<div <div <div <div <div <body

POSSESSORI

Risultato della ricerca

Mazza, Giuseppe Antonio

Mazza, Andrea <1724-1797>

Personale/collettivo: Personale

Forma di rinvio: Mazza, Giuseppe Antonio Maria

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

Nota manoscritta (sul frontespizio): ex libris d.no Joseph Antonii Mazza

 

ANDREA MAZZA, nacque a Parma il 21 novembre 1724 da Orazio e da Rosa Benelani e ricevette il nome di Giuseppe Antonio Maria. Compì i primi studi presso il collegio di Reggio Emilia. Il 15 ottobre 1741 fece professione per la Congregazione benedettino-cassinese nel monastero di S. Giovanni Evangelista di Parma e adottò il nome di Andrea. Compiuti gli studi teologico-filosofici a Padova, dove fu allievo di Jacopo Stellini, nel 1744 fu scelto tra i dieci monaci che a quel tempo la Congregazione inviava a Roma per approfondire gli studi di teologia (nei quali poté avvalersi dell’insegnamento del padre A. Bortoletti) e di diritto canonico (sotto la guida di Gabriele Maria de Blasi). In quel periodo gli fu affidata anche la custodia del monastero in cui risiedeva. Nel 1748 fece ritorno a Parma, dove fu impegnato nell’insegnamento della teologia fino al 1760. Subito dopo il M. fu nominato bibliotecario del suo monastero e divenne segretario dell’abate Lanfranco Gnabbi. Nel 1766 il M. curò l’edizione di alcune opere inedite di Galileo Galilei, Benedetto Castelli e altri, per il tomo IV della Nuova raccolta d’autori che trattano del moto delle acque (Parma). All’inizio del 1768 fu destinato alla Biblioteca, senza titolo ufficiale ma con la mansione di aiuto-bibliotecario di Paciaudi: le non poche incombenze di servizio che l’apertura al pubblico nel 1769 comportò, fra cui anche la distribuzione dei libri, gli impedirono di mettere a frutto le proprie competenze e guastarono il suo rapporto con Paciaudi stesso. Nel 1771 Andrea Mazza fu eletto priore del monastero di S. Giovanni; l’anno successivo compose le osservazioni al Cours d’études del Condillac (Parma, Biblioteca Palatina, Parmense, 644), già precettore a Parma dal 1758 al 1768. Sempre nel 1772, mentre Paciaudi conosceva alterne fortune, il M. ebbe ufficialmente il titolo di vicebibliotecario; seguì, nel 1774, quello di bibliotecario.  Nel 1792 fu nominato nuovamente abate di S. Giovanni Evangelista, dove morì nel 1797

(Dizionario Biografico degli Italiani, v. 72, p. 474-476)

PID: NAPP001385

Collocazione

Moffa, Desiderio_ad usum

Moffa, Desiderio <fl. 1690-1702>

Personale/collettivo: Personale

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

Note manoscritte (sul frontespizio): Ad usum D. Desiderij Moffi Monaci Cong.is Montis Virginis. Scriptum a me F.sco Accursio Petroni anno D.ni mill.mo septi.mo undecimo Kale...

 

DESIDERIO MOFFA, originario di Riccia (Campobasso), entra in monastero e nel 1690 effettua la vestizione, poi studente a Casamarciano (Napoli), al Goleto (Sant'Angelo dei Lombardi, Avellino), a Napoli, ad Aversa e Formicola, poi cellerario a Terranova (Napoli), agli inizi del 1700 sacerdote ad Ariano Irpino (Avellino), a Montevergine e a Penta (Salerno)

(Archivio di Montevergine, documenti manoscritti famiglia monastica di Montevergine)

PID: NAPP000029

Collocazione

Mongelli, Giovanni

Mongelli, Giovanni

Personale/collettivo: Personale

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

Mongelli Padre GIOVANNI MONGELLI nacque a Tufo (Avellino) il 10 luglio 1915. All'età di 12 anni decise di avvicinarsi alla vita religiosa entrando nella scuola del Monastero Benedettino di Montevergine, dove ebbe come professore di filosofia l’abate Giuseppe Ramiro Marcone, che successivamente lo indirizzò verso il Pontificio Ateneo Sant’Anselmo in Roma dove conseguì la laurea in Filosofia. Fu ordinato presbitero il 29 giugno 1939. Cominciò ad insegnare materie filosofiche e teologiche a Montevergine e presso il Monastero di Noci (Bari).

