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Il *confine dell'oblio / Franco Festa. - Atripalda (Av) : Mephite, 2015. - 259 p. ; 20 cm

Festa_Il confine delloblio

In un articolo pubblicato qualche tempo fa sulle pagine avellinesi de «Il Mattino»  Franco Festa rifletteva su eventuali rischi connessi alla serialità nelle opere narrative. Pensava, è chiaro, al suo commissario Mario Melillo, ma anche ad altri famosi investigatori usciti dalle penne di altrettanto bravi scrittori. L’argomentazione di Festa era semplice e molto fondata: non si rischia di appiattire la narrazione se il protagonista è sempre lo stesso? Non è possibile che ciò che nelle prime uscite editoriali con quel protagonista era affetto, rischi di trasformarsi in lieve disaffezione al personaggio? Non saremo certo noi ad aver la pretesa di dire una parola definitiva sulla questione, che è molto complessa, però qualcosa vogliamo aggiungere, anche dopo la lettura dell’ultima avventura di Melillo.

Il rischio di incorrere nella noia quando alla cifra di una serie di romanzi si associa la serialità, esiste. Tuttavia, devono anche essere messe in campo delle cure, dei rimedi, per poter tenere desta l’attenzione del lettore. Ed è qui che si misura la differenza tra un romanzo destinato a durare il breve spazio d’un mattino e quello che invece avrà sicuramente vita più lunga. Per sgombrare subito il campo, diciamo che a nostro modo di vedere il commissario Melillo ha in sé, quasi in maniera autonoma come personaggio di finzione e quindi anche al di là delle intenzioni del suo autore, almeno un paio di questi rimedi che ne fanno una presenza affettuosa, una persona cara, un amico per una sempre più ampia schiera di lettori.

Uno è sicuramente il suo legame con la città di Avellino, che è forte, radicato, appassionato pur se vissuto senza apparenti eccessi. Si ha quasi il sospetto (benevolo, s’intende) che Franco Festa abbia utilizzato la figura di Melillo solo per scrivere di Avellino: sia questo vero o no, o si tratti di una nostra fantasia, quel che è certo è che il carattere della serialità nei romanzi con protagonista Mario Melillo è non solo un elemento che non disturba, ma addirittura diviene funzionale e quindi necessario al plot narrativo, e questo è tanto più vero non soltanto per chi conosce (e ama, nonostante tutto) la città, ma anche per quei lettori che vivono altrove e che magari non avevano alcuna conoscenza di Avellino, né di Franco Festa, né del suo Melillo.

Un altro rimedio al rischio di noia della serialità è l’atteggiamento che ha Melillo, che è per la verità abbastanza facilmente riscontrabile in altri più e meno noti investigatori protagonisti dello stesso genere letterario, pensiamo per esempio a Ricciardi, a Adamsberg, a Rocco Schiavone, forse meno alla Petra Delicado…, insomma una sorta di disincantata arrendevolezza di fronte alle tante cose “storte”, che poi ognuno elabora a modo proprio: quello di Mario Melillo ci sembra il modo che più induce alla simpatia e alla complicità.

Il confine dell’oblio è l’ultimo (per ora) romanzo con protagonista Melillo. D’altra parte, poiché era già chiaro sin da primi volumi pubblicati da Franco Festa che si sarebbe trattato di una serie cronologica, siamo qui giunti alla fase in cui il commissario è alle soglie della pensione, combattuto tra la tentazione di scivolare in un limbo d’innocua attesa per l’ormai prossimo abbandono del lavoro e la voglia invece di continuare a “combattere”. Siamo negli anni ’80, c’è stato il terremoto del 23 novembre e fa la sua comparsa anche la fotografa americana Francesca Woodman, trasfigurata nell'omonimo personaggio del romanzo.

Non semplicemente sullo "sfondo", ma quale co-protagonista, la città, Avellino, di cui sempre più a fatica si ricorda un passato non necessariamente nostalgico, ma sicuramente più genuino. Alla fine prevale in Melillo l'animo combattivo e lui si dà molto da fare per riaffermare la verità e risolvere l'ennesimo caso ingarbugliato.

Molto ci è piaciuta anche la dedica che compare in incipit, che trascriviamo per intero: «A mio padre Carmine, che guidava il pullman e a mia nonna Annarella, che vendeva verdura per strada. Fiero di loro».

(DDF)