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POSSESSORI

Risultato della ricerca

Trevisani

Trevisani, Gaetano <1816-1859>

Personale/collettivo: Personale

Codice: TE Timbri di enti laici e persone

Descrizione

Stemma della famiglia Trevisani (v. scheda TREVISANI  ). Rilegatura del volume in pelle rossa, cornice in oro, nel mezzo le iniziali: G. T., al piatto anteriore e posteriore

 

GAETANO TREVISANI (1816-1859) fu un avvocato napoletano, dotto letterato, amico di Carlo Troya, storico e politico italiano, primo ministro costituzionale del regno delle due Sicilie, deputato in Lagonegro nel 1848. Pubblicò molte opere tra cui Delle leggi longobarde in relazione con i popoli conquistati : memoria, Di alcuni teoremi della Storia d’italia, Studi sulla Divina Commedia. Dopo la morte del Troya, nel 1859, addoloratissimo, pubblicò le Brevi notizie della vita e delle opere di Carlo Troya, trascurando, per non aver noia della polizia, la vita pubblica del grande uomo. Nonostante tutto fu però arrestato, condotto in carcere ed esiliato ad Avellino proprio nel momento in cui la consorte era puerpera. Appena giunto, dopo soli due giorni, sul finire dell’anno 1859, morì di infermità e crepacuore.

(Giuseppe Del Giudice, Carlo Troya: vita pubblica e privata, Napoli 1899).

PID: NAPP000020

Collocazione

Trevisani, Tommaso

Trevisani, Tommaso

Personale/collettivo: Personale

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

TOMMASO TREVISANI, originario di Montella, nacque il 29 maggio 1815. All'età di 11 anni fu ammesso come alunno nel Monastero di Montevergine. A partire dal 1835 fu novizio chierico.

PID: NAPP001810

Collocazione

Tropeano, Placido Mario

Tropeano, Placido Mario

Personale/collettivo: Personale

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

Tropeano, Placido MarioPadre PLACIDO MARIO TROPEANO nacque a Grottolella (Avellino) il 23 novembre 1921. Il 2 ottobre 1934 entrò in monastero come alunno, nel 1938 in noviziato, seguì la professione triennale il 13 novembre 1939, per continuare gli studi tra il 1940-42 a Subiaco. Nel luglio 1943 fece la professione solenne, il 6 ottobre 1946 ricevé l'ordinazione sacerdotale. Nel 1947 fu studente in matematica presso l'Università degli Studi di Napoli, l'anno successivo si trasferì a Roma per continuare i suoi studi universitari. Nel 1950 ricoprì all'interno della Congregazione monastica verginiana di Montevergine la funzione di foresterario a Montevergine. Il 13 febbraio 1953 divenne bibliotecario e a luglio dello stesso anno si diplomò in Archivistica e diplomatica presso la scuola di Paleografia e diplomatica dell'Archivio di Stato di Napoli. Dall'ottobre 1956 è stato direttore della Biblioteca Statale di Montevergine. Dal 1954 al 1965 dirige il Servizio nazionale di lettura in Irpinia. Nel 1978 in virtù della legge 285 del 1977 collabora alla istituzione della "Cooperativa giovani" e predispone corsi di formazione in biblioteconomia e bibliografia. Nel 1980 collabora all'elaborazione del provvedimento legislativo quale la legge 803/80 che prevedeva l'assunzione di personale presso le biblioteche annesse ai monumenti nazionali. Nel 1993 partecipa attivamente alla stesura della legge 320/93 con la quale si rimodulava il contributo per questa tipologia di biblioteca e si consentiva l'assegnazione di personale ministeriale. Ha curato per un ventennio la rivista «Il Santuario di Montevergine». Studioso di paleografia latina medioevale, intraprese il faticoso lavoro della trascrizione sistematica delle 7000 pergamene custodite nell'Archivio annesso alla Biblioteca, e sotto la sua direzione sono stati pubblicati i primi tredici volumi del Codice Diplomatico Verginiano, per i tipi delle edizioni Padri Benedettini di Montevergine, in cui sono stati raccolti milletrecentodocumenti fino al 1210. Il 2 giugno 1956 il Presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi, anche per i meriti nel settore culturale già acquisiti da p. Placido conferisce la medaglia d'oro alla cultura alla Comunità monastica di Montevergine. Il 2 giugno 1987 p. Placido riceve la medaglia d'oro alla cultura da Francesco Cossiga, Presidente della Repubblica.