Nominato archivista e bibliotecario, avviò lo studio sistematico della immensa raccolta delle oltre 7000 pergamene di Montevergine dando alle stampe, tra il 1956 e il 1962, il Regesto delle pergamene, che rimane uno strumento insostituibile per orientarsi nel vasto patrimonio del Monastero di Montevergine. Si dedicò inoltre al riordino del materiale cartaceo dell'archivio dell'abbazia, pubblicando dal 1974 al 1980 i volumi di inventario L'archivio storico dell'abbazia benedettina di Montevergine, nella collana Fonti e studi di storia legislazione e tecnica degli archivi moderni.

Tra le sue pubblicazioni bisogna ricordare gli otto volumi della Storia di Montevergine e della Congregazione Verginiana (1965-1978),  Tufo: profilo storico della vita civile del comune (1963 e 1979), la Storia di Mercogliano: dalle origini ai nostri giorni (1979),  il Profilo storico del Goleto dalle origini ai nostri giorni (1985), la Storia civile di Altavilla Irpina dalle origini ai nostri giorni (1990), il Profilo storico delle diocesi irpine (1994), curò l’edizione critica della Legenda de vita et obitu S. Guilielmi, il prezioso codice manoscritto – custodito presso la Biblioteca di Montevergine -  in cui vengono narrati la vita e i miracoli del fondatore di Montevergine, san Guglielmo da Vercelli, patrono d’Irpinia. Pubblicò su prestigiose riviste italiane ed estere numerosi articoli sulla spiritualità delle congregazioni monastiche. Scrisse le Costituzioni di alcuni Istituti di suore secondo le norme del nuovo Codice di Diritto Canonico.

Nel 1976 fu insignito della medaglia d’argento dell’Accademia Tiberina di Roma, che lo iscrisse nel suo albo accademico come socio onorario; il suo nome da accademico è Aristarco Millengo. Fu, con padre Placido Mario Tropeano (direttore della Biblioteca di Montevergine fino al 2008), tra i prestigiosi storici della nuova famiglia monastica verginiana, ai quali seguiranno gli studiosi che hanno contribuito a incrementare la notevole bibliografia su Montevergine.

Morì a Montevergine il 29 agosto 1995.

Nota manoscritta: p. d. Gio. Mongelli O. S. B. 21/IX/52

PID: NAPP002134

Collocazione

C001 795.1

E 019 085

E 025 203
E 019 086E 038 044
E 019 087E 039 184(1
E 019 088E 039 184(3
E 019 100E 039 188/189
E 019 112E 039 195
E 019 146E 039 217
E 019 151E 039 218
E 019 153E 039 223
E 019 158E 039 228
E 019 161E 043 173.2
E 020 099E 060 241
E 020 105O 012 223
O 017 226
E 023 160O 021 050.2
E 023 171P 058 093
E 025 110/114
E 025 194
E 025 195
E 025 200

Montefuscolo, Onorato

Montefuscolo, Onorato <fl. sec. 17>

Personale/collettivo: Personale

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

Nota manoscritta (sul frontespizio): D. Honoratj a Mercuriano

 

ONORATO MONTEFUSCOLO, di Mercogliano, monaco corista di Montevergine. Nel 1606 effettuò la  professione; nel 1608 studente a Montevergine, nel periodo 1611-1612 studente a Napoli. Nel periodo 1613–1617 fu sacerdote a Capua (Caserta), Napoli, Montevergine, nel 1625 vicario a Capua. Negli anni 1626–1634 fu sacerdote a Napoli, Arienzo (Caserta), Montevergine, nel 1635 pro-procuratore a Mirabella (Avellino). Il Necrologio Verginiano ne riporta la morte nel 1635

(Archivio di Montevergine, documenti manoscritti famiglia monastica di Montevergine)

PID: NAPP000513

Collocazione

MONTEVERGINE timbro

Montevergine

Personale/collettivo: Collettivo

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

 vedi:

