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Gennaio-febbraio

Pagina curata da Lucia Palmisano
(Recensioni di B. Corcione, D. D. De Falco, L. Palmisano, T. Romano, S.Tirri)

San Trifone MartireCOLLOCAZIONE: E 074 109

*San Trifone martire : una parrocchia in cammino : in occasione della seconda visita pastorale di S. E. Felice di Molfetta, 10-13 ottobre 2013. - Cerignola : Parrocchia San Trifone Martire, 2013 ( San Ferdinando di Puglia : Litografica '92 ). - 79 p., ill. ; 24 cm.

Composto in occasione della seconda visita pastorale di S.E. mons. Felice di Molfetta, vescovo della diocesi di Cerignola-Ascoli Satriano, tenutasi nei giorni 10-13 ottobre 2013, questo libro nasce con lo scopo di illustrare la storia di una “giovane” parrocchia, quella di San Trifone martire a Cerignola, nata negli anni ottanta del ‘900. Ospitata in un quartiere residenziale di recente formazione, siamo negli anni settanta, la parrocchia vede la luce proprio a causa dell’esigenza delle famiglie del luogo di riunirsi almeno di domenica per ascoltare la Parola del Signore. Viene quindi riportato il decreto del 23 novembre 1980 con il quale il vescovo mons. Mario di Lieto istituisce giuridicamente la parrocchia con sede in una precedente chiesa; segue poi la documentazione riferita alla costruzione della nuova Chiesa ed infine vengono riportate le notizie relative alla vita della comunità, con l’elenco dei parroci succedutisi e delle attività svolte. In appendice un “Compendio della vita e martirio del glorioso martire San Trifone martire di Cerignola” del 1907.

(TR)

 


COLLOCAZIONE: F 066 362Le seicentine della Biblioteca Diocesana Pio XII

Le *seicentine della Biblioteca diocesana Pio 12. di Teggiano / catalogo a cura di Giovanna Cappelli e Patrizia Ianniello ; con un saggio di Giuseppina Zappella. -[Teggiano] : Biblioteca Pio XII, Diocesi di Teggiano-Policastro, 2013. -  399 p. : ill. ; 25 cm.

Dopo soli 12 mesi dalla pubblicazione del Catalogo delle Cinquecentine presenti nella Biblioteca Diocesana di Teggiano, vede la luce questo nuovo Catalogo, dedicato alle edizioni del 17. secolo,  frutto del lavoro e dell’esperienza di Giovanna Cappelli e Patrizia Ianniello, che rivela un’altra parte del patrimonio librario custodito tra le mura dell’antico seminario di Teggiano e mostra nello stesso tempo quelli che erano gli interessi culturali coltivati nel Seicento nella vasta diocesi caputaquense. Il catalogo non è destinato solo agli studiosi del settore ma anche a chi non possiede competenze nel campo del libro antico ed è semplicemente affascinato dal lavoro minuzioso di raccolta e descrizione di questi antichi esemplari; all’interno sono descritte le 117 edizioni del Seicento attualmente conservate presso la biblioteca, per un totale di 94 schede catalografiche, seguite da un repertorio iconografico. Molto interessanti i saggi che aprono il catalogo; il primo è della professoressa Zappella e descrive la funzione dell’immagine sacra nel libro del Seicento; il secondo, che ha come tema la storiografia del Vallo di Diano nello stesso secolo, nasce dalla penna del professore Arturo Didier, frequentatore assiduo della Biblioteca e profondo conoscitore del suo patrimonio.

(TR)


COLLOCAZIONE: F 066 366

Presenza Benedettina Verginiana in Campania*Presenza benedettina verginiana in Campania / a cura di Ernesto Rascato. - Aversa : Abbazia San Lorenzo Fuori le Mura, 2013. - 172 p. : ill. ; 24 cm

