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POSSESSORI

Risultato della ricerca

Parascandolo, Giuseppe Maria

Parascandolo, Giuseppe Maria

Personale/collettivo: Personale

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

Stemma applicato sulla carta di guardia, mm 80x60; scudo araldico coronato; nel mezzo due leoni rampanti, di profilo, reggono una lettera "A", sormontata da tre stelle; in basso: Inter libros Iospehi Mariae Parascandolo Antecessoris regii A. L. N.

 

 stemma

 

GIUSEPPE MARIA PARASCANDOLO, archeologo e grecista  italiano. Canonico, nato a Napoli, si occupò di lingua greca, che insegnò a diverse leve di futuri archeologi, tra i quali Bernardo Quaranta e Giustino Quadrari. Tenne la cattedra di storia dei concili nell’Università di Napoli, fu socio dell’Accademia Ercolanese e dal 1822, nominato, con decreto di Ferdinando I, lettore dei papiri di Ercolano. Nel decreto si attesta che Ferdinando I, su proposta del Consigliere di Stato, fa sì che siano presenti allo svolgimento ed alla interpretazione dei papiri ercolanesi  quattro interpreti oltre al sovraintendente, anche Giuseppe Maria. Morì a Napoli nel 1838; tra le sue opere si ricordano L’illustrazione di un marmo greco rappresentante le Cariatidi, pubblicata nel 1817 e le due Orationes del 1833.

(Giuseppe Castaldi, Della regale accademia ercolanese, In Napoli 1840; Egisto Bragaglia, Gli ex libris italiani, 1993, n. 944)

PID: NAPP000041

Collocazione

Peluso firma

Peluso, Luigi Vincenzo

Personale/collettivo: Personale

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

Nota manoscritta sul frontespizio: D. Luigi Peluso



Peluso, LuigiPELUSO LUIGI (VINCENZO), nato il 20 luglio 1910, entrò in alunnato nell’ottobre del 1922. Ricevuta la vestizione nel 1926, e ottenute le varie professioni, fu ordinato sacerdote nel 1934. Alla fine degli anni 30 fu cappellano militare del distretto di Udine e ritornato in monastero ricoprì diversi uffici. Negli anni 70, dopo una breve parentesi nella nuova fondazione di Monte Sant’Angelo, svolse attività di docenza nella scuola media e del ginnasio a Loreto dove si spense il 26 dicembre 1993.



PID: NAPP002131

Collocazione

Pirone, Amato

Pirone Amato

Personale/collettivo: Personale

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

Nota manoscritta (sul frontespizio): In uso di d. Amato Pirone O.S.B. di Montevergine

Pirone, AmatoAMATO PIRONE, nome secolare Edmondo, nacque ad Avellino il 24 ottobre 1881, da Gaetano Pirone e Grazia Maria Francesca Accomando. Quella di Gaetano Pirone fu una famiglia numerosissima e tra i fratelli di Edmondo va ricordato il primogenito, il medico Raffaele, che divenne Console d'Italia nella Russia rivoluzionaria. Qui fu imprigionato e infine liberato grazie anche all'intercessione ottenuta dall'altro fratello, l'avvocato Edoardo, presso lo Stato Italiano e presso il Vaticano. Edmondo, compiuti gli studi nel Ginnasio di Avellino, il 19 dicembre 1898 entrò nell'alunnato Benedettino di Montevergine, con il nome di Amato, in onore del patrono di Nusco, dove lo zio paterno, Monsignor Michele Arcangelo, era stato da poco nominato Vescovo. Dopo la vestizione, avvenuta il 28 marzo 1901, don Amato Pirone emise i voti semplici e nel 1904 vi fu la cerimonia della Professione solenne. Il 30 novembre 1907 fu ordinato sacerdote proprio dallo zio vescovo e divenne prima Vice Prefetto dei Probanti e contemporaneamente e fino al giorno della sua malattia, Sacrista della Cattedrale di Montevergine e della Cappella di Loreto; fu anche insegnante di storia e geografia nel Seminario Salernitano, allora con sede nella Badia di Montevergine. Morì a soli 37 anni il 19 settembre del 1918, falcidiato dalla grave epidemia influenzale che colpì tutta l’Europa, conosciuta come la “Spagnola”.

