLI, vissuto nella prima metà del secolo XIX, appartenente ad una famiglia impoverita della piccola nobiltà e noto per aver scritto poesie in italiano e latino, aveva insegnato eloquenza nelle scuole di S. Ignazio ad Arezzo, poi nella scuola del seminario vescovile della stessa città e si era cimentato in quasi tutti generi della letteratura araldica, dal pastorale al bernesco, quest’ultimo da lui tanto coltivato da fargli progettare la pubblicazione di una trentina di volumi di poemi burleschi italiani, rari o inediti. Morì nel 1823.

(dalla scheda del figlio ANTONIO GUADAGNOLI, in Dizionario biografico degli italiani, LX, 2003, p. 87-90)

PID: NAPP000179

Collocazione

Gubitosa, Tommaso Agostino_timbro

Gubitosa, Tommaso Agostino

Personale/collettivo: Personale

Codice: TE Timbri di enti laici e persone

Descrizione

Timbro (sulla pagina prima del frontespizio), diametro mm 45: Tommaso Agostino Gubitosa abate ordinario di Montevergine

 

Visualizza il ritratto di Tommaso Agostino GubitosaTOMMASO AGOSTINO GUBITOSA, di Montaperto di Montemiletto (Avellino), nato il 27 luglio 1914, morto il 20 aprile 1997.
Nel 1928 entrò nell'alunnato monastico di Montevergine, emise i voti monastici il 15 ottobre 1934 e fu ordinato sacerdote il 29 giugno 1939. Fu priore amministratore della Congregazione di Montevergine nel periodo 1967-1968 e fu nominato abate ordinario di Montevergine dalla Santa Sede il 17 gennaio 1976, benedetto il 25 aprile dello stesso anno.
Per raggiunti limiti d'età presentò alla Santa Sede le dimissioni da abate il 25 giugno 1989.

(Il transito dell'Abate ordinario emerito Tommaso Agostino Gubitosa, in «Il Santuario di Montevergine», 78(1997), n. 5, p. 100-101)

PID: NAPP001136

Collocazione

Imbimbo, Gino_firma

Imbimbo, Luigi Tommaso <1879-1952>

Personale/collettivo: Personale

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

Nota manoscritta (sul frontespizio): Gino Imbimbo

Nota manoscritta: Gino Imbimbo giovedì 27 maggio 1897 Avellino

 

LUIGI (GINO) TOMMASO IMBIMBO, maestro di musica, di Avellino; nel terzo anniversario della sua morte la vedova, Esther Magno, dona i volumi appartenuti al marito alla Biblioteca di Montevergine

Per ulteriori informazioni, consultare la pagina di questo sito relativa alle Donazioni