Questo volume, che vede la luce all’interno della collana Fonti e Studi dell’Archivio Storico Diocesano di Aversa, raccoglie i risultati del convegno tenutosi nell’Abbazia di San Lorenzo fuori le Mura il 16 aprile 2013 sulla “Presenza Benedettina Verginiana in Campania” con la mostra documentaria ed artistica sull’”Itinerario storico-artistico di Montevergine nel Territorio aversano”, realizzata dall’Ufficio Diocesano per i Beni Culturali Ecclesiastici di Aversa in sinergia con la Biblioteca Statale di Montevergine.  Il testo, attraverso una documentazione storico-fotografica degli insediamenti verginiani nati nella regione sulle orme di san Guglielmo, fondatore dell’Ordine, offre ai cultori e agli studiosi un percorso di testimonianze di fede, storia e arte iconografica della devozione mariana virginiana sul territorio. Esso si articola in tre sezioni. La prima sezione offre al lettore le coordinate storico-artistiche della presenza monastica in Campania, la seconda offre un suggestivo itinerario attraverso la rete degli insediamenti verginiani articolato in schede descrittive; la terza sezione ci accompagna lungo l’itinerario storico,artistico con il piccolo catalogo illustrato della mostra.

(TR) 


COLLOCAZIONE  P 078 017

*Michele Morelli! Chi era costui? : rivisitazione storica della figura del primo martire del RisorgimentoAssisi Imperio_Michele Morelli italiano / Imperio Assisi. - [S.l. : s.n.], 2013 (Vibo Valentia : Gambardella  grafica&stampa). - 207 p. : ill. ; 30 cm ((Sul frontespizio: Contributo per i 150 anni dell'Unità d'Italia e il bicentenario di Michele Morelli

Imperio Assisi, nato a Vibo Valentia,  già dirigente scolastico e direttore di alcune riviste locali, dà alle stampe, sul finire del 2013, un’apprezzabile pubblicazione incentrata sulla figura di un suo conterraneo, il patriota e militare dell'esercito del Regno delle Due Sicilie: Michele Morelli. Il libro, stampato dalla Gambardella grafica&stampa, strutturato in 30 capitoli, ai quali segue una ricchissima appendice fotografica, si inserisce nelle commemorazioni  dei  150 anni dell’Unità d’Italia e del bicentenario di Michele Morelli. Nelle 207 pagine  l’autore racconta e celebra l’operato e  la figura storica del Morelli, che insieme a quelle di altri patrioti, è caduta nell’oblio e nell’indifferenza più totale. Suo scopo  è quello di “riportare in vita” il coraggio, le virtù e gli onori di quest’uomo e rendere il suo ricordo indelebile e imperituro. Come dice l’avvocato Domenico Sorace, che ha curato la prefazione, “ricordare quegli eventi, ricordare quegli uomini, le loro visioni, la loro lezione, come fa Imperio Assisi, è più che un dovere. È il segno di una dimensione memoriale profetica ancora presente. Essa, se correttamente orientata, ci aiuterà a lasciare le rapide della paura e dell’indifferenza, per consegnarci ai fragori etici e civici ereditati dagli eroi del Risorgimento, su tutti da Michele Morelli, primo tra i ribelli italiani”.

(ST)


Miscia Michele_Oltre lo StammlagerCOLLOCAZIONE E 073.380

*Oltre lo Stammlager 18. A : storia di un reduce / Michele Miscia. - Grottaminarda : Delta 3, 2013. - 111 p. : ill. ; 22 cm

Michele Miscia, scrittore e direttore della Delta3 edizioni di Grottaminarda, pubblica nell’ottobre del 2013 Oltre lo stammlager XVIII A : storia di un reduce. L’idea di ripercorrere la storia del caporale irpino, Angelo Marra, nasce dal ritrovamento, da parte del figlio Antonio, di un diario nascosto in una scatola di biscotti e dal desiderio di omaggiare il padre insignito lo scorso 2 giugno della medaglia d’oro del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Ricompone i frammenti di questa vita il direttore della Delta3 edizioni che, con stile diretto e asciutto, mette in evidenza i disagi, le povertà, le privazioni e le sofferenze vissuti dal protagonista durante gli anni delle due Guerre.  Il racconto è testimonianza ma anche momento di riflessione sulla tragicità di quegli eventi e sul sacrificio di quanti hanno dovuto rinunciare ed accantonare i propri sogni per contribuire alla nascita di un paese migliore.