Il 6 ottobre 2006 gli è conferita la cittadinanza onoraria dal comune di Mercogliano, in occasione del suo 60° anniversario di sacerdozio, con la seguente motivazione:

«A PADRE PLACIDO MARIO TROPEANO, PRIORE DI LORETO, DIRETTORE DELLA BIBLIOTECA DI MONTEVERGINE, RINNOVATORE DELL'INSEGNAMENTO BENEDETTINO NELLO SPIRITO DI SAN BENEDETTO E SAN GUGLIELMO, TESTIMONE INFATICABILE DI CULTURA, NELL'OCCASIONE SOLENNE DEL 60° GENETLIACO DI SACERDOZIO E MEMORE DELLA PATERNA BENEVOLENZA E DEL CONDIVISO AMORE IN FAVORE DELLA COMUNITÀ MERCOGLIANESE ED IRPINA, CON ANIMO DEVOTO E GRATO».

Personaggio di spicco della cultura meridionale, storico verginiano, ha collaborato a riviste nazionali e locali; è stato autore di molti articoli e saggi per varie case editrici tra cui l'Istituto Italiano dell'Enciclopedia italiana Treccani, curando la voce "Montevergine" inserita nel secondo volume dell'Enciclopedia fridericiana, e Sellino & Barra, pubblicando vari articoli nella Storia illustrata di Avellino e dell'Irpinia.

È stato autore di molte pubblicazioni, tra cui i quattro volumi della collana Civiltà del Partenio, e curatore dei cataloghi delle mostre documentarie e bibliografiche tenutesi presso la Biblioteca di Montevergine, pubblicati nella collana Centro Studio Verginianio, delle edizioni dei Padri Benedettini di Montevergine, di cui padre Placido Mario Tropeano è stato direttore editoriale.

Padre Placido si è spento nella notte tra giovedì 21 e venerdì 22 agosto 2008, nella casa del Palazzo abbaziale di Loreto di Mercogliano; è stato pubblicato postumo il suo ultimo lavoro dal titolo Palazzo abbaziale di Loreto, guida storico-artistica, presentato il 9 ottobre 2008 all'interno dell'evento ministeriale Ottobre piovono libri dal prof. Errico Cuozzo nella Sala Auditorium della Biblioteca.

>Placido Mario Tropeano nel Dizionario bio-bibliografico dei bibliotecari italiani del XX secolo

PID: NAPP002079

Collocazione

Valenti Gonzaga, Luigi

Valenti Gonzaga, Luigi

Personale/collettivo: Personale

Codice: EL Ex libris

Descrizione

Nel piatto anteriore ex-libris calcografico, in forma araldica, con lo stemma del cardinale Luigi Valenti Gonzaga, e il motto: Sic propriis consuluit otiis, Anno 1794 e antica segnatura ad inchiostro bruno.




Luigi_Valenti_GonzagaLUIGI VALENTI GONZAGA, nacque il 15 ottobre 1725 a Revere, nell'entroterra mantovano ormai accorpato alla Lombardia austriaca, dal marchese Odoardo, presidente del Senato di Mantova, e dalla contessa Francesca di Castelbarco.
Studiò a Mantova fino all’età di quindici anni, poi completò gli studi sotto la direzione dello zio Silvio (Segretario di Stato di Benedetto XIV, infaticabile collezionista di opere d’arte, curiosità scientifiche, promotore e protettore delle Arti, protagonista della vita culturale romana intorno alla metà del ‘700), a Roma al collegio Nazareno e all’Università della Sapienza, dove si laureò in utroque iure nell’agosto del 1751. Avviato dallo stesso zio alla carriera ecclesiastica, fu nominato da Benedetto XIV suo cappellano privato, e il 15 aprile 1776 divenne cardinale; rivestì poi altri numerosi incarichi che gli consentirono una rapida carriera. Al Valenti, diventato legato pontificio in Romagna, si deve l’incarico per la costruzione della nuova Tomba di Dante, costruita tra il 1780 e il 1782 su progetto dell’architetto ravennate Camillo Morigia, in forma di tempietto neoclassico con cupola. Alla morte del cardinale Silvio Valenti Gonzaga, Luigi, ereditò la straordinaria biblioteca, che provvide nel corso del tempo a ordinare con l’aiuto di monsignor Gaetano Marini e ad ampliare; ereditò anche la meravigliosa collezione di opere d’arte dello zio. Dopo l’invasione francese e la creazione della Repubblica Romana nel 1798, Valenti Gonzaga fu nominato cardinale bibliotecario e archivista il 12 gennaio 1802. Arricchì la Biblioteca Vaticana di alcuni preziosi manoscritti. Accompagnò Pio VII a Parigi nel 1804 in occasione dell’incoronazione di Napoleone quale imperatore dei francesi. Divenuto sottodecano del Sacro Collegio, nel 1807 ricoprì la sede vescovile di Porto e S. Rufina; come già in precedenza nella sede di Albano, si occupò di promuovere le attività del seminario locale e delle pubbliche scuole, l’assistenza ai poveri, nonché il restauro di alcune chiese.
Morì a Roma il 29 dicembre 1808, e fu sepolto nella chiesa di S. Apollinare.
La sua biblioteca personale, con l’eccezione di alcuni codici che furono donati alla Biblioteca Vaticana, passò alla Compagnia di Gesù. Dopo la conquista italiana di Roma nel 1870, i libri del cardinale, assieme al resto della Biblioteca del Gesù, divennero parte della biblioteca Vittorio Emanuele II di Roma (l’attuale Biblioteca nazionale centrale) ai sensi delle leggi sulla liquidazione dell’asse ecclesiastico. I volumi sfuggiti alla collocazione principale sono finiti sul mercato antiquariale, come quelli acquistati dalla Biblioteca Statale di Montevergine.