(Archivio di Montevergine, busta 540)

(Raffaele Pirone, Ricordi di Russia : 1902-1920, Milano 1966)

(Andrea Massaro, Raffaele Pirone : il dottor Zivago d'Irpinia, 2002)

PID: NAPP002219

Collocazione

Pirone, Michele Arcangelo

Pirone, Michele Arcangelo <1840-1909>

Personale/collettivo: Personale

Codice: TE Timbri di enti laici e persone

Descrizione

Timbro (sul frontespizio), rotondo, diametro mm 38; scudo in fregi con tre file di fiocchi, nel mezzo un albero sormontato da tre stelle; nella cornice: M. Arcangelus episcopus nuscanus

 Nota manoscritta (sulla carta di guardia anteriore): Ex libris Rvmi D. Archangeli Archipresbiterij Pirone

Pirone, Michele ArcangeloMICHELE ARCANGELO PIRONE, nato ad Avellino il 7 luglio 1840, fu eletto vescovo di Nusco il 30 novembre 1896. Di animo buono e caritatevole fu l’amico ed il difensore dei poveri, per cui si procurò molti nemici nel clero e nei signori del tempo. Colto, soprattutto nella lingua greca e latina, portò un soffio di vita nuova nel seminario, ove egli stesso insegnava, collaborato da valenti professori. Nella sagrestia del duomo di Avellino è conservata una tela di mediocre fattura del vescovo Pirone e nell’ipogeo della chiesa di Montemarano rimane il decreto vescovile relativo alla terza traslazione delle ossa di san Giovanni da Nusco. Alcuni sacerdoti iniziarono una campagna diffamatoria contro il vescovo insultandolo pubblicamente ed affrontandolo a mano armata. Da quel momento la fibra del vescovo Pirone non resse più, cadde in una profonda malinconia.  Morì il 5 febbraio del 1909, in Avellino, nella sua casa di abitazione, in via Costantinopoli e fu sepolto nel cimitero comune. Anche dopo la morte, la sua memoria non fu lasciata in pace. L’autorità giudiziaria iniziò un’inchiesta, per scoprire l’autore di alcuni versi diffamatori, pubblicati su cartoline e diffusi anche all’estero contro il vescovo. Gli autori furono identificati, ma il processo fu archiviato, perché gli eredi del religioso preferirono lasciare in pace la memoria del loro familiare.

(Giuseppe Passaro, Cronotassi dei vescovi della diocesi di Nusco, Napoli 1975)