 

 (ST)


COLLOCAZIONE E 074 110

I *Leoni del Monte Terminio : dalla rivoluzione napoletana del 1799 ai moti carbonari del 1820-1821 : processi, De Biase Ottaviano_I leoni del monte Terminiofaide politiche, vicende amministrative / Ottaviano De Biase. - Avellino : Il Terebinto, 2013. - 174 p. ; 24 cm

Il noto storico dell’Alta Valle del Sabato, Ottaviano De Biase, pubblica la sua ultima opera “I *Leoni del Monte Terminio : dalla rivoluzione napoletana del 1799 ai moti carbonari del 1820-1821 : processi, faide politiche, vicende amministrative” per conto delle edizioni Il terebinto di Avellino; la stampa è affidata alla tipografia Gutenberg di Fisciano (SA). Il volume presenta come ambientazione storica la Serino della fine del XVIII secolo e inizio XIX quando, in tutta Italia, serpeggiavano società segrete al fine di sovvertire l'ordine conservatore costituito con la Restaurazione. Le idee di libertà, uguaglianza e fratellanza transalpine  fecero da volano alle riforme liberali che si andarono  a diffondere in tutta Europa. Partendo da un contesto storico nazionale, l’autore illustra il ruolo e il peso politico che la terra natale e i paesi limitrofi hanno svolto sia durante la rivoluzione partenopea del 1799 e sia  durante  la Rivoluzione Costituzionale del 1820, soffermandosi su quelle figure su cui  nulla o quasi è stato scritto, e delle quali invece il De Biase ricostruisce attentamente le radici familiari e il contesto umano e sociale. Attraverso lo studio e l’analisi dei documenti che lo storico ha avuto modo di consultare presso gli archivi pubblici e privati, si evidenzia quanto questo bisogno di libertà e di partecipazione, agli inizi del XIX, fosse molto sentito nelle terre serinesi. Uomini e famiglie intere di estrazione sociale diversa si adunavano presso la Vendita I leoni del Monte Terminio (da qui il titolo del volume), istituita nella sconsacrata chiesa di Santa Caterina, ubicata alla frazione San Biagio di Serino, nel nome di una nuova Italia la cui unificazione nazionale fu raggiunta a distanza di circa 40 anni, nel marzo del 1861.

 

(ST)


COLLOCAZIONE F 066 364(3

 

Vol. 3: *Provincia di Avellino / Simon Pocock. .- Naples : Three Mice Books, 2013. - 589 p. : ill. ; 24 cm 

Pocock Simon_Campania 1943Campania 1943: enciclopedia della memoria è un’opera in sette volumi dell’inglese di nascita ma napoletano di adozione, Simon Pocock, che, conseguiti i titoli di laurea e PhD a Londra, si trasferisce a Napoli dove ha avuto modo di ricoprire varie mansioni al British Council ed insegnare lingua inglese in diverse scuole e università campane. In seguito alla lettura casuale di un libro che aveva come argomento la battaglia di Montelungo nel dicembre del 1943, lo scrittore inglese si è sentito in dovere di occuparsi della storia della Campania in quel drammatico anno. Il lavoro di ricerca e di documentazione, iniziato circa tredici anni fa, vede i suoi primi frutti nel 2009 con la pubblicazione del volume secondo: Provincia di Napoli  suddiviso in parte prima e parte seconda e, a distanza di quattro anni, del volume terzo: Provincia di Avellino. Sono in preparazione o di prossima pubblicazione gli altri tomi: (I) Provincia di Salerno, (II, p. 3.) Città di Napoli, (IV) Provincia di Benevento,(V) la Provincia di Caserta. L’intera raccolta è edita dai Three Mice Books, fondata dallo stesso Pocock nella città partenopea. Partendo da testimonianze cartacee e interviste o colloqui con gente sopravvissuta e storici locali, lo scrittore “riscrive” l’anno più critico nella storia italiana contemporanea, arricchendo episodi già noti con nuove scoperte. Lo scrittore si auspica che questa raccolta, che raccoglie gli eventi riguardanti la vita civile e la storia militare in tutti i comuni della Campania nel 1943, “possa aiutare a stimolare nei singoli comuni e nelle loro frazioni un ulteriore impulso verso la raccolta più dettagliata dei ricordi e delle memorie della generazione della guerra, operazione finora  spezzettata e limitata a pochi comuni al di fuori dei grandi centri abitati.”  