(L'immagine di Luigi Valenti Gonzaga, dell'incisore Antonio Capellan, appartiene alla collezione di stampe della Fondazione Ranieri di Sorbello, che ringraziamo per la gentile concessione)

(Bragaglia E., Gli ex libris italiani, n. 972)

(Cormio S., Il cardinale Silvio Valenti Gonzaga promotore e protettore delle scienze e delle Belle Arti, in «Bollettino D’Arte», 71(gen.-apr. 1986), pp. 49-66)

>Valenti Gonzaga Luigi, nel Dizionario Biografico Treccani, ultima data di consultazione 16 maggio 2020


PID: NAPP002918

Collocazione

Valentini, Luigi Maria

Valentini, Luigi Maria

Personale/collettivo: Personale

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

Nota manoscritta (sul frontespizio): D. Luigi Maria Valentini abate 1832

Nota manoscritta (sul frontespizio): D. Aloysius Maria Valentini Abb.is

 

LUIGI MARIA VALENTINI, di Foggia, nato nel 1756; nel 1770 fu ricevuto come novizio in monastero a Montevergine; nel 1771 professione di fede; nel periodo 1772–1777 fu studente presso vari monasteri di Montevergine, poi sacerdote, sacrista, organista, vicario, maestro dei novizi. Nel 1880 fu vicario penitenziere apostolico a Montevergine, nel 1805 archivista. Con la soppressione del 1807 venne assegnato nel numero dei custodi dello Stabilimento di Montevergine. Nel 1830 fu abate titolare, morì nel 1834.

(Archivio di Montevergine, documenti manoscritti della famiglia monastica di Montevergine)

PID: NAPP000015

Collocazione

Vannini, Sebastiano

Vannini, Sebastiano

Personale/collettivo: Personale

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

Nota manoscritta (sul frontespizio): Ex libris Sebastiani Vanninii Fil. et Med.