PID: NAPP001283

Collocazione

Izzi, Bernardino

Izzi, Bernardino

Personale/collettivo: Personale

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

Nota manoscritta (a carta A3v.): R. Lector d. Bernardinus Izzi Archivarius


BERNARDINO IZZI, nome secolare Gennaro, nacque a Napoli il 17 maggio 1714. Il 24 maggio 1729 entrò nel monastero di Montevergine , dove ricevé la vestizione benedettina. L’anno seguente Izzi con la professione solenne assunse il nome di Bernardino e cominciò un percorso di studio che lo portò dapprima a Napoli, ad Aversa ed infine a Montevergine. Completata la sua formazione, gli vennero affidati diversi incarichi presso le case dipendenti dalla Congregazione verginiana: lettore di morale e teologia,  maestro dei professi, segretario e vicario, infine fu nominato archivista a Loreto,  protonotaio apostolico e abate titolare.  
Si spense a Loreto di Mercogliano,  il 9 aprile del 1777.
Preziosissimo è stato il suo lavoro di archivista svolto a Loreto; a lui si deve l’ordinamento e la sistemazione, accurata e integrale, come ci riferisce l’indimenticato suo successore, padre Giovanni Mongelli, dell’archivio diocesano di Montevergine, che, a differenza dell’archivio storico dell’abbazia (curato da padre Giannuzzi prima e dal Cangiano poi), con la costruzione del nuovo Loreto dopo il terremoto rovinoso del 1732, non ha subito nessun spostamento, neanche durante le soppressioni monastiche. Ancora oggi è conservato nella vecchia sala del palazzo abbaziale, con gli armadi in radica di ulivo, realizzati da fra Mariano da Castellammare di Stabia, e con il soffitto affrescato da Antonio Vecchione e discepoli, nel 1750-51.
Ad Izzi si devono, poi, una serie di documenti manoscritti, per lo più trascrizioni di documenti antichi, sintesi della storia dell’abbazia, ma anche commenti  ai “brevi pontifici” , conservati nell’archivio storico di Montevergine, riguardanti la formazione intellettuale dei giovani monaci e la disciplina di diversi aspetti della vita della congregazione:  l’autorizzazione apostolica di papa Clemente XIII per il trasporto  dell’archivio da Montevergine al palazzo abbaziale di Loreto;  l’ammodernamento della Regula approvato da Benedetto XIV; suppliche per ottenere regi exequatur  per la conservazione dei privilegi monastici, quali ad esempio l’autonomia della nomina ad abate titolare.


(Archivio di Montevergine)

(Mongelli G., L’archivio dell’abbazia di Montevergine, 1962)

(Vitale T., Storia della regia città di Ariano e sua diocesi, ristampa 1978, p.374, 376, 386)

(Battaglia A., Un archivista di Montevergine: Bernardino Izzi)

(De Conciliis P., Figure nell'Archivio diocesano: Una "Amazone Guerriera")


PID: NAPP002621

Collocazione

Lanna, Domenico

Lanna, Domenico

Personale/collettivo: Personale

Descrizione

Timbro (sul frontespizio): CAN. DOMENICO LANNA AVERSA

 

DOMENICO LANNA, (1834-1913), fece parte del Capitolo dei Canonici di Aversa (Caserta). L’istituzione rappresentò un centro vivente di evangelizzazione e di culto, di catechesi e di promozione socio-culturale, con fulgidi esempi di ecclesiastici: maestri, teologi, astronomi, poeti, letterati che onorarono la città e la diocesi; furono uomini dottissimi come Gaetano Maria de Folgore. Domenico Lanna fu autore dei Frammenti storici di Caivano, provincia di Napoli, 1903.

PID: NAPP000031

Collocazione

Lecari, Giovanni

Lercari, Giovanni

Personale/collettivo: Personale

Codice: TE Timbri di enti laici e persone

Descrizione

Sul frontespizio timbro ovale (mm 37x35) a inchiostro nero, con stemma araldico e iscrizione: GIOVANNI LERCARI ARCIVESCOVO DI GENOVA.