(ST)


COLLOCAZIONE  A 007 049

I *Gesualdo nella storia e nelle genealogie del Regno : un viaggio tra i Feudi e i Feudatari dell'Irpinia / Armando Montefusco ; grafica ed impaginazione a cura di Geppino Del Sorbo - [S.l. : s.n.], 2013 (Lioni ; Nusco : Rotostampa) 2 vol. 832 pag. : ill. ; 29 cm.

Montefusco A._I Gesualdo nella storia 2Montefusco A_I Gesualdo nella storia 1La ragione che ha spinto Armando Montefusco  a compiere una ricostruzione storica per documentare la genealogia della famiglia Gesualdo, come lui stesso ci spiega, sta nel fatto che è l’unica tra le grandi famiglie del Mezzogiorno d’Italia a nascere,  svilupparsi e risiedere costantemente in Irpinia tramite i due rami di Conza e Pescopagano, a differenza di altre famiglie importanti per la storia feudale del nostro territorio che solitamente hanno un’origine napoletana. L’opera è divisa in due volumi: il primo tratta la storia del casato dei Gesualdo dagli inizi fino all’estinzione sia del ramo principale che di quello minore per un lasso di tempo di circa sette secoli, il secondo parla dei maggiori feudatari irpini imparentati con le grandi famiglie regnanti d’Italia e d’Europa come i Borromeo, gli Este, i Medici, i Ludovisi. Il capostipite della famiglia è Guglielmo, figlio illegittimo di Ruggiero Borsa che è fratello di Roberto il Guiscardo. I Gesualdo hanno ruoli di comando sia, ovviamente, per tutta la fase del dominio normanno, sia per le fasi successive degli altri dominatori succeduti (svevi, angioini, aragonesi, spagnoli) e sono baroni gelosi dei loro privilegi. Il personaggio più famoso tra essi è, ovviamente, il musico Carlo Gesualdo (1566-1613) noto per il delitto d’onore compiuto verso la moglie e il suo amante ma, sicuramente, più importante per la traccia significativa che ha lasciato nella produzione musicale profana e sacra dell’epoca. Le notizie si fanno interessanti anche per la genealogia dei fedautari irpini minori, esposta attraverso medaglioni e storie biografiche particolari o anche luoghi caratteristici come il palazzo marchesale di Cervinara, pieno di simboli, sculture, bassorilievi esoterici che ci portano in un rinascimento fatto di magia o nel movimento proto-massonico dei rosacroce. L’impianto bibliografico dell’opera appare insolito e non sempre chiaro ma è sicuramente ricco di informazioni,  di curiosità, di suggerimenti preziosi accompagnati da un’ampia bibliografia di riferimento e da un’analisi rigorosa delle fonti. Un lungo e corposo lavoro di sicura utilità per chi voglia dedicarsi allo studio e alla conoscenza della storia di questa nobile famiglia.

(LP)


COLLOCAZIONE: E 074 129

*Tra il tiglio e il focolare : storie e figure del passato montefredanese / Italo Giordano. - [S.l. : s.n.], 2013 (Avellino : Iannone digitale). - 144 p. ; 21 cm ((Sul frontespizio: con il patrocinio della provincia di Avellino