Scarsissime sono i dati biografici di Sebastiano Vannini; nulla si conosce della sua formazione giovanile né degli anni che precedono il 1618, quando dalla natia Siena si trasferisce a Roma. Nella città eterna, che sin dal ‘400 aveva attirato artisti e intellettuali da tutto il mondo che avevano dato avvio ad una rivoluzione culturale senza precedenti, Il Vannini perfeziona le sue capacità di medico e poeta e soprattutto accresce il suo amore per l’arte, testimoniato da una serie di scritti, grazie anche alla guida e alla protezione del compatriota, medico, teorico, scrittore e collezionista di opere d’arte, Giulio Mancini (1559-1630).
Nell’arco di due anni, nel 1620, Sebastiano viene nominato da Giulio suo assistente presso l’ospedale di Santo Spirito in Sassia e alla morte di questi, nel 1630, diventa archiatra pontificio e medico personale del papa Urbano VIII Barberini.
Mancini, autore delle Considerazioni sulla pittura, testo di storia e critica d’arte, fonte imprescindibile per capire le tendenze artistiche,le idee estetiche, la cultura della Roma del tempo di Caravaggio, aveva impiegato il Vannini come copista del suo testo; fonte inesauribile di informazioni (anche ai nostri giorni, per l’impianto innovativo), che l’autore aveva spesso raccolte direttamente dai protagonisti del tempo, con cui aveva stretto amicizia, le Considerazioni sulla pittura vengono redatte tra il 1617 ed il 1621, ma il testo non sarà mai pubblicato e avrà proprio perciò una straordinaria circolazione manoscritta, tanto da essere plagiato da vari scrittori successivi, che mai ne hanno dichiarata la paternità.
Anche per il Vannini il testo del suo mentore fornisce spunti indispensabili per la stesura dei Diporti curiosi circa sagre antiche pitture. Quest’ultimo è un discorso sui mosaici e gli affreschi degli artisti del medioevo, del due-trecento (in particolare sui mosaici di Pietro Cavallini, le storie della Vergine in Santa Maria in Trastevere e sulla Navicella, un mosaico oggi frammentario e restaurato nel corso dei secoli, realizzato su disegno di Giotto, originariamente sulla facciata antistante il quadriportico dell'antica basilica di San Pietro in Vaticano, oggi nell’atrio dellabasilica bramantesca). L’opera del Vannini, che non godette di molta fortuna, anch’essa  giuntaci in forma manoscritta, prende spunto dai quesiti sulla committenza e su alcune curiosità postegli dal cardinale “Nepote” Francesco Barberini e ha il merito di aver inquadrato ad esempio perfettamente il Cavallini nel suo periodo storico, a differenza del Mancini che postdatava la sua attività artistica a inizio quattrocento.
I Diporti curiosi, sono distribuiti in due codici del fondo Barberiniano della Biblioteca Apostolica Vaticana (Cod. Barb. Lat. 2109 e 3221), ed assieme ad essi e in un terzo codice miscellaneo (insieme a versi di poeti latini contemporanei), dello stesso fondo (cod. Barb. Lat. 2049), è conservato tutto il corpus poetico latino del Vannini. In esso celebra il mecenatismo di Maffeo Barberini e fornisce notizie utili su quello che era l’astro incontrastato del mondo artistico romano del tempo, ossia Gian Lorenzo Bernini. Nella Roma del tempo la moda dello scrivere versi in latino era stata inaugurata proprio da Urbano VIII, cultore della lingua e formatosi presso la scuola del finissimo umanista latino Aurelio Orsi.
Dopo la morte del papa, nel 1644, non si hanno altre notizie del Vannini se non che fu direttore dell’ospedale dello Spirito Santo in Sassia.



(Fabrizio Federici, "Bernini  artificis prodigiosa manus". Il mecenatismo di Urbano VIII nelle rime latine di Sebastiano Vannini, in Roma, 2017)
(Michele Nicolaci, Giulio Mancini critico e collezionista. Considerazioni intorno al suo inventario dei beni, in «Collezioni romane dal Quattrocento al Settecento: protagonisti e comprimari», a cura di Francesca Parrilla, Roma, 2013)


PID: NAPP002976

Collocazione

Francesco Vargas Macciucca

Vargas Macciucca, Francesco

Personale/collettivo: Personale

Codice: EL Ex libris

Descrizione

Timbro (sulla seconda di copertina e nell'occhietto), mm 90x105; scudo sormontato da una corona, su una scala (di tre gradini), cui sono incatenate due figure maschili, nude, baffute; ai lati due foglie di palma; nel mezzo rami intrecciati; in basso la scritta: Caualier Francesco Vargas Macciucca

 

Vargas, FrancescoFRANCESCO VARGAS MACCIUCCA, marchese di Vatolla (Salerno)

PID: NAPP000022

Collocazione

Cliccare qui per consultare la scheda di Francesco Vargas Macciucca nell'Archivio Possesori della Biblioteca Nazionale di Napoli

Vargas Macciucca, Tommaso

Vargas Macciucca, Tommaso

Personale/collettivo: Personale

Codice: EL Ex libris

Descrizione

Cartiglio ovale azzurro (sul contropiatto anteriore), con ex libris in forma araldica (70x54 mm): EX BIBLIOTHECA ILLRIS DUCIS THOMAE VARGAS MACCIUCCA; al centro dello stemma: ASSI VARGAS MACHUCA MACHUCA ASSI - ABEN HUCIZO - EYMORO



