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Io non mi vendo / Vincenzo Fiore.  - Atripalda (AV) : Mephite, 2013. - Atripalda (AV) : Mephite, 2013. - 141 p. ; 20 cm.

Fiore_io non mi vendo

Io non mi vendo è un libro che  mette a nudo tutta una vita, i sentimenti, le aspettative andate deluse, gli errori, l’avvilimento di una gioventù ai margini. Vincenzo vive una fanciullezza infelice soprattutto a causa di un  padre-padrone cattivo, dispotico, aggressivo, ma che lui comunque ama: “Nonostante tutto, volevo bene a mio padre, avevo innescato un atteggiamento di difesa e, ogni qual volta lui diventava violento, dimenticavo chi fosse”; un padre  che odiando la sua famiglia di origine riversava sulla moglie tutto il suo rancore. Vincenzo cerca di superare questa infelicità  fatta di urla e di litigi, contraddistinta dalle continue delusioni e false amicizie. L’adolescenza è vissuta anch’essa in modo traumatico: compagni di classe nuovi, gelosie morbose, il primo innamoramento tra i banchi scolastici andato in fumo, i continui litigi familiari, l’umiliazione di vedere la propria mamma massacrata dalla furente rabbia del padre. Una vita fatta di falsi sorrisi, di finzioni, unica certezza l’affetto verso quel genitore così volubile, a volte amico a volte cattivo e ironico. Pieno di rabbia, cerca la propria sicurezza e autostima nell’alcool e nella droga, in innamoramenti giovanili, che lo allontanano dai buoni principi e dalla scuola. Le brutte compagnie lo portano a conoscere delinquenti, a contrarre debiti, ad essere espulso. Vincenzo si sente inutile, disprezza questo suo declino mentale ma allo stesso tempo cerca la sregolatezza fino a quando scopre che tutto il suo sapere si regge su false conoscenze e consuetudini, abbandona tutto e si dedica alle letture dei classici e dei filosofi. Il suo modo di vedere e sentire cambia, la sua maturazione è supportata da certezze, riesce a superare la morte del padre avvenuta quando aveva solo diciassette anni, morte sopraggiunta quando quest’ultimo, abbandonato dalla famiglia, aveva cominciato a manifestare il proprio modo di amare, comprende ma non accetta né le meschinità della vita né i compromessi. Infatti il titolo del libro prende spunto da un incontro con una donna ceca che per problemi economici la sera si prostituisce. Vincenzo è incantato dalla bellezza di questa donna, si apparta con lei, non per fare sesso ma per capire come e perché faccia quel tipo di mestiere; la giovane donna gli fa presente che si vende per aiutare economicamente la sua famiglia e alla domanda: “Non ti sei mai venduto per migliorarla”? Vincenzo risponde: “Io non mi vendo”.

(BC)