Lecari, GiovanniGIOVANNI LERCARI, nacque a Taggia (IM) il 22 ottobre 1722; fu battezzato nella collegiata dei SS. Filippo e Giacomo  con il nome di Giovanni  Pietro Antonio. Il 21 dicembre 1748 divenne suddiacono e il 22 marzo del 1749 fu ordinato diacono e sacerdote; in quello stesso anno ottenne a Roma il dottorato in diritto, che gli consentì di ricoprire importanti incarichi presso la Santa Sede, dedicandosi in particolare alla riforma dei monasteri femminili. Divenne poi canonico di S. Maria Maggiore, e nel 1760 fu nominato vescovo di Adrianopoli in partibus e nel 1767 arcivescovo di Genova, con l’approvazione di Clemente XIII. Il suo episcopato fu in continuità con quello del suo predecessore, Giuseppe Maria Saporiti, mantenendo una posizione equidistante tra il clero giansenista e quello filogesuita, ma nel frattempo la situazione politica internazionale precipitava, con lo scoppio della Rivoluzione francese, toccando anche l’Italia. Nel 1797 la rivoluzione si estese alla Liguria, dove fu abbattuta l’antica Repubblica aristocratica di Genova, coinvolgendo anche la Chiesa locale. I principi rivoluzionari contagiarono i seminaristi che, con una rivolta ottennero la sospensione del rettore e degli altri superiori. Il Lercari accettò l’ultimatum dei giovani chierici, e nello stesso anno fu emanata la costituzione della neonata Repubblica Ligure. La politica del nuovo governo, che stabiliva la confisca dei beni della chiesa, portò ad una rivolta dei contadini in Val Polcevera, ma l’arcivescovo emanò una lettera pastorale per scongiurare la guerra civile; pressato dalle autorità del nuovo governo, incontrò i rivoltosi, rassicurandoli che la nuova costituzione non avrebbe violato i diritti della religione. Nonostante l’impegno del Lercari, i rapporti col governo precipitarono, fu arrestato il suo vicario generale e più tardi,  il 18 dicembre del 1798,  anche lui e confinato a Novi. Il 4 giugno 1800, dopo un lungo assedio, l’esercito austriaco, facendo capitolare le forze francesi e repubblicane genovesi, entrò in Genova. Il Lercari morì due anni dopo, il 18 marzo 1802, e fu seppellito nella chiesa di S. Vincenzo de’ Paoli, a Fossolo.



>Lercari Giovanni, nel Dizionario Biografico Treccani, ultima data di consultazione 16 luglio 2019

(Cambiaso D., I vicari generali degli arcivescovi di Genova, p. 59)

La foto dell'arcivescovo Giovanni Lercari è tratta dal sito web della Chiesa cattolica

PID: NAPP002517

Collocazione

O 016 206

Limoncelli

Limoncelli, Antonio

Personale/collettivo: Personale

Codice: EL Ex libris

Descrizione

Cartiglio (sul piatto anteriore), mm 80x60, raffigurante un albero in primo piano; sullo sfondo il porto di Napoli con il Vesuvio e il monte Somma; in basso: ANTONIO LIMONCELLI napolitano; tra le foglie dell'albero, motto: IL LAVORO È VITA

Timbro rotondo, diametro mm 47; nella cornice esterna: BIBLIOTECA ANTONIO LIMONCELLI

PID: NAPP000986

Collocazione

Cliccare qui per consultare la scheda di Antonio Limoncelli nell'Archivio Possessori della Biblioteca Nazionale di Napoli

Marcone stemma

Marcone, Giuseppe Ramiro

Personale/collettivo: Personale

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

Nota manoscritta (in testa al frontespizio): D. Giuseppe Ramiro Marcone ab. ord.

D. Giuseppe Ramiro Marcone ab. ord.

Nota ms. di Giuseppe Ramiro Marcone («Nell'anno 1944 e 1945 in Quaresima, trovandomi in Zagabria...»)



Abate MarconeRAMIRO MARCONE (nome secolare Giuseppe) è stato uno dei più longevi abati della Congregazione di Montevergine e anche per questo uno dei più importanti; viene ricordato per le numerose opere di cui si rese promotore in favore non solo del Santuario di Montevergine, ma anche delle comunità dei diversi paesi che si trovano nel territorio del Partenio.

Nacque a San Pietro Infine, in provincia di Caserta, il 15 marzo 1882. Iniziò il suo cammino monastico nell’abbazia di San Giuliano d’Albaro a Genova, dove il 30 novembre 1898, sedicenne, professò il triplice voto di povertà, castità e obbedienza.
Proseguì gli studi, perfezionandosi nelle discipline filosofiche e teologiche, presso il Collegio internazionale di S. Anselmo in Roma, dove conseguì la laurea in filosofia e dove, dall’ottobre del 1907, intraprese l’insegnamento di Storia della filosofia. Per la sua fama di eccellente professore e per la pubblicazione di manuali specifici, fu annoverato tra i soci dell’Accademia filosofia di San Tommaso d’Aquino. Nel 1915, mentre era professore e vice-rettore dell’Ateneo di S. Anselmo, fu chiamato alle armi con il grado di tenente di complemento.