Tommaso de Vargas Machuca o Macciucca (1679-1775), discendente da una delle famiglie nobili più antiche di Spagna, presente a Napoli sin dal XVI secolo, giurista, nominato Duca nel 1732, già Grande di Spagna di prima classe, diede vita tra Sette e Ottocento assieme al figlio Francesco (1699-1785) ad una delle biblioteche più rinomate  del Regno di Napoli, e fu il primo a regolarne l’uso con un apposito regolamento a stampa e a caratterizzarla con un ex libris in cui era inserito il suo stemma col motto “Assi Vargas Machuca”, a ricordare le gesta valorose di un suo avo Don Diego Perez de Vargas che, avendo perso la spada o la picca in un assedio contro i mori nel 1247, abbatté numerosissimi nemici con un semplice ramo di ulivo, incoraggiato dalle grida di don Alvaro Perez de Castro, che più volte urlò: “Assi, assi Vargas macchucca”, cioè: “Così, così,  maciulla!”. Da allora l’appellativo Macciucca fu aggiunto al nome Vargas. La biblioteca Vargas Macciucca fu smembrata e venduta alla fine dell’Ottocento, ma il nucleo principale fu inglobato nella Biblioteca Ventimiglia di Vatolla (SA) e donato poi nell’aprile del 1973 da Antonio Ferrante e Ottaviano Mariano Ventimiglia all’Università di Salerno.



(Bragaglia E., Gli ex libris italiani, n. 506-507)

(Famiglie nobili delle province napolitane de Vargas Machuca)

(Nobili napoletani, http://www.nobili-napoletani.it/, ultima data di consultazione 20 luglio 2018)

(Salvemini R., Gli Spagnoli a Napoli al tempo dei Napoleonidi (1806-1815) : le ragioni di una débâcle economica e politica, in: Mélanges de l’école française de Rome, (Année 1999) pp. 683-719)

(Zappella G., Utitor, non abutitor in: Biblioteche oggi, (marzo 1994), p. 70-71)


PID: NAPP000291

Collocazione

Vecchi Gennaro

Vecchi, Gennaro

Personale/collettivo: Personale

Codice: TE Timbri di enti laici e persone

Descrizione

GENNARO VECCHI, nato a Volturara Irpina il 21 gennaio 1827, coprì per 27 anni la carica di sindaco. La nomina, ricevuta da Ferdinando II, fu riconfermata poi, per le sue qualità, da Francesco II e dai primi due re d’Italia, Vittorio Emanuele II e Umberto I. Durante il suo lungo mandato dimostrò intelligenza, pratica amministrativa, fedeltà alla legge e furono realizzate molte opere pubbliche tra le quali ricordiamo il lastricamento della piazza, la cuspide ottagonale del campanile, la cappella di San Carlo, la pubblica fontana, la riparazione e la manutenzione dell’inghiottitoio delle Bocche del Dragone. Morì il 12 marzo 1901 e, a distanza di 16 giorni, con deliberazione del consiglio comunale, gli fu intitolata una strada.

 

PID: NAPP000470

Collocazione

Ventura, Nicolo_ven. 30 novembre 1877 Roma

Ventura, Nicolo <fl. 1877>

Personale/collettivo: Personale

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

Nota manoscritta (sul frontespizio): Ventura Nicolò ven. 30 novembre 1877 Roma

Timbro

 

NICOLÒ VENTURA, avvocato di Montoro (Avellino)