Il contenuto di questo volumetto di Italo Giordano, già funzionario del Provveditorato agli Studi di Avellino, è Giordano_Tra il tiglio e il focolarechiarito dal sottotitolo,  storie e figure del passato montefredanese. Si tratta infatti di una appassionata e intrigante raccolta di 58 schede personali, corredate da foto, in cui l’autore traccia una breve profilo biografico di cittadini montefredanesi; l’elenco così comprende i podestà, molti parroci e sindaci, un sindaco mago, medici, insegnanti, gestori di bar paesani che, nella suggestione della memoria, son divenuti ben presto un mito, la cui eco è giunta finanche a noi, che con Montefredane abbiamo solo un vago rapporto. Molti di questi personaggi vengono citati anche con un soprannome, particolare  di importanza fondamentale, giacché (come crediamo accada in tutti i piccoli paesi, non solo in quelli in cui si percepisce un forte senso di appartenenza) queste persone venivano e vengono riconosciute e ricordate solo se le si chiama con quest’appellativo, a dispetto del loro vero nome. Al di là dunque di un aspetto simpaticamente folcloristico, l’aver, da parte di Giordano, specificato anche il soprannome nelle schede ha il compito pratico di un riconoscimento sicuro della persona, senza possibilità d’equivoco. Così Angiluccio ‘e Peppo’e Prata, o Rimigio ù Pustieri, Amato ù Francese marito r’e Erminia, zì Pillirino à guardia, Peppina ‘a crapara, sono soltanto alcuni di questi soprannomi che i montefredanesi (residenti o emigrati) che hanno il privilegio della memoria personale e collettiva, si sforzano in qualche modo di tramandare ai più giovani. A mo’ di premessa, una scheda preliminare è dedicata al tiglio del titolo, la cui presenza nella piazza di Montefredane per un secolo si deve a un divertente episodio avvenuto nel 1890, quando un cittadino del paese, recatosi in comune per una certificazione anagrafica, legò la sua giumenta a una giovane pianta molto vicina alla casa comunale; «… la bestia alquanto affamata, sommerse di avidi morsi la tenera corteccia del giovane alberello fino a distruggerlo», sicché il suo proprietario fu obbligato a piantare una pianta di tiglio, quella poi cresciuta e vissuta per oltre un secolo (per inciso, questa persona divenne poi sindaco di Montefredane).  In chiusura del volume Giordano riporta altre 6 schede, dedicate rispettivamente a La Zeza di Montefredane, alla Carovana (compagnie di viaggiatori o mercanti), ai Comitati feste patronali, ai Devoti e benefattori di Montefredane, alla Banda piccola (così definita perché composta solo di 4 elementi) e alle Congreghe di Montefredane. Chiude infine il volume un commosso tributo alla mamma dell’autore, 105 anni di fede, di amore, di storia.

(DDF)


COLLOCAZIONE: F 066 371

L'*acquerello in verdaccio / Vito De Nicola. - Arezzo : Zona, 2013. - 152 p. ; 21 cm.