Santuario di Montevergine

Monteverginella

Monteverginella

Personale/collettivo: Collettivo

Codice: TC Timbri conventuali e di ordini religiosi

Descrizione

vedi:

Convento di Monteverginella

NI_BA1E000637

Non identificati

Personale/collettivo: Collettivo

Codice: TC Timbri conventuali e di ordini religiosi

Collocazione

Timbro non identificato, di forma ovale, in inchiostro nero, 30x24 mm

Frontespizio

O 015 198

Paolucci, Basilio

Paolucci, Basilio <fl. 1600>

Personale/collettivo: Personale

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

 Nota manoscritta (sul frontespizio): D. Basilio Paolucci a Monte.ne. Monte Vergine

 

BASILIO PAOLUCCI, di Montefalcione (Avellino), monaco benedettino di Montevergine, nel periodo 1586–1589 fu studente a Montevergine; nel periodo 1590-1591 sacerdote a Montevergine; nel 1597 vicario a Napoli; nel 1599 vicario a Candida (Avellino), poi a Lauro (Avellino), Petina (Salerno), Mirabella (Avellino). Ne 1611-1612 procuratore in Prata (Avellino); negli anni 1614-1621 priore di Petina (Salerno), Cervinara (Avellino), Palma (Salerno), nel 1622 priore di Castelbaronia (Avellino)

(Archivio di Montevergine, documenti manoscritti della famiglia monastica di Montevergine)

PID: NAPP000025

Collocazione

Parascandolo, Giuseppe Maria

Parascandolo, Giuseppe Maria

Personale/collettivo: Personale

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

Stemma applicato sulla carta di guardia, mm 80x60; scudo araldico coronato; nel mezzo due leoni rampanti, di profilo, reggono una lettera "A", sormontata da tre stelle; in basso: Inter libros Iospehi Mariae Parascandolo Antecessoris regii A. L. N.

 

 stemma

 

GIUSEPPE MARIA PARASCANDOLO, archeologo e grecista  italiano. Canonico, nato a Napoli, si occupò di lingua greca, che insegnò a diverse leve di futuri archeologi, tra i quali Bernardo Quaranta e Giustino Quadrari. Tenne la cattedra di storia dei concili nell’Università di Napoli, fu socio dell’Accademia Ercolanese e dal 1822, nominato, con decreto di Ferdinando I, lettore dei papiri di Ercolano. Nel decreto si attesta che Ferdinando I, su proposta del Consigliere di Stato, fa sì che siano presenti allo svolgimento ed alla interpretazione dei papiri ercolanesi  quattro interpreti oltre al sovraintendente, anche Giuseppe Maria. Morì a Napoli nel 1838; tra le sue opere si ricordano L’illustrazione di un marmo greco rappresentante le Cariatidi, pubblicata nel 1817 e le due Orationes del 1833.

(Giuseppe Castaldi, Della regale accademia ercolanese, In Napoli 1840; Egisto Bragaglia, Gli ex libris italiani, 1993, n. 944)

PID: NAPP000041

Collocazione

Peluso firma

Peluso, Luigi Vincenzo

Personale/collettivo: Personale

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

Nota manoscritta sul frontespizio: D. Luigi Peluso



Peluso, LuigiPELUSO LUIGI (VINCENZO), nato il 20 luglio 1910, entrò in alunnato nell’ottobre del 1922. Ricevuta la vestizione nel 1926, e ottenute le varie professioni, fu ordinato sacerdote nel 1934. Alla fine degli anni 30 fu cappellano militare del distretto di Udine e ritornato in monastero ricoprì diversi uffici. Negli anni 70, dopo una breve parentesi nella nuova fondazione di Monte Sant’Angelo, svolse attività di docenza nella scuola media e del ginnasio a Loreto dove si spense il 26 dicembre 1993.