PID: NAPP000538

Collocazione

Vignanelli, Fernando

Vignanelli, Fernando

Personale/collettivo: Personale

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

Nota manoscritta (in testa al frontespizio): Fernando Vignanelli

Fernando Vignanelli e Giuseppe Ungaretti al Loreto di Montevergine


Fernando VignanelliFernando Vignanelli nacque a Civitavecchia nel 1886 da una famiglia che vi si era trasferita da Sassoferrato (AN) nel 1869. Ben presto Fernando mostrò di avere una spiccata propensione artistica, che lo portò nel 1913 a recarsi a Parigi, assieme al fratello Arnaldo, talentuoso scultore che aveva già lavorato alla decorazione  dell’Altare della Patria, nel fregio del lato destro, Amor Patrio, assieme ad Angelo Zanelli. Un  terzo fratello, Ferruccio, diventerà organista e compositore.
A Parigi i due fratelli entrarono in contatto con le avanguardie artistiche, incontrarono il giovane Giuseppe Ungaretti, anch’egli iscritto ai corsi della Sorbona e appena giunto da Alessandria d’Egitto, dove era nato da una famiglia di emigrati impegnati  nella realizzazione del canale di Suez.
Nacque tra i Vignanelli e Giuseppe Ungaretti, ma soprattutto con Fernando, un’amicizia fraterna e straordinaria, che durerà per tutta la vita e che si concluderà nel Santuario di Montevergine (AV).
Grazie ad Ungaretti, i Vignanelli, strinsero amicizia con artisti e intellettuali provenienti da tutto il mondo; i caffè letterari erano i luoghi dove con Ungaretti poterono incontrare Apollinaire, Picasso, Modigliani, Papini, Soffici, De Chirico. Quel mondo straordinario e quell’atmosfera irripetibile dei primi anni del Novecento a Parigi vennero drammaticamente spazzati via dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale, che costrinse i tre giovani a rientrare per essere arruolati nell’esercito italiano. Terminata la guerra i Vignanelli ritornarono a Civitavecchia, Fernando, continuando a dipingere, prese ad interessarsi anche al restauro; contemporaneamente era costretto ad occuparsi anche della fabbrica di birra lasciatagli in eredità dal padre.

L’amicizia tra Fernando Vignanelli e Giuseppe Ungaretti, si saldò sempre di più anche per il comune cammino di fede (dopo gli orrori della guerra), che intrapresero contemporaneamente e che avrebbe condotto entrambi alla conversione. Il punto di partenza dei due amici furono le visite fatte ad Arnaldo Vignanelli, che nel 1921 entrò nel noviziato benedettino di Montecassino col nome di Francesco e nel 1927 fu ordinato sacerdote. Quest’ultimo continuò ad essere artista, realizzando a Montecassino opere d’arte e soprattutto partecipando alla ricostruzione del monastero dopo la seconda Guerra Mondiale. Sarà proprio il poeta Ungaretti a fissare la comune data di conversione avvenuta durante il ritiro per la Settimana Santa del 1928 nell’Abbazia di Subiaco. La partecipazione alla liturgia pasquale in Santa Scolastica portò Fernando Vignanelli a decidere di indossare l’abito benedettino di Montevergine e il grande poeta a scrivere gli Inni, segnati da un costante dialogo ed infine dalla riappacificazione con Dio. Dopo Subiaco i due amici si incontrarono costantemente nella casa di Ungaretti presso Marino Laziale, dove il poeta si ritirò dal 1920, anno in cui aveva sposato Jeanne Dupoix; qui Fernando Vignanelli tenne a battesimo il secondogenito di Ungaretti, Antonietto, che morì tragicamente a nove anni nel 1939, a San Paolo del Brasile, dove Ungaretti si era trasferito con la famiglia per insegnare Lingua e Letteratura Italiana; cattedra che tenne dal 1936 al 1942.

Questa morte precoce straziò profondamente i due amici, segnando alcune poesie lancinanti di Ungaretti, comparse nella raccolta Il Dolore; il ricordo della tragedia ritorna anche nelle parole dette da Fernando, ora padre Luca, durante l’ultima visita di Ungaretti all’amico a Montevergine e registrate dal confratello di padre Luca, Eduardo Quirino Conte (pubblicate nella rivista «Sacro Speco», n. 3 1970). Infatti Fernando Vignarelli nel 1957 divenne oblato di Montevergine e assunse il nome Luca. Ungaretti visitò diverse volte Montevergine per incontrare l’amico Fernando; la prima visita risale al 1958, l’anno della morte dell’amata moglie Jeanne, per trovare conforto nell’amicizia e nella Madonna di Montevergine. L’ultima visita e anche l’ultimo incontro tra i due amici, anch’essa  documentata nelle cronache di Montevergine, risale all’otto aprile del 1969, ed avvenne al Palazzo Abbaziale di Loreto di Mercogliano (AV), residenza invernale dei monaci benedettini di Montevergine. Di quest’incontro p. Raffaele Mario Baratta, testimone dell’evento, nella rivista «Il Santuario di Montevergine» ci ha lasciato una commovente testimonianza e così si esprimeva Ungaretti per l’occasione: «questo è uno dei giorni più belli della mia vita e, guardi, nella vita ce ne sono pochi». Il 12 maggio 1970 Fernando Vignanelli si spense a Montevergine. Ungaretti lo seguì a pochi giorni dopo, il 1 giugno a Milano.
A Fernando Vignanelli si deve a Montevergine il restauro del dipinto di Giacomo Baratta del 1761, La guarigione di Tobia dalla cecità, posto in una cornice ottagonale al centro del soffitto dell'antica farmacia nel Palazzo Abbaziale di Loreto, restauro che non incontrò il favore di tutti i confratelli del monastero. Sempre al Vignanelli poi si deve il disegno per un altare di marmi policromi nel Seminario dell’abbazia, ormai in disuso.

