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La *Maestà di Montevergine : storia e restauro / a cura di Francesco Gandolfo e Giuseppe Muollo - Roma : Artemide, 2014 - 229 p. : ill. in gran parte color. ; 28 cm - Atti del convegno di studi tenuto a Mercogliano (AV), Abbazia di Loreto, 7-8 giugno 2013.

Gandolfo_ La maesta

Il restauro dell’icona della Maestà di Montevergine, iniziato il 25 giugno 2009 e completato il 25 giugno 2012 con la ricollocazione dell’opera nella cappella angioina, sua sede originaria, è la ragione per cui l’Abbazia di Montevergine in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici di Salerno e Avellino e la Biblioteca Statale di Montevergine, ha organizzato il convegno: “La Maestà di Montevergine. Storia e Restauro”, svoltosi a Mercogliano nel Palazzo Abbaziale di Loreto, nei giorni 7 e 8 giugno 2013, di cui il libro pubblica gli atti. Montano d’Arezzo pittore vicino alla corte reale di Napoli fu incaricato, sul finire dell XIII secolo, di eseguire l’icona della Maestà da Filippo d’Angiò, principe di Taranto e fratello del re Roberto. L’esecuzione della tavola fu dovuta alle preghiere di intercessione rivolte dai d’Angiò alla Madonna in seguito alla disfatta navale del 5 giugno 1284, in cui fu fatto prigioniero dagli Aragonesi il figlio di Carlo d’Angiò: il futuro re Carlo II. Gli imponenti lavori al santuario intrapresi dai d’Angiò dopo la sua liberazione furono la testimonianza della gratitudine dei reali verso la Madonna. L’incendio del 1611 ed il crollo del 1629 costrinsero tuttavia a modificare la cappella suddetta, che assunse l’aspetto barocco attuale sotto l’abbaziato di Pietro Danuscio prima, e di Gian Giacomo Giordano poi, su progetto dell’architetto napoletano Giovan Giacomo Conforto. Nel 1947 s’iniziò a costruire la nuova chiesa, su progetto dall’architetto Florestano di Fausto, ultimata nei primi anni Sessanta e, il dipinto della Maestà, restaurato nei laboratori del Museo di Capodimonte fu collocato nel 1961 al di sopra dell’altare monumentale. Il nuovo edificio rispondeva alle esigenze della Comunità Verginiana di disporre di una più ampia capacità ricettiva per ospitare la folla di pellegrini che, da secoli, si recava supplice al Santuario di Montevergine per ottenere l’intercessione della Madonna, ed era diventata sempre più numerosa grazie, anche, alla costruzione della strada carrozzabile. La tavola fu così collocata sull’altare maggiore, a circa 15 m. dal piano di calpestio, tale risistemazione si è rivelata però deludente dal punto di vista cultuale e devozionale, soprattutto per la grande distanza che separava il pellegrino dall’oggetto di venerazione. La Soprintendenza ha, pertanto, accettato la proposta del Capitolo Abbaziale di riposizionamento dell’opera nella sede originaria, in considerazione del fatto che lo sradicamento della tavola dal contesto per il quale era stata ideata, sotto il profilo metodologico e della conservazione, risultava non idoneo ai fini della tutela e della valorizzazione del bene. L’autorizzazione è stata però subordinata all’elaborazione di un articolato progetto di studio e di ricerca che si rendiconta in questo libro, e che ha coinvolto figure di alto profilo professionale, che si sono avvalse di esami tecnico scientifici propedeutici allo spostamento della icona. Le indagini sono state eseguite in modo non invasivo e non distruttivo al fine di verificare e di analizzare con i dati acquisiti lo stato di salute della tavola dipinta, in considerazione del fatto che, da oltre cinquant’anni non era stato effettuato nessun controllo sul dipinto, collocato in un alloggiamento in cemento armato nella chiesa nuova.

(LP)