Il sottotitolo de L’acquerello in verdaccio, romanzo, presente tra l’altro solo in copertina e non anche sul De Nicola_Acquerellofrontespizio, non rende, secondo noi, pienamente giustizia al libro di Vito De Nicola. Perché L’acquerello in verdaccio non è soltanto un romanzo, per alcune considerazioni di ordine “tecnico” che, noi che non siamo critici letterari, proviamo ad esporre con tutte le cautele del caso. Un romanzo, per quanto articolato e complesso, prevede e sviluppa una trama che, rispettando più o meno i canoni del genere, viene enunciata, evolve con pochi o tanti tratti, compresi anche colpi di scena, e poi trova in qualche modo la sua soluzione. Ne L’acquerello di De Nicola, invece, l‘inizio sembra quello di un “vero” romanzo con un giovane studente universitario fiorentino, Filippo, che s’imbatte in una stampa quasi celata all’interno di una busta contenente diversi documenti, offerta in vendita da uno “svogliato venditore di anticaglie” al mercatino antiquario che si tiene nella villa comunale di Orbetello (Toscana, oh cara!). Nel secondo capitolo fa la sua comparsa Viola, giovane storica dell’arte, che fa proprio il punto di vista dell’autore e che ipotizza che la stampa acquistata da Filippo e poi –tramite un misterioso intermediario- incautamente ceduta per pochi soldi a una casa d’aste, possa vantare in realtà un’attribuzione prestigiosissima. Poiché la storia si svolge nel 2009, c’è anche una breve puntata a L’Aquila, che ha subìto il terremoto del 6 aprile. Fin qui siamo entro i canoni del romanzo; ma è da ora in poi che il lavoro di De Nicola assume tutt’altra connotazione e la sua scrittura scavalca i generi letterari, per smettere di essere solo romanzo e diventare anche saggio, storico e artistico, e infine cronistoria. Incominciano a incrociarsi gli eventi e i ritrovamenti, che portano fatalmente alla badia di Santa Maria in Elce, in Irpinia (che in quanto a terremoti ne ricorda diversi), in territorio di Calitri, e che occuperà per intero il lungo quinto capitolo, L’incendio del casale di Santa Maria in Elce, anche se il volume non ha una formale divisione in capitoli. In questa parte centrale del libro la scrittura di De Nicola diviene ancora più decisa, più convinta; per la verità, convinta, convincente e sicura lo è sin dall’inizio, per questo tra l’altro ci permettiamo di esprimere qualche riserva, anch’essa tecnica, su un uso forse un po’ ridondante dei frequenti puntini sospensivi, appunto perché la trama narrativa è esplicita e perentoria, non tace né sottintende nulla. Ad ogni modo, in questo capitolo viene narrata la vicenda di Giannyna che si intreccia con quella della badia di Santa Maria in Elce nella parte in cui viene narrata la vita e la fine della dipendenza benedettina  e dove viene citato anche Montevergine e la ricostruzione (ormai superata) delle circostanze che portarono all’esecuzione del famoso quadro della Madonna di Montevergine, e infine il palazzo del Loreto dove «vi era un famoso deposito di scritture e documenti» (qui notiamo incidentalmente che l’attuale palazzo del Loreto fu costruito un secolo dopo il viaggio di Giannyna verso Napoli e solo dopo il 1750 i monaci cominceranno a trasferirvi i documenti fino allora custoditi a Montevergine). Insieme con Giannyna lascia la terra natia il giovane fratello di lei, Lynhardo, che segue la sorella a Napoli, dove lei diviene per un breve periodo l’amante di Caravaggio il quale, in fuga da Roma dov’era stato costretto ad essere assassino, è in attesa di imbarcarsi per Malta. Giannyna riceve in dono da “Michel A.” un acquerello che lei conserva gelosamente, fino a donarlo a sua volta al fratello quando entrambi partono alla volta di Milano, da dove poi Lynhardo si sposterà a Venezia e infine e Candia dove eserciterà diversi mestieri, mettendo a frutto le conoscenze acquisite durante il breve periodo napoletano trascorso a fianco di Caravaggio. Qui la storia, sempre raccontata da Viola, subisce un’accelerazione fino ad arrivare ai pronipoti di Lynhardo approdati infine a Calytri, attraverso più o meno lunghi periodi di residenza in diverse cittadine della Puglia. Viola, siamo ormai alla fine della storia, riceve per posta una busta contenente l’acquerello, che dovrebbe essere niente altro che lo schizzo preparatorio del famoso Martirio di Sant’Orsola (se ne può ammirare sulla copertina del libro una personale interpretazione di De Nicola, Acquerello in tinta verde).

Come è necessario con i libri che si studiano, anche con L’acquerello in verdaccio di Vito De Nicola si avverte la necessità, quando si è arrivati in fondo con la lettura, di rileggerne delle parti perché l’impianto narrativo complesso e lo svolgersi di una trama così articolata e avvincente costringono a un ripasso di intere parti, interi capitoli, e si comprende come anche vicende storiche abbastanza note sono esposte attraverso la mediazione dell’estro narrativo, dunque tenendo costantemente desta l’attenzione del lettore.

Vito De Nicola, architetto, è un funzionario della Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici di Salerno e Avellino, la cui sede di Avellino si trova nel complesso monumentale del Carcere Borbonico, anch’esso nel romanzo citato da Viola quale sua sede di lavoro. Antonella Cucciniello, funzionario storico dell'arte della stessa Soprintendenza, ha curato la revisione editoriale, che è sempre attività impegnativa e a volte ingrata, dal momento non è mai facile esercitare il potere del labor limae senza il dubbio di tagliare parti significative e indispensabili.

(DDF)


COLLOCAZIONE    E 073 118 (36

TragendeTRAGENDE : un fiore tra la cenere / a cura di Donatella De Bartolomeis . - Manocalzati (AV) : Edizioni il Papavero, 2014.  - 34 p. ;  25 cm.