PID: NAPP000021

Collocazione

Pirone, Raffaele

Pirone, Raffaele

Personale/collettivo: Personale

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

Nota manoscritta (sul frontespizio): Raffaele Pirone


Pirone, RaffaeleRAFFAELE  PIRONE,  nacque ad Avellino il 5 marzo del 1873. Primogenito di una famiglia numerosa, con sede in un palazzo gentilizio in via Costantinopoli, oggi Corso Umberto I, seguì le orme del padre il dottor Gaetano Pirone, ma a differenza dei suoi fratelli, che studiarono in Avellino, compì gli studi ginnasiali a Mugnano del Cardinale (AV), dove lo zio sacerdote Michele Arcangelo Pirone, era il direttore del ginnasio Alessandro Manzoni. Successivamente Raffaele Pirone si trasferì a Napoli per studiare medicina e si laureò il 4 agosto del 1896.
Nel capoluogo partenopeo conobbe la futura moglie, la nobildonna russa Elèna Guthow. Il matrimonio, celebrato a Napoli il 21 maggio del 1901 con la benedizione dello zio Michele Arcangelo, che dal 1896 era divenuto vescovo di Nusco (AV), fu ripetuto l’anno seguente a Pietroburgo col rito ortodosso.
Dopo essersi laureato e specializzato in Microscopia e Batteriologia, Pirone rimase per un breve periodo in servizio presso la Facoltà di Medicina di Napoli, prima di stabilirsi con la moglie a Pietroburgo. Il soggiorno in Russia, che doveva essere breve e consentire la nascita del primo figlio della coppia, si protrasse per tutto il periodo della Rivoluzione d’Ottobre, con conseguenze drammatiche. A Pietroburgo il giovane medico avellinese entrò in contatto col mondo scientifico russo allora all’avanguardia in Europa, ed entrò a far parte dell’Istituto di Medicina Sperimentale di Pietroburgo, che, emulo dell’Institut Pasteur di Parigi, godeva di fama internazionale. Lì cominciò un intenso lavoro scientifico che durò quasi un ventennio, prima nella Sezione di Patologia Generale e poi come aiutante e capo laboratorio al Servizio Antirabbico; lavorò a stretto contatto con luminari della medicina come il fisiologo Ivan Petrovič Pavlov, Premio Nobel per la medicina nel 1904 per la scoperta dei “riflessi condizionati”. Dal  1905 al 1906, Raffaele Pirone lavorò anche all’ospedale della Croce Rossa russa,  (della Granduchessa Elisabetta), durante il conflitto russo-giapponese (1902-1905), ricevendo per il suo operato i complimenti delle due Imperatrici di Russia, la vedova di Alessandro III, Maria, e la zarina Alessandra Fëdorovna, sposa di Nicola II.  Intanto cresceva anche la sua famiglia: dopo il primo figlio, morto nel 1904, nacquero Misha e Mara, e nel 1910 i gemelli Giulio e Alessandro, che però morirono poco dopo. Anche in campo scientifico il medico irpino ottenne notevoli risultati, pubblicando più di 40 lavori su importanti riviste scientifiche internazionali e tradotti in francese, tedesco e russo. Nel 1908 fu nominato anche Presidente della Società Italiana di Beneficenza (sorta nel 1865 ad opera del ministro plenipotenziario italiano Edoardo de Launay), la cui attività si esplicava soprattutto nell’opera di assistenza medica dei connazionali bisognosi in Russia. Quest’ultimo incarico portò il Pirone a ricostruire la storia dalla colonia italiana in Russia, formatasi a partire dal 1703 con artisti italiani a servizio di Pietro il Grande e soprattutto con quelli al servizio di Caterina II, che col loro genio architettonico plasmarono la forma urbana della nascente Pietroburgo; questo lavoro fu pubblicato dall’Accademia Imperiale delle Scienze di Pietroburgo nel 1911 e valse al Pirone un premio per l’Esposizione Internazionale di Torino dello stesso anno. L’opera di soccorso verso i connazionali si intensificò, come risulta anche presso il Ministero degli Esteri, con la nomina nel 1916 a Console d’Italia a Pietrogrado (così la capitale era stata ribattezzata il 1 settembre 1914 per restituirle il carattere slavo ed eliminare dal nome il suffisso “burgo”, giudicato in quel momento storico troppo tedesco. «… Fui così Console d’Italia a Pietrogrado nel periodo più grigio della guerra, e in quello peggiore della rivoluzione, che segnò la scomparsa