Anche in occasione dei tristi eventi della Prima Guerra Mondiale, Giuseppe Ramiro Marcone si meritò encomi solenni per atti di valore nell’esercizio zelante del suo ufficio di cappellano militare.
L’11 marzo del 1918 fu dal papa Benedetto XV nominato abate ordinario di Montevergine, incarico che resse per ben 36 anni, fino al 1952.
In questo lungo periodo di abbaziato il suo impegno non si limitò a quello di monaco, padre e maestro (qualità che pure gli vennero vieppiù riconosciute, anche mentre era in vita), ma con la sua tenacia ed intraprendenza diede impulso alla rinascita spirituale e religiosa della Congregazione di Montevergine, si dedicò ad attività sociali e di apostolato, intensificò – da buon diplomatico – i rapporti con le varie cariche ecclesiastiche, istituzionali e con la Casa Savoia.
Fu nominato Nunzio Apostolico in Croazia; portò a compimento la strada rotabile per Montevergine, diede incremento alla costruzione della Funicolare che ancora oggi – opportunamente adeguata ed ammodernata – consente di raggiungere in soli 10 minuti il Santuario Mariano sulla sommità del monte in un percorso spettacolare lungo il quale si può godere di una vista mozzafiato su tutta la vallata.

Giuseppe Ramiro Marcone promosse inoltre la costruzione del Bar ristorante albero “Romito” su Montevergine, costruì l’orfanatrofio femminile e fondò la Congregazione delle Suore Benedettine di Montevergine, che continuano tuttora ad animare la vita non soltanto religiosa del paesino di Mercogliano, anche con la tenuta di una frequentata scuola elementare.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, l’abate Giuseppe Ramiro Marcone ospitò nel palazzo abbaziale di Loreto delle famiglie di profughi provenienti dall’Abissinia e nella tragica occasione del bombardamento del 14 settembre 1943 della città di Avellino offrì un sicuro rifugio a tutti gli sfollati.

Notevole è la bibliografia sulla benemerita figura dell’abate Giuseppe Ramiro Marcone.
Le notizie di questa succinta scheda sono state tratte per la gran parte dal catalogo della mostra tenutasi presso la Biblioteca di Montevergine nel 2008 dal titolo Giuseppe Ramiro Marcone: dalla monarchia alla Repubblica, 1918-1952 (Montevergine, Edizioni Padri Benedettini, 2008).
L’ opuscolo Nel 25. di sacerdozio di monsignor Giuseppe Ramiro Marcone (Avellino, Tipografia Pergola, 1931) è un estratto dalla rivista «Il Santuario di Montevergine» del 1931.
In occasione della sua scomparsa, avvenuta in Arezzo il 10 luglio 1952, fu pubblicato un numero speciale della rivista «Il Santuario di Montevergine» - la cui fondazione si deve peraltro proprio all’abate Marcone -,  Mons. d. Giuseppe Ramiro Marcone : numero speciale dedicato alla santa memoria del fondatore del Bollettino (Avellino, Pergola, 1952).
Nella sua città Natale, San Pietro Infine, si tenne nel 2010 un convegno di cui si fece promotrice la dinamica ed attiva Associazione culturale Ad flexum, che curò la pubblicazione degli atti nel volume Don Giuseppe Ramiro Marcone abate di Montevergine : atti del convegno, San Pietro Infine, 5 settembre 2009 (Venafro, Eva, 2010).
Infine, in occasione del centenario della nomina abbaziale di Don Giuseppe Ramiro Marcone (1918-2018), la Comunità monastica di Montevergine e la Biblioteca Statale di Montevergine hanno promosso e curato la pubblicazione dei due diari manoscritti inediti dell’abate, insieme con la cronaca del suo soggiorno in Croazia dal 1941 al 1945. Custoditi con devozione dai Padri benedettini, i documenti mettono in luce le virtù religiose, riflessive e caritatevoli dell'abate, la sua attività pastorale, sociale e diplomatica al servizio della comunità monastica; il volume, dal titolo L'abate Giuseppe Ramiro Marcone nei manoscritti inediti dell'abbazia di Montevergine (Napoli, Arte'm, 2018) è stato presentato presso il Salone degli Arazzi del Palazzo abbaziale di Loreto il 9 marzo 2019.