PID: NAPP002131

Collocazione

Pirone, Amato

Pirone Amato

Personale/collettivo: Personale

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

Nota manoscritta (sul frontespizio): In uso di d. Amato Pirone O.S.B. di Montevergine

Pirone, AmatoAMATO PIRONE, nome secolare Edmondo, nacque ad Avellino il 24 ottobre 1881, da Gaetano Pirone e Grazia Maria Francesca Accomando. Quella di Gaetano Pirone fu una famiglia numerosissima e tra i fratelli di Edmondo va ricordato il primogenito, il medico Raffaele, che divenne Console d'Italia nella Russia rivoluzionaria. Qui fu imprigionato e infine liberato grazie anche all'intercessione ottenuta dall'altro fratello, l'avvocato Edoardo, presso lo Stato Italiano e presso il Vaticano. Edmondo, compiuti gli studi nel Ginnasio di Avellino, il 19 dicembre 1898 entrò nell'alunnato Benedettino di Montevergine, con il nome di Amato, in onore del patrono di Nusco, dove lo zio paterno, Monsignor Michele Arcangelo, era stato da poco nominato Vescovo. Dopo la vestizione, avvenuta il 28 marzo 1901, don Amato Pirone emise i voti semplici e nel 1904 vi fu la cerimonia della Professione solenne. Il 30 novembre 1907 fu ordinato sacerdote proprio dallo zio vescovo e divenne prima Vice Prefetto dei Probanti e contemporaneamente e fino al giorno della sua malattia, Sacrista della Cattedrale di Montevergine e della Cappella di Loreto; fu anche insegnante di storia e geografia nel Seminario Salernitano, allora con sede nella Badia di Montevergine. Morì a soli 37 anni il 19 settembre del 1918, falcidiato dalla grave epidemia influenzale che colpì tutta l’Europa, conosciuta come la “Spagnola”.



(Archivio di Montevergine, busta 540)

(Massaro A., Raffaele Pirone : il dottor Zivago d'Irpinia, 2002)

(Pirone R., Ricordi di Russia : 1902-1920, Milano 1966)

PID: NAPP002219

Collocazione

Pirone, Michele Arcangelo

Pirone, Michele Arcangelo <1840-1909>

Personale/collettivo: Personale

Codice: TE Timbri di enti laici e persone

Descrizione

Timbro (sul frontespizio), rotondo, diametro mm 38; scudo in fregi con tre file di fiocchi, nel mezzo un albero sormontato da tre stelle; nella cornice: M. Arcangelus episcopus nuscanus

 Nota manoscritta (sulla carta di guardia anteriore): Ex libris Rvmi D. Archangeli Archipresbiterij Pirone

Pirone, Michele ArcangeloMICHELE ARCANGELO PIRONE, nato ad Avellino il 7 luglio 1840, fu eletto vescovo di Nusco il 30 novembre 1896. Di animo buono e caritatevole fu l’amico ed il difensore dei poveri, per cui si procurò molti nemici nel clero e nei signori del tempo. Colto, soprattutto nella lingua greca e latina, portò un soffio di vita nuova nel seminario, ove egli stesso insegnava, collaborato da valenti professori. Nella sagrestia del duomo di Avellino è conservata una tela di mediocre fattura del vescovo Pirone e nell’ipogeo della chiesa di Montemarano rimane il decreto vescovile relativo alla terza traslazione delle ossa di san Giovanni da Nusco. Alcuni sacerdoti iniziarono una campagna diffamatoria contro il vescovo insultandolo pubblicamente ed affrontandolo a mano armata. Da quel momento la fibra del vescovo Pirone non resse più, cadde in una profonda malinconia.  Morì il 5 febbraio del 1909, in Avellino, nella sua casa di abitazione, in via Costantinopoli e fu sepolto nel cimitero comune. Anche dopo la morte, la sua memoria non fu lasciata in pace. L’autorità giudiziaria iniziò un’inchiesta, per scoprire l’autore di alcuni versi diffamatori, pubblicati su cartoline e diffusi anche all’estero contro il vescovo. Gli autori furono identificati, ma il processo fu archiviato, perché gli eredi del religioso preferirono lasciare in pace la memoria del loro familiare.