Per il santuario di Montevergine eseguì anche per la porticina del ciborio, una Cena in Emmaus, di particolare impatto emotivo, come particolarmente apprezzato fu un Crocefisso posto sotto al tabernacolo. Si ricorda ancora una sua pala d’altare raffigurante San Benedetto, eseguita sempre per il monastero, e il rinnovamento grafico della copertina del periodico dei benedettini, «Il Santuario di Montevergine», del 1959.
La cronaca di Montevergine ce lo ricorda anche come un acuto critico d’arte, un interessante conversatore. Infine, suoi interventi di restauro si possono osservare in diverse parrocchie legate a Montevergine, a cominciare dalla chiesa di S. Modestino di Mercogliano, dove Vignanelli restaurò un quadretto oggi scomparso, probabilmente di scuola secentesca. Si spese anche per la comunità, diventando il presidente dell’Associazione Cattolica.



(Baratta R. M., Ricordando Giuseppe Ungaretti, in «Il Santuario di Montevergine», 50(1970), n. 4, pp. 293-294)

(Conte E. Q., Ungaretti a Montevergine, in «Il Sacro Speco», 73(1970), n. 3)

(Dell’Omo M., Ungaretti a Montecassino. Il carteggio fra il poeta e un monaco dell’abbazia, in «L’Osservatore Romano», 155(2015), n. 164, p. 4)

(Fiore E., Con Ungaretti a Montevergine, in «L’Osservatore Romano», 140(2000), n. 102(42439)

(Mollica E., Giuseppe Ungaretti : storia di una conversione e di un’amicizia, in «Il Santuario di Montevergine»,  93(2012), n. 1-3)

(Mongelli G., Il palazzo abbaziale di Loreto di Montevergine, 1969)

(Mongelli G., In pace te Christus! : D. Luca (Fernando) Vignanelli, in «Il Santuario di Montevergine», 50(1970), pp. 247-248)

(Associazione SassoferratoMia, Maestro Ferruccio Vignanelli)

(Mollica E., Ungaretti a Montevergine, storia di un’amicizia, in «Corriere : quotidiano dell'Irpinia», 13(2013), n. 232, 25 agosto)

PID: NAPP002356

Collocazione

Walpole, Dorothy Elizabeth Mary

Walpole del Balzo, Dorothy Elizabeth Mary

Personale/collettivo: Personale

Descrizione

Nota manoscritta (sul verso della carta di guardia anteriore): Dora Walpole del Balzo 6th of february 1899


Dorothy Elizabeth Mary, duchessa del Balzo, nata Walpole (1842-1921), figlia di Horatio William Walpole, IV conte di Orford, scrittore inglese, autore del Il castello di Otranto, primo romanzo gotico propriamente detto, e di Harriet Bettina Frances Walpole. Dorothy sposò Ernesto del Balzo, VIII duca di Caprigliano, Grande di Spagna. Questi alla morte della consorte le dedicò la villa acquistata in via dei Ponti Rossi a Napoli; si tratta di una delle ville storiche di Napoli che ha subito diversi rifacimenti prima di essere vincolata e tutelata come bene d'interesse artistico. La villa nacque come casa colonica dopo la Restaurazione per volontà del cardinale Giuseppe Firrao junior su un terreno donatogli da Giuseppe Bonaparte; successivamente passò alla famiglia Marulli d'Ascoli che vi realizzò il giardino all'inglese. Oggi Villa Walpole, circondata da un muro merlato e un torrino, col suo giardino che ha conservato l'aspetto originario, è una casa di riposo per anziani gestita dai Domenicani, succeduti all' Ordine di Malta nell’eredità lasciata da Ernesto Del Balzo a fini assistenziali.



PID: NAPP002850

Collocazione

Wordsworth, William

Wordsworth, William

Personale/collettivo: Personale

Codice: EL Ex libris

Descrizione

Cartiglio (sul contropiatto anteriore), con ex libris litografico (63x94 mm), in forma di stemma: tre campane disposte a triangolo rovesciato, due e una; caricato da una testa di antilope. Sotto il tutto cartiglio con il motto: VERITAS



 William Wordsworth (1770-1850), poeta inglese, principale esponente assieme a Samuel Taylor Coleridge del movimento romantico in Inghilterra.