del regime zarista …». Con l’entrata in guerra dell’Italia, il 24 maggio 1915 accanto alla Francia, Inghilterra, Russia e Belgio, contro gli autro-germanici, per il Console d’Italia cominciarono giorni di lavoro estenuante. Cominciò subito ad aiutare i profughi italiani dell’interno della Russia, molti dei quali sprovvisti di documenti o in possesso di passaporti troppo vecchi per poter rientrare in Italia, fornendone loro di validi ; soprattutto aiutò gli “irredenti” , tra cui molti cittadini trentini, che erano perseguitati come nemici in quanto considerati austriaci e non ancora cittadini italiani.  «Per essi presi la iniziativa, e mi assunsi la responsabilità, che non rimpiangerò mai, di fornirli di un documento di protezione. Ricordo le lagrime di molti vecchi trentini quando l’ebbero ...». Contemporaneamente il Pirone si occupava anche della Società di Beneficenza che continuava a far capo a lui nonostante la nomina a Console; continuava anche il lavoro di medico al Servizio Antirabbico e anche alla sezione di Anatomia Patologica. Coll’inasprirsi del terrore e delle violenze della rivoluzione bolscevica, il Console fu preso in ostaggio, espropriato di ogni avere, imprigionato e infine deportato a Mosca. Arrestato il 2 giugno 1919, fu detenuto in 3 diversi campi di concentramento, mentre nel frattempo i figli Misha e Mara erano rimasti soli a Pietrogrado, dopo che anche la loro madre era morta durante la rivoluzione.  L’unica a prendersi cura di loro fu la collega dottoressa Agrippina Nokonètschnaja (Naconétschnii), che in seguito divenne la seconda moglie del Pirone (1923), la quale poco dopo a causa di questa premura fu arrestata.  Raffaele Pirone, colpito da tifo esantematico e scampato miracolosamente alla morte, fu messo in libertà il 12 febbraio 1920, mentre una prima lettera del figlio da Pietrogrado lo informava che anche la piccola Mara si era ammalata di tifo e una seconda ancora più amara ne annunciava la morte. Ristabilitosi, il 15 marzo il Pirone raggiunse il figlio Misha a Pietrogrado e solo il 14 giugno poterono abbandonare la Russia, raggiungendo il 9 luglio l’ Italia. Con lo scoppio della rivoluzione, in Italia si erano perse le tracce del dottor Pirone, ma nel frattempo in Irpinia e a Napoli si era mobilitato il fratello, l’avvocato Edoardo Pirone, coinvolgendo diverse autorità e istituzioni per avere sue notizie. Edoardo coinvolse anche l’Ordine dei Medici di Napoli, che a loro volta sensibilizzarono il mondo della cultura, della politica e della finanza, affinché si arrivasse alla liberazione del loro collega prigioniero in Russia. In fine Edoardo Pirone si rivolse al Vaticano, che interessò il Nunzio Apostolico a Varsavia (Achille Ratti, il futuro papa Pio XI). Questi pregò monsignor Cieplak  (rettore del Collegio Cattolico di  Pietrogrado), di informarsi sullo stato della prigionia del Pirone per comunicarlo poi ai familiari, ed eventualmente aiutarlo. Si mobilitarono poi per la liberazione del Pirone anche il sindaco di Avellino, Aster Vetroni, e il deputato Vincenzo Boccieri, che attraverso un’interrogazione parlamentare sollecitò il governo italiano per un immediato rientro in Italia del Console di Pietrogrado. Tornato ad Avellino col figlio, Raffaele Pirone vi rimase per breve tempo, in quanto il Ministero degli Affari Esteri gli offrì un posto a Roma presso la Consulta e nel 1923 divenne bibliotecario sempre presso questo Ministero. Gli furono poi conferite al rientro dalla Russia numerose onorificenze, a cominciare dalla medaglia d’argento al valor militare; fu poi insignito nel 1924 del titolo di Cavaliere dei Santi Maurizio e Lazzaro; nel 1926 fu nominato Ufficiale della Corona d’Italia e nel 1931 divenne Commendatore della Corona d’Italia. Raffaele Pirone morì a Roma il 13 novembre del 1964. La sua “autobiografia”, Ricordi di Russia, pubblicato due anni dopo la sua morte dalla seconda moglie, Agrippina Nokonètschnaja, costituisce la fonte di tutte le informazioni qui raccolte sul periodo trascorso in Russia ed è espressione della sua straordinaria personalità.