 

Tragende, presentato al pubblico nel giorno della memoria, prende il titolo dalla scultura di Will Lammert posta nel campo di Ravensbruch. Protagonisti sono Rachele, deportata 16 ottobre 1943 nel campo di concentramento per solo donne di Ravensbruch, e Konrad soldato tedesco assistente di Carl Clauberg  medico delle SS. Rachele dopo la liberazione, torna a Roma, ritrova la piccola Ruth abbandonata dai genitori per salvarla della deportazione, cresce con grande amore la figlia di Ruth: Anna; alla ragazza Rachele, colta da una febbre che la stava conducendo alla morte, rivela il suo passato pregandola di non nutrire odio ma di saper perdonare. Odio produce altro odio; la vita è amore. Lei aveva perdonato il soldato tedesco che, ricevuto l’ ordine di portare al forno crematorio tutte le donne ancora in vita prima dell’arrivo delle truppe sovietiche, credendola ormai morta per le atrocità a cui era stata sottoposta, l’ aveva abbandonata salvandole la vita. In punto di morte chiede ad Anna di andare a visitare il campo di prigionia di Ravensbruch. Konrad,  al termine della guerra, si stabilisce a Roma, qui vive la sua esistenza portando nel cuore il dolore delle atrocità commesse. Il ricordo di tutte queste nefandezze gli tolgono il desiderio di vivere, il nipote  Corrado pensa di andare a Ravensbruch per capire di quale atrocità si colpevolizza il nonno.   Per caso i due giovani si incontrano sotto la scultura Tragende , Corrado scopre che Anna è stata cresciuta da quella donna il cui ricordo  distrugge il cuore del nonno. Fanno ritorno a Roma, Anna tranquillizza Konrad dicendogli che Rachele l’aveva già perdonato. Il vecchio soldato decide di pagare il suo conto verso l’umanità e si costituisce al tribunale per i crimini di guerra. Racconto che nonostante le nefandezze descritte dà una grande serenità e un messaggio di amore verso il prossimo.

(BC) 

 


COLLOCAZIONE    E 073 118 (38

Salvo D’Acquisto : le interviste di Maria Ianniciello. – Manocalzati (AV) : Il Papavero, 2013. – 27 p. ; 25 cm.

La giornalista Maria Ianniciello presenta  l’opuscolo su Salvo D’Acquisto e l’intervista al prof.  AlessandroSalvo D'Acquisto D’Acquisto,  fratello di Salvo, il 25 maggio 2013 in occasione della IV edizione della Fiera del Libro curata dalle edizioni il Papavero e svolta presso la Dogana Dei Grani di Atripalda.

La giornalista traccia una seppur breve biografia dell’eroico Salvo. Nato a Napoli nel 1920, vissuto in una pia famiglia e allevato principalmente dalla nonna Erminia che gli aveva trasmesso i valori della tradizione cattolica, l’onore, l’onestà l’amore per il prossimo, frequenta il Corso per Allievi Sottoufficiali Carabinieri Reali a Firenze, lo supera brillantemente, nel 1942 dopo la nomina a vicebrigadiere gli viene assegnata la località di campagna Torrimpietra, nel comune di Fiumicino. Il 22 settembre del 1943  al secondo piano dell’ antica Torre di Polidoro, occupata dai tedeschi, si verificò una terribile esplosione che ferì gravemente due militari tedeschi e uccise un giovane soldato. L’ordine fu perentorio o si trovava il colpevole o 22 uomini  sarebbero stati fucilati. Salvo, dopo aver cercato di chiarire che era stata una pura fatalità, si accusa dell’esplosione e viene fucilato, salvando con il suo gesto 22 vite. L’intervista con Alessandro è molto fluida e piacevole. Il professore  accoglie la giornalista nella sua casa a Napoli e risponde con pacatezza alle sue domande. Ricorda Salvo come un fratello protettivo, saggio e buono. Questi suoi sentimenti di altruismo e fedeltà alla divisa che indossava si ritrovano nelle lettere scritte da Salvo e consegnate al padre dopo la sua morte; morte  di cui venne a conoscenza ben l’anno successivo in modo molto fortuito da un cugino della moglie che viveva a Roma. Alessandro continua la sua intervista affermando di aver conosciuto i 22 uomini salvati dal fratello, anzi avevano fissata una data convenzionale  per rincontrarsi e bere qualche cosa insieme. Conclude rispondendo alla giornalista che  dei tre film sul fratello non lo ha soddisfatto quello interpretato da Fiorello semplicemente perché non ha raccontato fedelmente la vita del fratello.

(BC)

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