PID: NAPP002367

Collocazione

Marra, Teodorico

Marra, Teodorico

Personale/collettivo: Personale

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

Nota manoscritta (sul frontespizio): D. Teodorico OSB



TEODORICO MARRA, nome secolare Vincenzo, nacque il 25 febbraio 1904 a Pannarano (Benevento)

Teodorico, Marra. 1926 - professione di fede

. 1928 - ordinazione sacerdotale; si trasferisce a Sant'Anselmo per completare gli studi

. 1929/1932 - insegnante di canto al Seminario diocesano di Avellino e al Seminario diocesano di Nola

. 1938 - prefetto degli alunni

. 1953 - direttore di canto, delegato di canto sacro per le missioni

. 1958 - delegato regionale Ceciliano; fino al 1960 ottiene il mandato di visitare ogni diocesi e dare le opportune direttive per l'applicazione delle norme pontificie in materia di musica sacra; insegna canto ai seminaristi di Avellino e Ariano Irpino e agli studenti domenicani di Barra (Napoli)

. 1965 - insegnante di canto al Seminario regionale di Benevento

Morì nel 1997


(Archivio di Montevergine)

(Lorganista eremita, in «Il Santuario di Montevergine», 53(1973), n. 12, p. 238-239)

(Profilo biografico del p. d. Teodorico, in «Il Santuario di Montevergine», 78(1997), n. 4, p. 81)

(Omelia per la liturgia esequiale del p. Teodorico Marra O.S.B., in «Il Santuario di Montevergine», 78(1997), n. 4, p. 77-80)

PID: NAPP001927

Collocazione

E 036 121.4
E 036 241.1

E 036 245.1

E 036 266.1

E 036 270.1

E 036 272

E 038 052

E 039 038

E 039 046

E 039 055

E 039 058

E 039 060
E 039 064
E 039 076
E 039 130
E 039 141
E 039 148
E 039 164
E 039 169
E 039 238(1
E 014 054

Masucci, Giuseppe

Masucci, Giuseppe

Personale/collettivo: Personale

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

Nota manoscritta (sul frontespizio): Masucci O. S. B.


Visualizza il ritratto di Giuseppe MasucciGIUSEPPE MASUCCI, nome secolare Generoso, nacque a Volturara Irpina nel 1906. Compiuti gli studi ginnasiali nell’Alunnato monastico di Montevergine, dove era entrato ragazzo, il 7 ottobre 1923 iniziò l’anno di prova noviziale e il 24 ottobre 1924 prese i voti triennali. Dopo aver frequentato il corso di filosofia nel monastero di Montevergine, compì gli studi di teologia nel Collegio internazionale di S. Anselmo a Roma e contemporaneamente si iscrisse alla facoltà di Diritto Canonico nel Collegio dell’Angelico, dove si laureò.  Il 18 ottobre 1927 si consacrò definitivamente al Signore coi voti solenni. Il 25 ottobre 1930 fu ordinato sacerdote e cominciò il suo apostolato. Fu Prefetto degli alunni e Maestro dei novizi. Si appassionò allo studio delle lingue straniere, in particolare all’inglese, fino a parlarlo correntemente, perfezionandosi in Inghilterra presso il monastero benedettino di Ramsgate. Insegnò poi anche il francese per diversi anni nel Seminario Vescovile di Avellino. Nel 1940 l’abate Marcone, nominato Visitatore Apostolico a Zagabria, condusse con sé il padre Giuseppe, come Segretario. Rimase in Croazia fino al mese di marzo 1946, imparando nel frattempo il croato, aiutando gli ebrei perseguitati, i soldati italiani allo sbando e tutti coloro che ne avevano bisogno. Ritornato a Montevergine si dedicò allo studio, la preghiera, l’insegnamento e l’apostolato; morì l’8 ottobre 1963, quando da poco aveva compiuto 57 anni, proprio durante la sua missione sacerdotale.