(Raffaele  PIRONE, La colonia italiana di Pietroburgo, Pietroburgo, Accademia imperiale delle scienze, 1911)

(Raffaele Pirone, Ricordi di Russia : 1902-1920, Milano 1966)

(Enrico Serra, Nitti e la Russia, Bari 1975)

(Andrea Massaro, Raffaele Pirone : il dottor Zivago d'Irpinia, 2002)

(Silvia Fattore, Tra Tesino e Russia. Venditori di stampe e migranti trentini da Nicola I alla rivoluzione bolscevica (1825-1917) (Università degli Studi di Trento, Facoltà di Lettere e Filosofia, Corso di Laurea in Scienze Storiche, anno accademico 2009-2010)

(maggio 1920 - Camera dei Deputati)



PID: NAPP000989

Collocazione

E 038 028.6

Pironti, Michele

Pironti, Michele

Personale/collettivo: Personale

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

Nota manoscritta (sul verso della copertina): ex libris Comitis Michaeli Pironti

MICHELE PIRONTI, nacque a Misciano (Montoro, Avellino), il 23 gennaio del 1814 da Francesco Antonio e Rosa Belli. La famiglia, di solida ed antica tradizione borghese, proveniva da Ravello, ma si era stabilita a Misciano nel 1713. Dopo aver frequentato la scuola del parroco del paese, il giovanissimo Michele si avviò agli studi letterari nel liceo nolano. Poco dopo venne segnalato per le sue naturali capacità di lettore e traduttore di testi classici. Nei moti del 1820-21 lo zio Alfonso Belli si distinse per i suoi sentimenti costituzionali, ma poi fu condannato all’esilio. Un precedente questo, che insieme al ricordo della feroce azione poliziesca nel Cilento, creerà i primi presupposti per le future scelte politiche di Pironti. Divenuto avvocato, nel 1837, si avvicinò con maggiore convinzione agli ideali liberali. Fu uno di più importanti patrioti irpini iniziatore dei moti liberali del 1848 contro il governo borbonico. Arrestato, fu rinchiuso nel carcere di Montefusco, insieme con Luigi Settembrini e Carlo Poerio. Con l’Unità d’Italia fu eletto deputato del Regno d’Italia e poi nominato ministro di grazia e giustizia e degli affari ecclesiastici. Divenuto senatore a vita, morì a Torre del Greco il 14 ottobre 1885. Attualmente i libri di Michele Pironti che costituivano la sua ricca biblioteca si conservano presso la Biblioteca Provinciale di Avellino. In occasione del primo centenario della morte dell’uomo di stato vi furono donati dalla nipote, la contessina Maria Pia Pironti, che li aveva custoditi in casa degli avi in Misciano.

(Toni Iermano, Per una biografia di Michele Pironti, 1985)

 

PID: NAPP000501

Collocazione

Pisanelli Umberto

Pisanelli, Umberto

Personale/collettivo: Personale

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

UMBERTO PISANELLI, nome secolare Domenico, nasce il 3 settembre del 1913 a New York.

Pisanelli. 1933 - in monastero come alunno

. 1934 - professione temporanea

. 1937 - professione solenne

. 1937-40 - si reca in Palestina per perfezionarsi negli studi biblici.

. 1940 - prefetto degli alunni

. 1942 - si reca a S. Anselmo di Roma per conseguire i gradi accademici di S. Teologia

. 1943 - ritorna a Montevergine

. 1946 - prefetto degli studi a Montevergine

. 1949 - va a Padova per iscriversi alla facoltà di Lettere

. 1952 - si reca a Roma per convegno dei maestri cattolici

. 1953 - maestro dei novizi e prefetto dei conversi

. 1957 - si reca in America per raccogliere fondi per il trono della Madonna.

. 1958 - ritorno dall'America

. 1959 - riparte per l'America per non far più ritorno a Montevergine

. 1962 - ottiene il decreto di secolarizzazione

PID: NAPP002075

Collocazione

E 044 064.1


D. Carlo Rabasca

Rabasca, Carlo

Personale/collettivo: Personale

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

Nota manoscritta: D. Carlo Rabasca


CARLO RABASCA, nome secolare Michele, nato a Calitri (AV) il 18 ottobre 1907

Visualizza il ritratto di Carlo Rabasca. 1919 - viene accettato in monastero come alunno