(Giuseppe Passaro, Cronotassi dei vescovi della diocesi di Nusco, Napoli 1975)

PID: NAPP000021

Collocazione

Pirone, Raffaele

Pirone, Raffaele

Personale/collettivo: Personale

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

Nota manoscritta (sul frontespizio): Raffaele Pirone


Pirone, RaffaeleRAFFAELE  PIRONE,  nacque ad Avellino il 5 marzo del 1873. Primogenito di una famiglia numerosa, con sede in un palazzo gentilizio in via Costantinopoli, oggi Corso Umberto I, seguì le orme del padre il dottor Gaetano Pirone, ma a differenza dei suoi fratelli, che studiarono in Avellino, compì gli studi ginnasiali a Mugnano del Cardinale (AV), dove lo zio sacerdote Michele Arcangelo Pirone, era il direttore del ginnasio Alessandro Manzoni. Successivamente Raffaele Pirone si trasferì a Napoli per studiare medicina e si laureò il 4 agosto del 1896.
Nel capoluogo partenopeo conobbe la futura moglie, la nobildonna russa Elèna Guthow. Il matrimonio, celebrato a Napoli il 21 maggio del 1901 con la benedizione dello zio Michele Arcangelo, che dal 1896 era divenuto vescovo di Nusco (AV), fu ripetuto l’anno seguente a Pietroburgo col rito ortodosso.
Dopo essersi laureato e specializzato in Microscopia e Batteriologia, Pirone rimase per un breve periodo in servizio presso la Facoltà di Medicina di Napoli, prima di stabilirsi con la moglie a Pietroburgo. Il soggiorno in Russia, che doveva essere breve e consentire la nascita del primo figlio della coppia, si protrasse per tutto il periodo della Rivoluzione d’Ottobre, con conseguenze drammatiche. A Pietroburgo il giovane medico avellinese entrò in contatto col mondo scientifico russo allora all’avanguardia in Europa, ed entrò a far parte dell’Istituto di Medicina Sperimentale di Pietroburgo, che, emulo dell’Institut Pasteur di Parigi, godeva di fama internazionale. Lì cominciò un intenso lavoro scientifico che durò quasi un ventennio, prima nella Sezione di Patologia Generale e poi come aiutante e capo laboratorio al Servizio Antirabbico; lavorò a stretto contatto con luminari della medicina come il fisiologo Ivan Petrovič Pavlov, Premio Nobel per la medicina nel 1904 per la scoperta dei “riflessi condizionati”. Dal  1905 al 1906, Raffaele Pirone lavorò anche all’ospedale della Croce Rossa russa,  (della Granduchessa Elisabetta), durante il conflitto russo-giapponese (1902-1905), ricevendo per il suo operato i complimenti delle due Imperatrici di Russia, la vedova di Alessandro III, Maria, e la zarina Alessandra Fëdorovna, sposa di Nicola II.  Intanto cresceva anche la sua famiglia: dopo il primo figlio, morto nel 1904, nacquero Misha e Mara, e nel 1910 i gemelli Giulio e Alessandro, che però morirono poco dopo. Anche in campo scientifico il medico irpino ottenne notevoli risultati, pubblicando più di 40 lavori su importanti riviste scientifiche internazionali e tradotti in francese, tedesco e russo. Nel 1908 fu nominato anche Presidente della Società Italiana di Beneficenza (sorta nel 1865 ad opera del ministro plenipotenziario italiano Edoardo de Launay), la cui attività si esplicava soprattutto nell’opera di assistenza medica dei connazionali bisognosi in Russia. Quest’ultimo incarico portò il Pirone a ricostruire la storia dalla colonia italiana in Russia, formatasi a partire dal 1703 con artisti italiani a servizio di Pietro il Grande e soprattutto con quelli al servizio di Caterina II, che col loro genio architettonico plasmarono la forma urbana della nascente Pietroburgo; questo lavoro fu pubblicato dall’Accademia Imperiale delle Scienze di Pietroburgo nel 1911 e valse al Pirone un premio per l’Esposizione Internazionale di Torino dello stesso anno. L’opera di soccorso verso i connazionali si intensificò, come risulta anche presso il Ministero degli Esteri, con la nomina nel 1916 a Console d’Italia a Pietrogrado (così la capitale era stata ribattezzata il 1 settembre 1914 per restituirle il carattere slavo ed eliminare dal nome il suffisso “burgo”, giudicato in quel momento storico troppo tedesco. «… Fui così Console d’Italia a Pietrogrado nel periodo più grigio della guerra, e in quello peggiore