I volumi sui quali compare l'ex libris di Wordsworth sono opere pubblicate dopo la morte del poeta, probabilmente apposti dal figlio che ne ereditò la biblioteca.

(Cfr.: Archivio dei Possessori, Biblioteca Nazionale Marciana)


PID: NAPP001145

Collocazione

Zigarelli_timbro

Zigarelli, Giuseppe

Personale/collettivo: Personale

Codice: TE Timbri di enti laici e persone

Descrizione

Zigarelli, GiuseppeGIUSEPPE ZIGARELLI, nacque ad Avellino il 17 luglio 1811, discendente di un'antica famiglia avellinese, primogenito del cav. Fiorentino, compiuti i primi studi seminaristi nella città, si laureò brillantemente a Napoli in Diritto Canonico e Civile. Intraprese la professione di avvocato nel foro del capoluogo Irpino, ponendosi sulle orme del padre, che era stato uno dei fondatori del consiglio dell’ordine forense, quando Avellino fu nominata capoluogo del Principato Ulteriore al posto di Montefusco (1806). Uomo di lettere e intellettuale tra i più importanti del suo tempo, Giuseppe Zigarelli,  con la sua professione e la passione per la letteratura classica e l'archeologia che lo portò a collezionare numerosissimi reperti di epoche diverse in un museo "domestico", diede lustro a tutta la provincia irpina e fu stimato anche a Napoli e a Roma dove ottenne molte onorificenze dalle attività governative, come la nomina a Cavaliere di Prima classe del Regio Ordine di Francesco I, e la Croce di Cavaliere di prima classe dell'Ordine Gerosolimitano del S. Sepolcro, da papa Pio IX. Fedele ai Borbone, ottenne diversi incarichi pubblici a partire dal 1834, quando fu nominato Ispettore per gli scavi di Antichità del Distretto di Avellino, Reggente delle Sottoprefetture di Ariano e di S. Angelo dei Lombardi e Sottointendente nel distretto di Gerace in Calabria. Coerente con il giuramento di fedeltà alla corona delle Due Sicilie, dopo l'unità d'Italia si dimise da tutte le cariche pubbliche, ritirandosi a vita privata; continuò comunque a  tutelare il patrimonio artistico di tutta la provincia Irpina e contemporaneamente si dedicò alla stesura della sua opera più importante, la Storia civile della città di Avellino. Morì a Napoli nel 1889, proprio durante la pubblicazione di quest'opera. Per disposizione testamentaria lasciò la ricca biblioteca e la preziosa collezione di antichità al comune di Avellino allora con sede nel palazzo De Peruta.


(Massaro A., Stellato G., La collezione Zigarelli e la nascita del Museo Irpino, 2009)

(Spagnuolo E., Giuseppe Zigarelli: uno storico che denunziò l'invasione garibaldino-sabauda del Regno delle Due Sicilie, 2002)

(Onoranze funebri alla memoria del Cavaliere Giuseppe Zigarelli, in: Giuseppe Zigarelli, Storia civile della città di Avellino …, 1889)

(Pescatore G.,  La famiglia Zigarelli, dal sito: Avellinesi.it, a cura di Franco Festa e Pino Bartoli)

PID: NAPP000493

Collocazione

Zimarino, Ildefonso

Zimarino, Ildefonso

Personale/collettivo: Personale

Codice: TP Note, dedica, postille e note di possesso manoscritte

Descrizione

Nota manoscritta (sul frontespizio): D. Ildefonso Zimarino-monaco della Badia di Montevergine

Giulio Zimarino di Pasquale - Casalbordino 1 Febbraio 87



ZIMARZimarino, IldefonsoINO ILDEFONSO, nome secolare Giulio, nacque l'8 aprile 1874.

• 1888 - vestizione come alunno

• 1893 - vestizione noviziale

• 1894 - servizio militare

• 1896 - professione semplice

• 1898 - professione solenne

• 1900 - sacerdozio

• 1918 - è nominato aiuto cappellano  ed è trasferito a Salerno dove esercita il suo ministero nell'Ospedale di riserva della città

• 1919 - è nominato vicario generale, poi maestro dei novizi e lettore del Seminario

• 1920-1924 - direttore della rivista Il Santuario di Montevergine

• 1945 - muore il 20 ottobre



PID: NAPP001485

Collocazione