. 1924 - prende i voti monastici

. 1930, 19 ottobre - è ordinato sacerdote 

. 1930 - inizia l'attività di docenza di Teologia Dogmatica e Morale in monastero e di lettere nell'istitito "Maria SS.ma di Montevergine"

. 1947 - assume la carica di archivista del monastero, che terrà fino al 1956

. 1953 - viene nominato vicario della diocesi di Montevergine

. 1953-1990 - vice priore e cassiere del monastero

. 1994, 23 febbraio - alle ore 20 don Carlo Rabasca muore

PID: NAPP001809

Collocazione

Ricciardi, Flavio

Ricciardi, Flavio

Personale/collettivo: Personale

Forma di rinvio: Ricciardi, Onofrio ; Ricciardi, Flavio Maria

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

Nota manoscritta (sul frontespizio): Ad usum D. Flavii Maria Ricciardi Benedictinae Congreg.nis Montis Virginis

 

FLAVIO RICCIARDI, di Penta (Salerno), nato il 1° maggio 1711, morto il 30 agosto 1767;  monaco di Montevergine (professione: 19 maggio 1730), nelle case di Casamarciano (Napoli), Marigliano (Napoli), Capua (Caserta), dove fu bibliotecario nel 1751. Nome secolare: Onofrio Ricciardi

(Archivio di Montevergine, registri manoscritti famiglia monastica di Montevergine)

PID: NAPP001376

Collocazione

Rocco, Marco_ex libris

Rocco, Marco

Personale/collettivo: Personale

Codice: TE Timbri di enti laici e persone

Descrizione

Cartiglio con stemma (sul verso della copertina), mm 92x72; scudo araldico sormontato da una corona, entro un ampio drappeggio con in testa altra corona; in basso, nel nastro: EX' LIBRIS MARCI ROCCO

 

MARCO ROCCO, giurista napoletano

PID: NAPP001189

Collocazione

Russoniello, Pompeo_1

Russoniello, Pompeo

Personale/collettivo: Personale

Codice: EL Ex libris

Descrizione

Timbro, mm 46x48, composto, guardando dal basso verso l'alto, dalla scritta: POMPEO RUSSONIELLO ..., dal paesaggio della Terra di Sant'Andrea di Conza racchiuso in una cornice a forma di ampolla e sovrastato infine dallo stemma comunale o dell'Università che raffigura Sant'Andrea, con gli attributi iconografici del pesce e della croce

Timbro, mm 89x29, diviso in tre parti nel senso della larghezza e formato, guardando da sinistra verso destra da: a) paesaggio della Terra di Sant'Andrea di Conza, racchiuso in una cornice a forma di ampolla e sovrastata dallo stemma comunale o dell'Università che al suo interno raffigura Sant'Andrea con gli attributi iconografici del pesce e della croce; b) la scritta POMPEO RUSSONIELLO ...; l'immagine di San Domenico, titolare dell'omonima parrocchia nel paese di Sant'Andrea di Conza

 

POMPEO RUSSONIELLO, originario di Sant’Andrea di Conza (Avellino), redattore di riviste locali, è stato curatore di diverse pubblicazioni riguardanti l’Irpinia. Nel 2000 ha donato la sua biblioteca ricca di circa 2000 volumi alla Biblioteca di Montevergine, testi dagli argomenti più disparati con particolare riferimento agli usi e ai costumi dell’Irpinia, alle agiografie e alle descrizioni artistiche del territorio. Sui testi compaiono gli ex-libris

(Pompeo Russoniello, Qui Sant'Andrea di Conza. Vent'anni di presenza sulla stampa irpina, [2006]; Fatima Affinito, La Biblioteca di Montevergine : fondo Russoniello : tesi di laurea in bibliografia e biblioteconomia, 2003)

PID: NAPP000013

Collocazione

SPBCN (Sacri Palatii Bibliotheca Crucis Neapolis)

Santa Croce di Palazzo <Napoli>

Personale/collettivo: Collettivo

Forma di rinvio: Convento di Santa Croce di Palazzo <Napoli>

Codice: TC Timbri conventuali e di ordini religiosi

Descrizione

Chiesa della città di Napoli, nei pressi della centrale Piazza del Plebiscito

"SPBCN" (Sacri Palatii Bibliotheca Crucis Neapolis)