della rivoluzione, che segnò la scomparsa del regime zarista …». Con l’entrata in guerra dell’Italia, il 24 maggio 1915 accanto alla Francia, Inghilterra, Russia e Belgio, contro gli autro-germanici, per il Console d’Italia cominciarono giorni di lavoro estenuante. Cominciò subito ad aiutare i profughi italiani dell’interno della Russia, molti dei quali sprovvisti di documenti o in possesso di passaporti troppo vecchi per poter rientrare in Italia, fornendone loro di validi ; soprattutto aiutò gli “irredenti” , tra cui molti cittadini trentini, che erano perseguitati come nemici in quanto considerati austriaci e non ancora cittadini italiani.  «Per essi presi la iniziativa, e mi assunsi la responsabilità, che non rimpiangerò mai, di fornirli di un documento di protezione. Ricordo le lagrime di molti vecchi trentini quando l’ebbero ...». Contemporaneamente il Pirone si occupava anche della Società di Beneficenza che continuava a far capo a lui nonostante la nomina a Console; continuava anche il lavoro di medico al Servizio Antirabbico e anche alla sezione di Anatomia Patologica. Coll’inasprirsi del terrore e delle violenze della rivoluzione bolscevica, il Console fu preso in ostaggio, espropriato di ogni avere, imprigionato e infine deportato a Mosca. Arrestato il 2 giugno 1919, fu detenuto in 3 diversi campi di concentramento, mentre nel frattempo i figli Misha e Mara erano rimasti soli a Pietrogrado, dopo che anche la loro madre era morta durante la rivoluzione.  L’unica a prendersi cura di loro fu la collega dottoressa Agrippina Nokonètschnaja (Naconétschnii), che in seguito divenne la seconda moglie del Pirone (1923), la quale poco dopo a causa di questa premura fu arrestata.  Raffaele Pirone, colpito da tifo esantematico e scampato miracolosamente alla morte, fu messo in libertà il 12 febbraio 1920, mentre una prima lettera del figlio da Pietrogrado lo informava che anche la piccola Mara si era ammalata di tifo e una seconda ancora più amara ne annunciava la morte. Ristabilitosi, il 15 marzo il Pirone raggiunse il figlio Misha a Pietrogrado e solo il 14 giugno poterono abbandonare la Russia, raggiungendo il 9 luglio l’ Italia. Con lo scoppio della rivoluzione, in Italia si erano perse le tracce del dottor Pirone, ma nel frattempo in Irpinia e a Napoli si era mobilitato il fratello, l’avvocato Edoardo Pirone, coinvolgendo diverse autorità e istituzioni per avere sue notizie. Edoardo coinvolse anche l’Ordine dei Medici di Napoli, che a loro volta sensibilizzarono il mondo della cultura, della politica e della finanza, affinché si arrivasse alla liberazione del loro collega prigioniero in Russia. In fine Edoardo Pirone si rivolse al Vaticano, che interessò il Nunzio Apostolico a Varsavia (Achille Ratti, il futuro papa Pio XI). Questi pregò monsignor Cieplak  (rettore del Collegio Cattolico di  Pietrogrado), di informarsi sullo stato della prigionia del Pirone per comunicarlo poi ai familiari, ed eventualmente aiutarlo. Si mobilitarono poi per la liberazione del Pirone anche il sindaco di Avellino, Aster Vetroni, e il deputato Vincenzo Boccieri, che attraverso un’interrogazione parlamentare sollecitò il governo italiano per un immediato rientro in Italia del Console di Pietrogrado. Tornato ad Avellino col figlio, Raffaele Pirone vi rimase per breve tempo, in quanto il Ministero degli Affari Esteri gli offrì un posto a Roma presso la Consulta e nel 1923 divenne bibliotecario sempre presso questo Ministero. Gli furono poi conferite al rientro dalla Russia numerose onorificenze, a cominciare dalla medaglia d’argento al valor militare; fu poi insignito nel 1924 del titolo di Cavaliere dei Santi Maurizio e Lazzaro; nel 1926 fu nominato Ufficiale della Corona d’Italia e nel 1931 divenne Commendatore della Corona d’Italia. Raffaele Pirone morì a Roma il 13 novembre del 1964. La sua “autobiografia”, Ricordi di Russia, pubblicato due anni dopo la sua morte dalla seconda moglie, Agrippina Nokonètschnaja, costituisce la fonte di tutte le informazioni qui raccolte sul periodo trascorso in Russia ed è espressione della sua straordinaria personalità.