(Archivio di Montevergine, busta 540)

(Padre don Giuseppe Masucci, in «Il Santuario di Montevergine»,  44(1963), n. 7-8, p. 83-84)

PID: NAPP002200

Collocazione

Matricardi_Alferio

Matricardi, Alferio

Personale/collettivo: Personale

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

Nota manoscritta (sul piatto posteriore): D. Alferio Matricardi O.S.B.

Alferio Maria Matricardi (ricordo della sorella Gilda nell'anniversario della morte)



Matricardi_AlferioALFERIO MARIA MATRICARDI, nome secolare Carlo, nacque a Santa Maria Capua Vetere (CE) il 25 febbraio 1916, da Domenico e Amelia Zampano. Rimasto orfano del padre a soli due anni, entrò come alunno a Montevergine nell’ottobre del 1928. Il 30 settembre 1933 venne accettato come novizio e prese il nome di Alferio Maria, in onore di un altro padre dell’ordine benedettino; il 20 ottobre successivo così scriveva alla madre e alle sorelle Ginevra e Gilda: «Ora, invece di uno, avrò due Santi Protettori: S. Carlo e S. Alferio, e spero di imitarne, con l’aiuto di Dio, le virtù sacerdotali dell’uno, e quelle monastiche dell’altro …». Il 13 marzo del 1935 emise la professione temporanea e il 16 luglio del 1938 quella solenne. Compiuti gli studi ginnasiali, filosofici e teologici, il 29 giugno 1939 fu ordinato sacerdote nella chiesa di Montevergine dal vescovo di Avellino, Monsignor Francesco Petronelli, assistito dall’abate ordinario Giuseppe Ramiro Marcone e dal padrino D. Benedetto Maria Tortora. Fu festeggiato dai familiari e dai numerosi confratelli, con l’accompagnamento dell’organo suonato da D. Teodorico Marra; nella stessa occasione furono ordinati sacerdoti anche: Giovanni Mongelli, Roberto D’Amore, Lucio De Marino, Raffaele Baratta e Tommaso Gubitosa. D. Alferio, profondo osservatore della Regola, riservato nelle relazioni coi confratelli e con gli estranei, sempre severo con se stesso, volle approfondire i suoi studi filosofici e teologici, pubblicando poi sul Bollettino di Montevergine alcuni suoi scritti come: La famiglia imperiale di Courtenay Valois ed un secondo a carattere religioso: Le SS. Reliquie, quest’ultimo interrotto dalla prematura morte. Il padre abate, riconosciute le capacità di questo suo giovanissimo monaco, lo nominò insegnante di storia e geografia delle classi ginnasiali. Il 20 marzo 1941, a seguito di un operazione chirurgica d’urgenza per un’appendicite degenerata in peritonite, D. Alferio spirò tra le braccia del suo amato priore D. Bernardo Rabasca e del padre maestro dei novizi, D. Giuseppe Masucci.


(Archivio di Montevergine)
(Consummatus in brevi …, in «Il Santuario di Montevergine», 21 (1941), n. 12, p. 120-121)
(Matricardi A. M., La Famiglia imperiale di Courtenay Valoys : le SS. Reliquie, ristampa 1949)
(Matricardi A. M., Le SS. Reliquie : un prezioso tesoro del Santuario, in «Il Santuario di Montevergine»,  21(1940), n. 3-4, pp. 36-39)
(Matricardi G., Primavere virginiane : reverendo p. d. Alferio Maria Matricardi, 1942)

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