PID: NAPP000671

Collocazione

CINQ 001 101

Santosuosso, Alfonso

Santosuosso, Alfonso

Personale/collettivo: Personale

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

Nota manoscritta (in testa al frontespizio): Montevergine Ad usum Dni Alfonsi Santosuosso


Santosuosso, GennaroALFONSO GENNARO SANTOSUOSSO, nacque a Taurasi il 24 luglio 1914. Ancora giovanetto entrò nella comunità monastica di Montevergine. Il 14 ottobre 1935 emise i voti monastici. Fu ordinato sacerdote il 16 luglio 1941. Dopo essersi laureato in teologia nel Pontificio Ateneo di S. Anselmo in Roma, e in lettere classiche presso l’Università di Padova, insegnò nelle scuole dipendenti dall’abbazia di Montevergine. Fu sacrista e iconiere a Montevergine per molti anni, fervido osservatore della S. Regola, si distinse anche nella professione sacerdotale. Colpito da una lunga infermità, morì a Montevergine il 17 marzo 1996.




(Padre don Alfonso Gennaro Santosuosso, in «Il Santuario di Montevergine», 77(1996), n. 4, p. 81-83)

PID: NAPP002234

Collocazione

Monte Vergine

Santuario di Montevergine

Personale/collettivo: Collettivo

Forma di rinvio: Montevergine ; Monte Vergine

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

Note manoscritte (sul frontespizio e in altre parti dei volumi):

Montevergine

Monte Vergine

Montis Virginis

Ad usum novitiorum Montis Virginis

Est Nouitiorum Montis Virginis

Ad usum monachorum Montis Virginis de Monte

Montevergine (timbro)

Abbazia nullius di Montevergine (timbro)

Sacri Cœnobij Montisuirginis de Monte (timbro)

Est Archivi Montis Virginis

 

 

MONTEVERGINE: si tratta di note di possesso che richiamano genericamente Montevergine, apposte su libri di studio dagli studenti del Seminario, oppure allo scopo di riaffermare l'appartenenza dei volumi stessi alla ricca biblioteca della Congregazione. D'altra parte, lo studio sistematico e rigoroso faceva parte della formazione dei monaci di Montevergine, obbligati all'osservanza delle disposizioni impartite nella Regola, di cui la declinazione più famosa è riassunta nel noto adagio ora, lege et labora

PID: NAPP000536

Collocazione

Serra, Luigi duca di Cassano stemma

Serra, Luigi <duca di Cassano>

Personale/collettivo: Personale

Codice: TE Timbri di enti laici e persone

Descrizione

Cartiglio (sul verso della copertina): Il Duca di Cassano Serra (firmato R. Morghen f.)

 

LUIGI SERRA, (Napoli, 1747-1825), fu il quarto duca del ramo di Cassano della famiglia Serra, antichissima e nobile, originaria di Genova, che godette di grande nobiltà anche nel regno di Napoli. Dottore in diritto ecclesiastico e civile, intraprese la carriera ecclesiastica divenendo protonotario apostolico nel 1908, arcivescovo di Capua nel 1826 ed infine cardinale nel 1831. Nel Dizionario storico ragionato del Regno Napoli di Lorenzo Giustiniani, nel volume che riguarda Napoli, si riferisce nel paragrafo che riguarda le biblioteche che «… L’Illustre Duca di Cassano D. Luigi Serra tiene la sua libreria daddovero rispettabile sì per la scelta di ottimi libri, e delle edizioni più belle d’Europa, sì anche per l’unica raccolta che si ha in Napoli delle più belle e rare edizioni del primo secolo della stampa, elegantemente ligate, fatte pure in Napoli, ed in altre parti d’Italia e fuori ancora...».

(Nobili napoletani, http://www.nobili-napoletani.it/, ultima data di consultazione 31 gennaio 2014)

PID: NAPP000437

Collocazione