(Massaro A., Raffaele Pirone : il dottor Zivago d'Irpinia, 2002)

(Pirone R., La colonia italiana di Pietroburgo, Pietroburgo, Accademia imperiale delle scienze, 1911)

(Pirone R., Ricordi di Russia : 1902-1920, Milano 1966)

(Serra E., Nitti e la Russia, Bari 1975, p. 123)

(Documento dell’interrogazione parlamentare per la liberazione del Pirone, maggio 1920 - Camera dei Deputati)

(Fattore S., Tra Tesino e Russia. Venditori di stampe e migranti trentini da Nicola I alla rivoluzione bolscevica (1825-1917) (Università degli Studi di Trento, Facoltà di Lettere e Filosofia, Corso di Laurea in Scienze Storiche, anno accademico 2009-2010)

PID: NAPP000989

Collocazione

E 038 028.6

Pironti, Michele

Pironti, Michele

Personale/collettivo: Personale

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

Nota manoscritta (sul verso della copertina): ex libris Comitis Michaeli Pironti

MICHELE PIRONTI, nacque a Misciano (Montoro, Avellino), il 23 gennaio del 1814 da Francesco Antonio e Rosa Belli. La famiglia, di solida ed antica tradizione borghese, proveniva da Ravello, ma si era stabilita a Misciano nel 1713. Dopo aver frequentato la scuola del parroco del paese, il giovanissimo Michele si avviò agli studi letterari nel liceo nolano. Poco dopo venne segnalato per le sue naturali capacità di lettore e traduttore di testi classici. Nei moti del 1820-21 lo zio Alfonso Belli si distinse per i suoi sentimenti costituzionali, ma poi fu condannato all’esilio. Un precedente questo, che insieme al ricordo della feroce azione poliziesca nel Cilento, creerà i primi presupposti per le future scelte politiche di Pironti. Divenuto avvocato, nel 1837, si avvicinò con maggiore convinzione agli ideali liberali. Fu uno di più importanti patrioti irpini iniziatore dei moti liberali del 1848 contro il governo borbonico. Arrestato, fu rinchiuso nel carcere di Montefusco, insieme con Luigi Settembrini e Carlo Poerio. Con l’Unità d’Italia fu eletto deputato del Regno d’Italia e poi nominato ministro di grazia e giustizia e degli affari ecclesiastici. Divenuto senatore a vita, morì a Torre del Greco il 14 ottobre 1885. Attualmente i libri di Michele Pironti che costituivano la sua ricca biblioteca si conservano presso la Biblioteca Provinciale di Avellino. In occasione del primo centenario della morte dell’uomo di stato vi furono donati dalla nipote, la contessina Maria Pia Pironti, che li aveva custoditi in casa degli avi in Misciano.

(Toni Iermano, Per una biografia di Michele Pironti, 1985)

 

PID: NAPP000501

Collocazione

Pisanelli Umberto

Pisanelli, Umberto

Personale/collettivo: Personale

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

UMBERTO PISANELLI, nome secolare Domenico, nasce il 3 settembre del 1913 a New York.

Pisanelli. 1933 - in monastero come alunno

. 1934 - professione temporanea

. 1937 - professione solenne

. 1937-40 - si reca in Palestina per perfezionarsi negli studi biblici.

. 1940 - prefetto degli alunni

. 1942 - si reca a S. Anselmo di Roma per conseguire i gradi accademici di S. Teologia

. 1943 - ritorna a Montevergine

. 1946 - prefetto degli studi a Montevergine

. 1949 - va a Padova per iscriversi alla facoltà di Lettere

. 1952 - si reca a Roma per convegno dei maestri cattolici

. 1953 - maestro dei novizi e prefetto dei conversi

. 1957 - si reca in America per raccogliere fondi per il trono della Madonna.

. 1958 - ritorno dall'America

. 1959 - riparte per l'America per non far più ritorno a Montevergine

. 1962 - ottiene il decreto di secolarizzazione

PID: NAPP002075

Collocazione